Tutti i racconti – Ellery Queen

Ellery Queen
Tutti i racconti
Mondadori, 2022
Traduzione varie
Recensione di Patrizia Debicke

È un compito titanico quello di scrivere una recensione sulla splendida raccolta Tutti i racconti di Ellery Queen, egregiamente introdotta da Carlo Lucarelli, ricca di approfondimenti che non mancheranno di incuriosire i fan più appassionati e molto ben presentata ai lettori dall’eccellente curatore Franco Forte.
In premessa Franco Forte spiega anche che il volume (ho provato a pesarlo: poco meno di un chilo e quattro) “rappresenta la più corposa e completa raccolta a 360 gradi” di quanto è stato possibile reperire. Opera titanica, anche se Forte giustamente si trincera dietro l’affermazione che è impossibile ricostruire tutto il materiale relativo alle infinite storie sgorgate dalla sterminata produzione targata Ellery Queen.
Comunque per questo tomo, sono ben 1250 pagine, si può senz’altro affermare che è ben fatto, intrigante, enciclopedico e dimostra l’erculeo compito affrontato dal curatore nel reperire, vagliare e riportare l’intera produzione, compresi i radiodrammi, del celebre duo composto da Frederic Dannay e Manfred B. Lee, i due cugini americani che si celavano dietro lo pseudonimo di Ellery Queen, lo stesso nome che nel 1929 assegnarono al loro più famoso e sagace eroe.
Il felice connubio familiare di penna si dimostrò tra i più importanti e amati dal pubblico appassionato di letteratura poliziesca. Quella letteratura investigativa dell’epoca, identificata a posteriori in Italia nello sfavillante colore delle copertine Mondadori, verrà chiamata e osannata come Età d’oro del giallo.
Al formidabile binomio “Ellery Queen” va riconosciuto il fatto di essere tra gli indiscussi maestri dei “misteri della camera chiusa”, con Il delitto alla rovescia e La camera chiusa, tanto da essere annoverato tra gli esponenti di maggiore spicco.
Il via ai racconti, unanimemente giudicati capolavori di virtuosismo, risale agli anni Trenta con L’avventura dell’orologio sotto la campana di vetro e L’avventura della signora barbuta, pubblicati insieme nel 1934 in Le avventure di Ellery Queen. Entrambi sono quasi un’ode all’indimenticabile Ellery Queen, baldo giovane investigatore dilettante, mente sveglia e analitica, brillantemente laureato a Harvard e attratto dal crimine solo per curiosità, che spesso svolge le sue indagini per dare una mano al padre Richard, ispettore capo della squadra Omicidi della polizia di New York. Nella memoria da quelli come me, che anagraficamente si avviano verso il tramonto, Ellery Queen si identifica nell’attore Jim Hutton, protagonista della celebre omonima serie televisiva realizzata a metà degli anni 70.
Scegliendo umilmente la strada della brevità, e rimettendomi al più efficace giudizio altrui, citerò le significative parole dell’introduzione di Carlo Lucarelli: «C’è l’ennesimo stereotipo che vuole che i racconti, per un autore che scrive romanzi, siano una produzione minore. Qualcosa che fai per forza perché te la chiedono per lo spazio ristretto di una rivista, o perché quell’anno non hai un’idea buona per qualcosa di più lungo, per cui tanto vale un’antologia, magari raschiando il proverbiale fondo del barile.
Be’, non è vero. Per un autore i racconti sono la stanza dei giochi. Un posto libero in cui correre, proprio come fanno i bambini. Un posto in cui giocare. E soprattutto per gli scrittori di gialli, che a giocare ci sono più abituati degli scrittori cosiddetti seri, e quindi figurarsi uno come Ellery Queen.
Nei racconti si sperimenta, si prova, si inventa e ci si diverte. Nei racconti si dà tutto subito, proprio perché il traguardo è vicino, come nei cento metri, e non puoi permetterti nessun cedimento, nessun errore. Sono meravigliosi, i racconti….!»
Concordo e mi rifiuto di guastare la sua definizione degna di applausi.

Di Frederic Dannay e Manfred B. Lee, che scrissero sotto lo pseudonimo Ellery Queen, riporta l’Enciclopedia della letteratura in Italia (Garzanti, 2004) che “figli di poveri immigrati polacchi, i due cugini si affermarono tra i maggiori e più popolari autori di romanzi polizieschi. Esordirono con La poltrona n. 30 (1929) e con Il paese del maleficio (1942) diedero inizio a un genere poliziesco di più ampio respiro. Hanno creato un periodico, Ellery Queen’s Mystery Magazine, che ha pubblicato il meglio della produzione mondiale di racconti polizieschi”.

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