Soprassediamo! Franco e Ciccio story – Gordiano Lupi

Gordiano Lupi
Soprassediamo! Franco & Ciccio story. Il cinema comico-parodistico di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia
Edizioni Il Foglio, 2014
Recensione di Roberto Mistretta

Ricorre quest’anno un secolo dalla nascita di Ciccio Ingrassia (Palermo 5 ottobre 1922) e trent’anni dalla scomparsa di Franco Franchi (al secolo Francesco Beninato, mancato nel 1992). I due diedero vita a una coppia comica entrata nella storia del cinema e del costume italiano. Entrambi palermitani di borgata, provenienti da famiglie numerose e poverissime, divennero famosissimi come Franco e Ciccio e furono protagonisti di un centinaio di film di successo. A loro venne anche dedicato nel 2004 il film-documentario “Come inguaiammo il cinema italiano. La vera storia di Franco e Ciccio”.
I due si conobbero per caso, tra i vicoli di una città dove si respirava miseria. Niente scuola in classe per loro, ma la scuola della vita. Arriva la guerra e Franco talvolta per sfamarsi compie perfino qualche furtarello, mentre Ciccio si avvia al mestiere di calzolaio. Entrambi sono portatori di una vitalità popolare e amano il teatro, gli spettacoli di strada. Una passione travolgente la loro, che esplode. Conoscono il successo nell’Italia del boom e fanno film popolari (ben centosedici quelli in coppia). Indimenticabili anche nella parte del Gatto e la Volpe che interpretarono nel Pinocchio di Luigi Comencini, sceneggiato Rai in cinque puntate.
A questi due italianissimi campioni della risata che, dopo aver patito la fame esibendosi per strada e in teatri di infimo ordine, conobbero la notorietà e interpretarono pellicole su pellicole facendo sganasciare dalle risate folle di spettatori, è stato dedicato un voluminoso tomo di ben 530 pagine (comprensivo delle locandine del centinaio di film interpretati).
Autore del volume Soprassediamo! Franco & Ciccio story. Il cinema comico-parodistico di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia (Edizioni Il Foglio), riproposto in questi giorni, è il toscano Gordiano Lupi, esperto di cinema d’antan che ha già pubblicato vari volumi su tale argomento (ricordiamo soltanto i suoi saggi dedicati alla storia del cinema horror italiano).
Franco e Ciccio – dice l’autore – sono universali. Sono stati la mia prima scoperta cinematografica, all’inizio degli anni Sessanta. Erano portatori di una comicità naturale che arrivava a tutti. Un bambino si immedesimava nelle loro smorfie (soprattutto in Franco), seguiva le loro peripezie, ridendosela di gusto per la dabbenaggine delle situazioni e per i qui pro quo verbali”.
Un lavoro di ricerca lungo e meticoloso, supportato da una corposa bibliografia e arricchito dagli interventi di Giacomo Di Nicolò e Matteo Mancini.
Dopo avere sinteticamente presentato la corposa bibliografia di Franco e Ciccio, l’autore ne racconta gli esordi e la vita.
Franco Franchi e Ciccio Ingrassia nascono dall’avanspettacolo, perfino dal teatro di strada e sono figli di una povertà estrema che caratterizza i loro primi passi nel mondo dello spettacolo. La comicità dei due attori scaturisce dal contrasto tra la maschera mobile di Franco e la compassata serietà di Ciccio. Il primo gioca sulla sua stessa ignoranza, modifica le parole per scarsa conoscenza dell’italiano e spinge alla risata il pubblico, pure per contrasto con il collega che presta il fianco alle battute”.
E ancora: “In Italia sono la coppia comica per eccellenza. Si rifanno a Stan Laurel e Oliver Hardy, anche a Gianni e Pinotto (Abbott e Costello), ma Franco ha il mito di Totò e di Buster Keaton (ci lavoreranno insieme in un film di Scattini) ed entrambi sono figli della posteggia, della vastasata sicula e della commedia dell’arte. Ci sono state valide coppie che hanno interpretato pochi film (Cervi-Fernadel, Tognazzi-Vianello, Billi-Riva), ma non esistono comici che hanno collaborato per oltre cento pellicole e per un numero incalcolabile di sketch televisivi! Sono bravi attori anche presi singolarmente, ma in coppia erano eccezionali, interpretavano parodie gustose come I due figli del leopardo e Don Chisciotte, film che senza di loro non avrebbero avuto ragione di esistere. Davano un senso anche al film più scadente, persino a modeste sceneggiature girate da Civirani, Ciorciolini e Di Gianni”.
Un libro tutto da gustare, per ritrovare intatto l’umorismo di due siciliani figli del loro tempo, oggi riscoperti anche dalla critica e, perché no, farli scoprire anche ai più giovani.

L’autore, Gordiano Lupi, collabora con varie riviste e giornali, dirige Il Foglio Letterario Edizioni e traduce scrittori cubani. Appassionato di cinema, è anche scrittore dissacrante che ha dato alle stampe, tra i suoi tanti titoli: Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura, Almeno il pane Fidel, Mi Cuba, Fellini – A cinema greatmaster, Velina o calciatore, altro che scrittore!, Fidel Castro – biografia non autorizzata. Tra i suoi romanzi ricordiamo: Calcio e acciaio. Dimenticare Piombino, Miracolo a Piombino. Storia di Marco e di un gabbiano e Sogni e altiforni. Piombino Trani senza ritorno (presentati al Premio Strega 2014, 2016, 2019).

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