Torino. Nouvelle Vague – Franco Ricciardiello

Franco Ricciardiello
Torino. Nouvelle Vague
Todaro, 2022
Recensione di Patrizia Debicke

Cinema e letteratura, con straordinario accompagnamento musicale, antico e moderno, si intrecciano strettamente in questo strano romanzo giallo permeato di atmosfera.
Torino. Nouvelle Vague è innanzitutto un omaggio a Jean Luc Godard, indiscusso mito cinematografico. Il semileggendario sessantottino, creatore di un cinema rivoluzionario volutamente informale che giocava su trame convenzionali, realizzate con strumenti quasi amatoriali e speciali trucchi visivi. Il regista che ha contribuito negli Anni Sessanta alla Nouvelle Vague, periodo di riferimento della storia del cinema francese.
Ricciardiello, per dedicargli il suo omaggio, sceglie come palcoscenico una tiepida serata torinese del 2008 velata dalla nebbia, la grande serata del Gala del cinema, il cinquantenario della Nuit Blanche, consacrato alla cinematografia francese, e affida la sua storia a due interpreti, il giovane (quarantenne?) Erasmo Mancini, piemme sveglio e abile e un vecchio celebre regista, il mastodonte della Nouvelle Vague Jean-Simon Leclercq, ispirato all’iconico personaggio pubblico e privato di Jean-Luc Godard. E per immedesimare ancora di più il lettore nel clima surreale della narrazione, che par quasi scivolare nell’uso del francese come lingua, denomina i capitoli del libro con i titoli cinematografici del grande regista franco svizzero.
Comprimari, ma che contano nella trama: il commissario Mauro Ferrando, ottimo poliziotto, indispensabile amico, complice e spalla di Mancini, l’intuitivo piemme di poche parole tornato solo di recente a Torino, dopo otto anni trascorsi a Roma.
Marina Cattani, bella e giovane, che sarà testimone di Mancini in tribunale per un precedente caso, conturbante angelo/diavolo tentatrice e traduttrice dal cinese.
Il regista cinese Liáng Lóngwĕi e la deliziosa moglie, l’attrice Wéi Huìfāng Liáng Lóngwĕi.
E le étoiles della Nouvelle Vague: Irène Martinez, terza moglie e coregista di Leclercq, la prima Sophie Alma, con l’attuale marito Noël Ocqrachvili e, ancora in pista nonostante gli anni, l’ultimo amante, il cantante Bobby Good.
Nicole Guérin infocata amante di Leclercq, quando era sposato con la seconda moglie… ecc. ecc.
E giudici, questori, poliziotti e per finire impiegati dell’albergo quanto basta perché la scena del delitto sarà l’incantevole suite del cinque stelle Hotel Duc d’Aoste et de Chambéry, e la vittima sarà Alma Sofi Jensen Falk, famosa come Sophie Alma, svedese di origine, splendida in gioventù e ancora intrigante nonostante i suoi 68 anni.
L’indagine sembra partire bene, i testimoni si susseguono, i loro alibi tengono, però qualcosa stona. Infatti qualcosa fa puntare il dito sul grande regista francese, sospettato dai media italiani e francesi di aver ucciso l’ex moglie dopo la Nuit Blanche. Sara così? Ma la storia rallenta il ritmo. Ci sarebbero strani indizi che rischiano di portare altrove. Leclercq, che resta sempre tuttavia il principale indiziato per il delitto, prima si trincererà dietro un ostinato silenzio protetto dai suoi legali arrivati da Parigi, poi….
L’indagine gira su se stessa, forse in caccia di un altro possibile sbocco. Il piemme Mancini, che è famoso per rifuggire la stampa, sarà inseguito, ostacolato e messo alla gogna dai giornalisti. Addirittura costretto ad arrampicarsi sugli specchi per evitare agguati che tentano di stringerlo in una morsa tentacolare.
Ma lui, uomo di poche parole, riservato ma dotato di rara empatia verso le altrui debolezze, non demorde e continua a scavare con testardaggine fino a quando un’azzeccata intuizione gli regalerà il segreto per raggiungere una soluzione non semplice.
Due anime per un romanzo, quella reale immediata che vede la routine delle indagini, degli interrogatori, degli uffici della procura, l’obbligo delle conferenze stampa e quella più distaccata e faraonica con le sue cerimonie iniziatiche, i suoi segreti e antichi pettegolezzi, ospitata nelle rutilanti grandeur dei saloni del Grand Hotel o del Museo del cinema, dove magari è gradito imbarcarsi nell’ascensore panoramico e concedersi un giretto sulla Mole Antonelliana, sul belvedere che sorregge la guglia e individuare la confluenza del Po con la Dora.

Franco Ricciardiello, nato nel 1961, comincia a pubblicare nel 1980. Nel 1998 vince il Premio Urania con Ai margini del caos (Mondadori), tradotto in Francia da Flammarion, e nel 2005 il premio Gran Giallo Città di Cattolica con il racconto intitolato Battaglia d’Anghiari, pubblicato sempre da Mondadori. Ha insegnato per quasi vent’anni scrittura creativa e tenuto seminari in tutta Italia. Ha collaborato con l’enciclopedia a dispense Scrivere di Bompiani-Rizzoli con il volume dedicato allo “Stile letterario”.
Oggi ha all’attivo tre volumi che raccolgono buona parte dei suoi ottantotto racconti apparsi in riviste e antologie in Italia, Francia, Grecia e Argentina, e nove romanzi, tra i quali due gialli: Autunno Antimonio (2007) e Cosa succederà alla ragazza (2014).

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