Strigarium. I delitti del noce – L. Boccia e N. Lombardi

Luigi Boccia e Nicola Lombardi
Strigarium. I delitti del noce
Il Giallo Mondadori, 2022
Recensione di Roberto Mistretta

Dopo avere meritatamente conquistato la finale al Premio Tedeschi 2020, esce adesso nella storica collana del Giallo Mondadori Strigarium. I delitti del noce, di Luigi Boccia e Nicola Lombardi, romanzo caratterizzato da scrittura elegante ed efficace che coinvolge emotivamente il lettore e assicura una resa atmosferica di impatto immediato.
La luna rimaneva ancora nascosta dietro le cime degli alberi, ma la sua luce diffusa non esitò a precipitarsi sulla pelle ambrata della ragazza, disegnandone i contorni contro l’oscura massa del noce.
Un romanzo originale e appassionante costruito intersecando eventi di fantasia con nozioni e personaggi storici su un mito arcaico che trova i suoi prodromi ai tempi dei romani, quando ancora Benevento si chiamava Maleventum.
Il ritmo è scandito dal procedere in parallelo di capitoli sfasati di tre mesi e mantiene sempre alta l’attenzione e la tensione grazie a nuovi elementi di volta in volta introdotti a delineare la personalità dei personaggi, a chiarire l’evolvere degli eventi e dipanare l’intreccio con maestria ed efficacia. Non mancano i classici misteri del giallo da risolvere e lo spiazzante colpo di scena finale quando sembrava già che tutto il mirabile impianto narrativo franasse con una soluzione banale richiamante esoterismi ed elementi sovrannaturali.
Un accenno alla trama.
2 giugno 1678. Fra’ Damiano Corsi dal monastero di Santa Croce di Benevento scrive a Papa Innocenzo XI per denunciare la presenza del male che ha colpito anche il priore, fra’ Astolfo Bonaiuti.
Fra’ Damiano esorta il pontefice a intervenire e indica il 24 giugno 1678, festa di San Giovanni, la data annuale prescelta dalle Pagane per ritrovarsi come ogni anno in piena notte attorno al secolare noce per perpetuare l’antico rito dell’Oracolo, propiziato dalla profanazione di corpi di bambini. Riti arcaici, pagani, che si tengono nei pressi del fiume Sabato: ai quattro punti cardinali del noce vengono sepolti altrettanti cervelli di bambini, così simili al gheriglio della noce, per dare forza e sostanza alle radici che serviranno a tenere in vita la fanciulla prescelta, l’Oracolo, custodita per un intero anno nel ventre del noce, da dove sortisce proprio la notte di San Giovanni.
Il Papa invierà i suoi soldati che interromperanno il sabba e trucideranno le Pagane. Ma non tutte. Nel frattempo, l’economo Romualdo De Biase, religioso di spicco, viene trovato morto nella sua cella, impiccato. Ha lasciato uno scritto che richiama l’Apocalisse, e la porta della sua cella è chiusa dall’interno. La chiave è stata buttata dalla finestra.
Omicidio o suicidio?
Era stato lui a chiedere a padre Ariberto d’Antimiano di consultare i registri per fargli scoprire come durasse da secoli la profanazione dei cadaveri di bambini. La loro scomparsa si concentra nei due mesi antecedenti la notte di San Giovanni. E padre Ariberto s’è rivolto al papa.
Tre mesi dopo il Papa invia a indagare suo nipote Flaviano Altobrandini, mente aperta e lucida, molto distante dal sistema di potere e corruzione perpetuato dalla Chiesa e dalla ferocia dell’Inquisizione. Lo affianca il giovane spadaccino Jacopo da Cornedo, sua guardia del corpo.
Flaviano interrogherà Vinia, una strega catturata e sottoposta a tortura, farà la conoscenza dell’oracolo, Petra, delle gemelle Albina e Alcina, e scoprirà un intreccio di interessi e complicità che perdura da secoli, tra corruzione carnale e denari. Complicità che si tramandano un segreto che potrebbe minare alla fondamenta l’esistenza stessa della Chiesa.
Trovare il noce delle streghe diventa imperativo per Flaviano Altobrandini per risolvere il mistero. Della sua esistenza parla anche lo scritto del protomedico Pietro Piperno, che nel 1639 prima aveva pubblicato il saggio Della superstitiosa noce di Benevento. Riti pagani che risalgono alla presenza dei longobardi nel Sannio e ancora prima ai culti dei romani. Il noce però era stato bruciato dal vescovo Barbato nel VII secolo, ma le voci dicono che il male trova sempre nuove radici per risorgere.
E Flaviano Altobrandini ne farà la conoscenza.

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