Blanca e le niñas viejas – Patrizia Rinaldi

Patrizia Rinaldi
Blanca e le niñas viejas
Edizioni e/o Roma, 2022
Noir
Recensione di Valerio Calzolaio

Napoli. Un inverno prima della pandemia (o dopo). La poliziotta poco più che 45enne Blanca Occhiuzzi è ipovedente, vede solo ombre. Lavora al Commissariato di Pozzuoli, il capo è Vincenzo Martusciello; con lui, col il benestante affascinante collega ispettore Liguori (suo fidanzato di fatto, più o meno segreto) e con l’agente scelto Giuseppe Carità s’intendono in quasi tutti i sensi, nonostante ovvie differenti modalità investigative, quella di Blanca instancabile e selvatica, capace di tradurre in parole sensazioni e sentimenti che nessuno capisce. Il primo pomeriggio del 18 febbraio arriva in commissariato l’amica Maria Aguilar: a Pozzuoli hanno ucciso le due donne con le quali ha per molto tempo condiviso la passione del tango, Carminia e Berenice, certo in là con gli anni, sempre appassitamente belle ed eleganti. Sta seguendo il caso il commissario di Pianura, il lento logorroico Bini, non è semplice inserirsi nelle indagini. I due corpi erano stati rinvenuti nella palestra di una periferica scuola malmessa, sgozzate e agghindate per una messinscena in un arco unico con le teste unite, scarpe da ballo in perfetta simmetria con i piedi, schiene incise. Il custode della scuola accenna a un bimbo che potrebbe aver visto qualcosa. Compare inoltre un Uomo Giovane argentino che vaga da settimane per le strade di Napoli alla ricerca di vendetta o poesia e che trova La Creola. C’è infine un possibile indiziato, il ricco possidente quasi cinquantenne Saverio Leopoldi Bignone, innamorato di Carminia, amante di entrambe. Forse tutto ruota attorno al tango milonguero, ad amori affetti odi gelosie interessi sesso che accompagnano la magnifica danza. Blanca chiede l’iscrizione alla scuola, si fida dell’ignoto, conosce il maestro Jorge e altri protagonisti, s’immerge negli otto passi della salida, pur se anche la parallela vaga angosciante pista del ragazzino può probabilmente portare lontano.

Il recente arrivo della serie televisiva di successo (con Maria Chiara Giannetta) è addirittura tardivo rispetto alla progressiva matura evoluzione della pastosa colta scrittura della filosofa, educatrice e scrittrice Patrizia Rinaldi (Napoli, 1960), in varie terze al passato e rara prima (iniziale e conclusiva) al presente. Siamo alla quinta ottima avventura della protagonista, la prima nel 2009, poi le altre senza fretta (2012, 2014, 2019). Blanca perse amata sorella maggiore e gran parte della vista in un incidente domestico quando aveva 13 anni, da tempo è madre adottiva dell’universitaria e conflittuale Ninì, oltre che padrona del cane Guaio pure recentemente adottato. Il titolo fa riferimento a quelle due “ragazze vecchie” uccise, uno scempio contro chi avrebbe voluto solo vivere un altro po’ in mezzo a persone che trovavano divertente e appagante intrattenersi con la loro vecchizia, per il tramite del tango, perfetto coprotagonista. Gli strumenti del principio sono pianoforte, flauto, violino; le figure non sono mai copia, tendono alla perfetta improvvisazione; la discriminante per la sala sono la caminada e il boleo, poi il diverso posizionamento di coppie e solitari, la mirada; le priorità risultano studio e merito più di età e censo. La conoscenza non può essere solo funzionale a ciò che si vuole dimostrare o al riscatto sociale che si intende raggiungere. Segnalo Nisida, isola carcere (minorile), mirabile nel paesaggio a pag. 39 e 128. Le leggiadre gambe danzanti sono in copertina, potrebbero illustrare anche varie canzoni di Paolo Conte. Ovviamente la vera e propria colonna sonora fa aleggiare di continuo musiche note di Astor Piazzolla e Carlos Gardel (del quale Blanca attende Perfidia), se non che la brava professoressa canta a mezza voce Bread and Roses, il pane e le rose.

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