Dante detective – A ruota (gialla) libera

Così, come mi frulla per la testa. Spunti di lettura, scrittori, sensazioni, emozioni, satirette per sorridere insieme…

Ormai tutti si sono messi a fare gli investigatori. Del presente e del passato. Anche Dante che troviamo in diversi libri. E, se non come investigatore, lo si trova, comunque, al centro di certe investigazioni…

Partiamo da I delitti della Medusa di Giulio Leoni
Il primo della bella trilogia I delitti del Mosaico e I delitti della luce. Firenze, luglio 1300. Il priore Dante Alighieri è svegliato di notte dal bargello. È stato perpetrato un feroce assassinio nel cantiere del nuovo Palazzo dei priori, ovvero la decapitazione del corpo nudo di Vana del Moggio, conosciuta e amata dai cittadini, Dante compreso, per la sua magnifica voce e compagna del cantore Casella. Il corpo è appeso a una grande scultura in legno a forma di aquila imperiale. Il grande Poeta ne rimane sconvolto e decide di risolvere da solo il triste caso. Intanto scopre che la sera precedente Vana aveva partecipato a una cena segreta in casa di Guido Cavalcanti, poeta amico di Dante, a cui erano presenti una serie di personaggi più o meno scienziati, eretici e di dubbia sessualità. Che cosa c’entrava Vana in quella compagnia? Quale era stato il suo ruolo?… Il tutto in una Firenze esposta a fortissime tensioni. E troveremo un Dante ben diverso da quello immaginato.

Il circolo Dante di Matthew Pearl
Siamo a New York nel 1865. Dunque proprio subito dopo la terribile guerra civile. Qui viene fondato un circolo con l’intenzione di tradurre la divina commedia di Dante che provoca lo scontro con i “senatori” della Harvard University, protestanti e conservatori che non ne vogliono sapere di far entrare il poeta italiano nella letteratura americana. Naturalmente arrivano i morti ammazzati. Il primo è quello di un giudice tremendo divorato dalle mosche carnivore sotto l’insegna di un vessillo bianco, chiaro esempio di contrappasso che Dante, nella sua opera, riserva agli ignavi. Seguiranno altri omicidi tutti sulla scia del citato contrappasso. Caso assai difficile per la polizia guidata dal capo Kurtz e dall’agente Ray. Saranno i componenti del circolo a indagare per risolvere la maledetta ecatombe.

Il libro segreto di Dante di Francesco Fioretti
Un messaggio in codice lasciato da Dante e il dubbio sulla sua morte provocata dalla malaria sono il fulcro di questa vicenda. La figlia del poeta, suor Beatrice, il medico Giovanni da Lucca e l’ex templare Bernard iniziano una indagine, per scoprire la verità su quanto è accaduto prefigurando un assassinio. E vengono a scoprire che molti ce l’avevano con Dante. Un viaggio tra sospettati e anche attraverso i misteri nascosti nelle tre cantiche della Commedia. In un contesto storico del Trecento in piena crisi politica ed economica.

Le terzine perdute di Dante di Bianca Garavelli
Due salti temporali. Parigi 1309. Dante, durante il suo esilio, con Marguerite Porete, accusata di eresia, è depositario prescelto di una profezia per salvare le future generazioni dalla minaccia di violare il segreto della creazione. Oggi. Riccardo Donati studioso di filologia medievale, scopre alcune righe autografe di Dante in una copia del “Roman de la Rose”. Preso dall’eccezionale scoperta ruba il manoscritto e si ritrova invischiato in una faccenda pericolosa con uomini che lo spiano e lo seguono, proprio per le “terzine” del titolo che prefigurano una imminente catastrofe. Ma sarà aiutato dall’amica “guardia del corpo” Agostina, nello stesso tempo forte e fascinosa, che lo salverà nei momenti più pericolosi. E si ritroveranno a Parigi, in una città ricca di cultura, di dibattiti, inquisizioni, scontri di ogni tipo dove troveranno “la soluzione di un enigma che dura da settecento anni”.

I discendenti di Dante di Luca Ammirati
Un delitto efferato in una cittadina del Mediterraneo. Ovvero il cadavere di Diletta Gherardi su un altare circondato da ceri e pozzanghere d’acqua. Sullo sfondo in rosso “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”, una delle terzine più famose di Dante. Bella gatta da pelare per Lorenzo Amoretti, consulente criminologo della polizia dello stato di New York, ritornato in patria per un periodo di congedo. Anche perché questo è solo l’inizio: “Dante”, nome affibbiato all’assassino dalla stampa, continuerà a mietere giovani vittime con il proposito di tramandare un avvertimento che si cela fra i versi della divina Commedia. Ma Amoretti possiede un “fiuto” eccezionale e una vecchia copia del poema che può tornargli utile.

333 La formula segreta di Dante di Roberto Masello
Si parte da Benvenuto Cellini che, nella prima metà del Cinquecento, invoca gli spiriti per carpire il segreto dell’immortalità e viene scosso dall’improvviso apparire del fantasma di Dante. Si continua, quattro secoli più tardi, a Chicago quando la ricca vedova Kathryn Van Owen consegna un manoscritto del Cellini stesso (così sembra), allo studioso David Franco della Newberry Library. Manoscritto “La chiave della vita eterna” in cui viene descritta la Medusa, uno specchio d’argento che rende immortali. La riccona vuole proprio trovarlo con l’aiuto di David a cui va una ricompensa di un milione di dollari. Ricerca difficile e pericolosa a Firenze e poi in Francia (qualcuno, in precedenza, ci ha già lasciato le penne) con l’aiuto di una fascinosa guida turistica. E…occhio a non voltarsi!

La camera di Dante di Matthew Pearl, Rizzoli
Dopo Il circolo Dante ambientato a Boston quasi a fine Ottocento, ecco La camera di Dante, questa volta nel Regno Unito e nel 1870. Nel primo delitti che traggono ispirazione dalle pene dell’Inferno, nel secondo da quelle del Purgatorio. Un membro del Parlamento è ucciso da un masso in un parco malfamato di Londra che porta la scritta di un verso biblico, seguito da una bella donna con le palpebre cucite. E non sarà finita qui. Sparisce pure Dante Gabriele Rossetti, artista preraffaellita in continuo tormento, che sembra, però, presente sulle scene del crimine. A risolvere il mistero, mediante la decifrazione degli indizi lasciati dall’assassino, la sorella poetessa Christina con l’aiuto di Alfred Tennyson e Robert Browning, famosi poeti, insieme al traduttore di Dante Oliver Wendell Holmes. Grande affresco dell’ambiente artistico britannico dell’epoca.

Ce ne sarebbero altri di libri con il personaggio Dante, investigatore o ispiratore di delitti, ma intanto leggiamo questi.

A ruota (gialla) libera – Le lunghine di Fabio Lotti

Così, come mi frulla per la testa. Spunti di lettura, scrittori, sensazioni, emozioni, satirette per sorridere insieme…

(Photo credit: l’immagine a sx è tratta da qui)

Diamo uno sguardo veloce a qualche libro della mogliera spiluzzicando in qua e là…
Lo splendore della vita di Sveva Casati Modigliani, Edizione speciale Pickwick 2019.
Praticamente il continuo di Disperatamente Giulia (mi sono informato). Protagonista principale proprio Giulia de Blasco, scrittrice di successo che ha dovuto lottare contro il cancro. Vive con il chirurgo Ermes Corsini e deve ancora tribolare per i problemi che continuamente suscita il figlio Giorgio (le confessa che fuma hashish). Occhio che arriva anche l’affascinante finanziere Franco Vassalli (un classico). Un bel po’ di buio e una luce in fondo al tunnel.

Il segreto della bambina della scogliera di Lucinda Riley, Giunti 2017.
Qui, mi dispiace, ma sfrutto un pezzo già scritto “Dopo un aborto che le ha spezzato il cuore, Grania Ryan lascia New York e la sua carriera di scultrice per tornare nel villaggio irlandese in cui è cresciuta. Un giorno, in mezzo alla tempesta, sulla scogliera a picco sul mare dove è solita fare lunghe passeggiate, scorge Aurora, una bimba orfana di madre da cui è subito attratta in modo misterioso. Ma quando la madre di Grania, nonostante i suoi numerosi ammonimenti, si accorge che la figlia si sta affezionando ad Aurora e al padre di lei, le consegna un plico di lettere gelosamente custodite negli anni. In quelle lettere è contenuta la storia dei Ryan e dei Lisle, due famiglie legate fin dai tempi della guerra e sui cui destini si stendono ombre oscure. Sarà proprio la piccola Aurora e la devozione che Grania prova per lei a spezzare le catene del passato”. Il personaggio principale su cui ruota il romanzo sembra proprio la bambina che parla di sé all’inizio di ogni capitolo.

La figlia del mercante di seta di Dinah Jefferies, Newton Compton 2017.
Indocina francese 1952. Per non farla lunga la storia di due sorelle nate da un matrimonio tra un uomo francese e una donna vietnamita. Ovvero lo scontro tra due civiltà diverse durante un momento di odio, guerra e morte. La guerra, dicevo, la colonizzazione e la ribellione, il passato che ritorna e l’amore che può portare una luce nel buio degli animi (meno male).

Spiluzzichiamo, invece, sui miei interessi. Per chi ama le detective lady ecco Il giallo di villa Ravelli di Alessandra Carnevali, Newton Compton 2017.
Il commissario Adalgisa Calligaris a Rivorosso. Intanto non è bella (diciamo pure bruttina) ma intelligente (meglio di bella e scema). E ironica. Deve vedersela con l’uccisione, per un colpo di pistola, di Silvia Ravelli trovata dalla sorella Antonia nel salotto della sua villa. Ma della pistola nada de nada, i morti ammazzati aumentano, così come i sospettati, a partire dalla sorella stessa. Tra un italiano frizzante e momenti di dialetto umbro vengono messi a nudo certe problematiche sociali come la ludopatia e l’usura. Classica riunione finale questa volta al commissariato.

Un personaggio difficilmente dimenticabile è la detective Kim Stone di Linea di sangue di Angela Marson, Newton Compton 2019. Come già sottolineato da più parti una donna forte, granitica, testarda, anticonformista, istintiva nel parlare e nell’agire. All’esterno. All’interno, invece, piuttosto fragile con un passato doloroso alle spalle. Il che la rende ancor più interessante per il lettore (anche se ormai il passato doloroso alle spalle è diventato un cliché). Qui deve indagare su numerose morti misteriose dove all’assassino basta un colpo di coltello per uccidere. Morti misteriose che non sembrano avere nessun rapporto l’una con l’altra. Né il sesso né la condizione sociale. E nemmeno l’età che fra le vittime c’è pure un bambino. Ma non sarà l’assassino il solo nemico da combattere. Kim se la dovrà vedere con un vecchio nemico: la psicologa Alexandra Thorne…

In Ultimo tango all’Ortica di Rosa Teruzzi, Sonzogno 2019, se ne possono trovare ben due di “detective”, questa volta davvero particolari. Ovvero la fioraia Libera e la madre Iole che dovranno beccare l’assassino di un giovane fuori della balera dell’Ortica dove ballava un tango la bella Katy che alla fine scappa via. E l’ucciso, guarda caso, è proprio di un suo ex… Per la polizia il colpevole, chiaro e lampante, è il maggiordomo di una signora di alto rango. Ma la suddetta signora, non convinta, si rivolgerà proprio al duo dei fiori (diciamo così) per risolvere il caso. Ovvero si metterà nelle mani di una sentimentale e di una hippie in una Milano ricca di musica, di balli e… di segreti.

Chi desidera un noir dai toni decisamente forti si butti su L’isola delle anime di Piergiorgio Pulixi, Rizzoli 2019, dove si possono trovare due donne, ovvero due ispettrici davvero interessanti della questura di Cagliari: Mara Rais ed Eva Croce. Naturalmente ben diverse l’una dall’altra per rendere più frizzante il loro rapporto. Irruenta la prima, più riservata la seconda. Entrambe, però, “incasinate” e spedite in archivio dal loro capo Farci per risolvere dei classici cold case, delitti insoluti di due ragazze non identificate negli anni 1975 e 1986, dopo che è scomparsa un’altra ragazza. L’altro aspetto del libro riguarda il culto della Dea Madre ancora vivo in Barbagia. E il killer ritorna a colpire in una società dove il vecchio si scontra con il nuovo…

Infine per chi ama il giallo classico ecco pronto L’eredità di Mrs Westaway di Ruth Ware, Corbaccio 2019.
Ci sono tutti gli ingredienti per un ritorno ai tempi d’oro degli anni Trenta: una grande tenuta isolata “La Fattoria delle gazze” nella campagna di Cornovaglia; una vecchia signora che lascia un cospicuo testamento; una famiglia che nasconde terribili segreti; una governante scorbutica che sembra sapere tutto; una nipote che non è una nipote (giuro) chiamata per la lettura del testamento; la neve che blocca inesorabilmente ogni uscita. Mistero, pericolo, paura e molti colpi di scena. Proprio un classico…

A ruota (gialla) libera – Le lunghine di Fabio Lotti

Così, come mi frulla per la testa. Spunti di lettura, scrittori, sensazioni, emozioni, satirette per sorridere insieme…
Un saluto al Camillerone glielo voglio proprio mandare. E un ringraziamento per i suoi libri, per la sua persona e il modo garbato e ironico di proporsi. Così come al De Crescenzone che ricordo con simpatia. Ciao, ragazzi!

Vanno di moda le sette. Quella dell’Illuminato in La gemma del Cardinale de’ Medici, TEA 2019, di Patrizia Debicke (vedere qui) e quella degli incappucciati in La profezia degli incappucciati di Roberto Mistretta, Il Giallo Mondadori 2019, con il commissario Saverio Bonanno già beccato in Il canto dell’upupa, Frilli 2018, sul quale avevo scritto “…lasciato dalla moglie vive con la madre donna Alfonsina, la figlia Vanessa e il cane Ringhio. Si sposta con macchina Punto (un po’ di pubblicità alla Fiat fa sempre bene). Abitudinario. Caffè in casa e poi al bar “Excelsior” (ma non lasciatevi ingannare dal nome). Fuma in continuazione, ottima forchetta, risultato la pancia. Ogni tanto arriva la tristezza quando affiorano ricordi della scuola, il tempo non passava mai e pensava a suo padre sempre più lontano. O ricordi di sua moglie che un giorno se ne era andata via con il trapezista di un circo famoso. Simpatia per l’assistente sociale Rosalia. Anzi, più che simpatia “Rosalia Santacroce era una di quelle donne che facevano ribollire il sangue”” eccetera eccetera. Ora se la deve vedere con un caso particolare. Nel corso di una celebrazione il governatore Nofrio Falsaperla di una confraternita secolare muore sotto il peso del baiardo a forma di croce incollato sulla schiena. Sembra una disgrazia, una semplice disgrazia. Morte accidentale. Invece… un foglio di quaderno strappato per il maresciallo dei carabinieri di Villabosco “Nun fu disgrazia maresciallo! Nofriuzzo lo ammazzarono!”… Ma ci ritornerò sopra.
Continuando sul filo delle sette, tutto sembra ruotare attorno a quella misteriosa del Culto del Sole Nero frequentata da uomini potenti in La notte non esiste di Angelo Petrella, Marsilio 2019. Abbiamo anche Pizzica amara di Gabriella Genisi, Rizzoli 2019, dove ciò che lega i vari casi drammatici di morte è un tatuaggio sul corpo, una semplice croce greca gemmata. A questo si aggiunge una serie di fatti precedenti, incredibili e inquietanti: “Carcasse di animali avvolte in drappi scuri, ossa mescolate a cera di candele, persino un paio di taniche di una roba maleodorante che sembrava sangue”, ragazzini, seguaci di Marilyn Manson, ipnotizzati dal rock satanico, che sgozzano una coetanea in un rituale, due ragazze e un ragazzo che si tolgono la vita. Dal colloquio, duro e struggente, con una “macara”, una strega, vengono poi fuori feste, festini, riti di iniziazione sessuale in una masseria, a cui partecipano “imprenditori, magistrati, giornalisti, politici di vario colore e ruolo”, pure un cardinale, un vescovo, un ministro della Repubblica, sottosegretari, emiri, banchieri, primari, dirigenti di azienda…
Spiluzzicando qua e là tra i libri della casa editrice Polillo 2019 non mi lascerei sfuggire Gli omicidi di Beacon Hill di Roger Scarlett, pseudonimo di due donne americane benestanti. Siamo a Boston dove avvengono alcuni omicidi narrati in prima persona dall’avvocato Underwood, amico dell’ispettore Norton Kane. Tutto gira intorno alla famiglia Sutton di Beacon Hill. Ovvero al suo capofamiglia Fred sposato con due figli. Sposato ma non fedele che se la spassa con una donna bellissima dell’alta società. Ora sono tutti riuniti nella sua casa, compreso l’amico avvocato. Chiaro che succederà qualcosa di grave e prevedibile, ovvero l’assassinio del nostro Fred ucciso, sembra, proprio dalla sua fascinosa amante. Ma se anche questa venisse a sua volta fatta fuori?…
Sempre della stessa casa editrice sto leggendo Com’è morto il baronetto? di H.H. Stanners, dove ritrovo anche i miei amati scacchi. Addirittura proprio all’inizio “Dereck Furniss scrollò la scatola per far cadere i pezzi degli scacchi che poi cominciò a disporre sulla scacchiera”. Giocherà con il professor Harding durante la festa ad Astonbury che celebra il giorno dell’incoronazione del re Giorgio VI. Naturalmente abbiamo subito una morte sospetta, più precisamente del baronetto Jabez Bellamby trovato stecchito nella sua cava di gesso. Per l’ispettore Marriot si tratta di suicidio ma non è tutto così chiaro e sarà il professor Harding, mi sembra di capire, a risolvere l’intricato mistero scritto davvero con bella efficacia. Ma anche su questo ci risentiremo.
Mi pare interessante Nero a Milano di Romano De Marco, Piemme 2019, che ha creato la coppia del commissario Luca Betti e dell’investigatore Marco Tanzi giunti ormai al terzo libro della serie. Una coppia davvero problematica: il primo in crisi psicologica addirittura costretto a seguire le sedute di uno psicoterapeuta, a lasciare il suo caso e seguirne un altro, ovvero quello di due cadaveri carbonizzati in una villetta abbandonata; il secondo, anch’egli con la testa mica tanto a posto, deve ritrovare il figlio ribelle di una ricca signora che potrebbe essersi messo a fare il barbone proprio quando un killer sta uccidendo questa povera gente a colpi di rasoio. Naturalmente, come da copione, le due storie si incroceranno in una Milano decisamente cattiva, mettendo a nudo certe caratteristiche della società. Soprattutto il problema della miseria e dell’emarginazione.
Tra i Gialli Mondadori di quest’anno da tenere presente Morte di un dottore di D.M. Devine.
Vita tranquilla e ordinata nella cittadina di Silbridge vicino a Glasgow. Tranquilla e ordinata si fa per dire che, dietro il volto angelico dell’apparenza, si nascondono tutte le possibili malvagità dell’uomo. A tirarle fuori soprattutto la classica donna fatale adescatrice sposata con il dottor Henderson dopo il tentativo fallito di sfondare sul grande schermo. Ma con loro abita anche il bel giovane socio Alan Turner e allora qualcosa di particolare dovrà accadere… E qualcosa accade. Henderson viene trovato morto asfissiato nel suo salotto proprio dalla cara mogliettina. Sarà lei l’assassina come pensano tutti? O si tratta solo di un incidente, come pensa l’ispettore Munro? Ma i morti ammazzati continuano… Occhio al ritmo lento della narrazione che può indurvi all’abbiocco.

A ruota (gialla) libera – Le lunghine di Fabio Lotti

Così, come mi frulla per la testa. Spunti di lettura, scrittori, sensazioni, emozioni, satirette per sorridere insieme

Mi butto velocemente sui detective e sui poliziotti, uomini o donne, gay e lesbiche. Parto da un giallo degli anni Settanta, ovvero Scomparso – Dave Brandstetter mysteries di Joseph Hansen. E mi immagino la sorpresa, se non lo shock, dei lettori americani di quei tempi (oggi farebbe sorridere). Il protagonista stesso, Dave Brandstetter, come da titolo è gay. Tra l’altro sfortunato perché ha perso il compagno della sua vita per un tumore. Ma non è il solo gay del racconto, a partire dalla sua amica Madge, lesbica che si relaziona con ragazzine più giovani. Il pregio dell’autore sta nell’aver trattato i personaggi omosessuali come tutti gli altri. E oggi si becca un discreto successo anche nel nostro paese.
Sandra Scoppettone, nome italiano ma pura figlia di New York, per prima ha creato Lauren Laurano, una detective privata ex agente federale di trentacinque anni, che non arriva al metro e sessanta ma carina lo stesso, con la fobia per gli insetti e un istintivo ribrezzo per il sangue. Va pazza per la cioccolata e le altre ragazze. Vive con la compagna Kip, psicoanalista. Una lesbica dichiarata, come la stessa autrice. Ha pubblicato diversi libri negli anni Novanta. Ricordo. tra gli altri, Tutto quel che è tuo è mio dove deve indagare su uno stupro che vede come vittima la bella Lake Huron, la cui famiglia nasconde inconfessabili segreti e intrighi. Brividoso ma anche divertente come nello stile della scrittrice.
Ricordo pure la Saz Martin di Stella Duffy (protagonista di Carne fresca, Marsilio 2006) e la Vanessa Tullera che viene apertamente dichiarata anche nel titolo Bloody art. Il ritorno della lesbocommissaria di Pablo Echaurren, Editore Fernandel 2006. Tanto per citarne solo un paio sulle quali ho già scritto.
Passando di palo in frasca, per rispettare il titolo della rubrica, ora mi butto, invece, sul sorriso tra i morti ammazzati. Non c’è problema, basta beccarsi un libro di Donald Westlake, che il Signore lo abbia in gloria. Tutti conoscono il ladro sfortunato e pasticcione Dortmunder che ne combina di tutti i colori. Meno conosciuto, ma non per questo meno irresistibile, Fred Fitch. Ecco come si presenta “E così a trentun anni, ma dimostrandone cinquanta, sono un semirecluso e uno scapolo incallito, afflitto da tutti i disturbi dovuti alla mia professione sedentaria. Spalle rotonde, occhiali rotondi, stomaco rotondo e fronte rotonda”. Quando uno nasce broccolo, insomma fesso, non c’è niente da fare. Diverrà l’oggetto preferito di tutti gli imbroglioni di questo mondo. Bidonate su bidonate come da titolo Un bidone di guai, Mondadori 2013. Il libro è un variopinto scenario di risate, partendo dall’imbranato personaggio e continuando con altri strambi come Wilkins, l’inquilino del secondo piano che ha scritto un resoconto delle campagne di Giulio Cesare con l’aggiunta dell’aviazione. Titolo “Veni, Vidi, Vici grazie alla potenza aerea” da pubblicare, è ovvio, con il finanziamento del nostro Fred. A seguire situazioni e battute da gag irresistibili (qualcuna anche meno).
Se non siete attratti da Westlake c’è la coppia perfetta Hap e Leonard di Joe R. Lansdale a farvi allargare la bocca. Ricordo Sotto un cielo cremisi, Fanucci 2009, tanto per darvi un’idea. I due, già detto, si chiamano Hap e Leonard (a cui muore un armadillo). Poi c’è Marvin e poi c’è Gadget sua nipote. Che deve essere liberata dalle grinfie di uno spacciatore e ricondotta fra le braccia del nonno. Conclusione botte da orbi, un cane che se ne vola dalla finestra, una pistolettata in una gamba e un bel po’ di cocaina che va a finire nel cesso. Fine della partita e inizio di un’altra un po’ più dura. Con gli amici degli amici e un paio di poliziotti che di poliziotto hanno solo l’uniforme. Se poi ci si mette di mezzo anche l’FBI, un pentito di Mafia e un killer killer (Vacilla Ride) di quelli duri duri siamo tutti. Di rinforzo Tonto e Jim Bob. Non manca certo il movimento (anche lungo il fiume), corse, salti, ancora legnate a go-go, sparatorie inframmezzate da momenti di amore (vedi Hap e Brett), ricordi di storie brutali (Tonto) dove il Destino è barbaro e cieco e una realtà che più nuda e cruda non si può. Prosa frizzante, veloce, ironica, leggera, costellata di battute e invenzioni rare che molto hanno a che vedere con il sesso e il turpiloquio. Eccone una tanto per dare un’idea “Tanedrue perse i sensi più in fretta di un ottantenne asmatico che s’incula una pecora in un fienile senza un briciolo d’aria”. Essendo anch’io asmatico, anche se non ancora ottantenne, il paragone mi si è presentato di una efficacia sbalorditiva.
Altrimenti basta andare dalle parti di Nero Wolfe per farci quattro risate. Va bene, se non risate, almeno quattro sorrisi. Su questo non ci piove. La coppia Nero Wolfe e Archie Goodwin è stata programmata proprio per metterci di buonumore. Anche per trovare gli assassini, certo, ma per noi lettori spesso in secondo piano. Un grazie a Rex Stout è il minimo.
Ultimamente letti con ampia soddisfazione molti racconti di Georges Simenon che ha creato un dottorino detective niente male nella veste di Jean Dollent, ben lontano dal più noto Maigret (Per esempio Il fiuto del dottor Jean e altri racconti, Adelphi 2019). Un personaggio davvero singolare. Si innamora facilmente, battibecca con la polizia, pensa, riflette, rimugina, si immedesima nei personaggi, li sviscera, cerca “di farli vivere, di animarli nel loro scenario” fino all’accendersi della lampadina, fino a scoprire il “dettaglio” che gli permetterà di risolvere l’ambaradan. Ironia sparsa dovunque in questi gustosi e arguti racconti. E noi lettori siamo lì che cerchiamo di capire e, magari, superare nella deduzione degli eventi il nostro simpatico e stravagante dottor Jean. Consigliatissimi, soprattutto dopo aver inghiottito a fatica uno dei millanta mallopponi che ti restano sullo stomaco.

A voi che siete giunti fin qui… Buon Ferragosto!

A ruota (gialla) libera (Le lunghine di Fabio Lotti)

Così, come mi frulla per la testa. Spunti di lettura, scrittori, sensazioni, emozioni, satirette per sorridere insieme…

La corsa alla disgrazia
Ormai è chiaro, è palese. Direi lapalissiano. Non bastano più i morti a go-go, scaraventati all’altro mondo in tutte le salse, ad attirare l’attenzione dei lettori. Ci si butta pure sulle disgrazie dei protagonisti. Basta prendere in mano qualsiasi romanzo poliziesco.
Non c’è una donna poliziotto che non abbia una situazione familiare o personale da brivido. Grassa se uno dei due genitori è rimasto ancora vivo. Se lo è trattasi di solito della madre, ché il padre conta fino ad un certo punto. Se si è sposata è anche divorziata e comunque il marito o la lascia per un’altra o la lascia per sempre. Nel senso che prima o poi gli capita una disgrazia fra capo e collo e tanti saluti a tutti. Meglio, per lei, di quando rimane e la riempie di botte. Talvolta cade in depressione e può essere pure psicopatica. Se è single allora verrà lasciata dal fidanzato o dai fidanzati (quando non è lei stessa a lasciarli) o le muore il fratello o la sorella o quantomeno perde l’amica del cuore. Insomma qualcosa di brutto le deve capitare. Non ci sono santi che tengano. Difficile trovare un filo di luce nel buio della sua esistenza.
Più fortunati i maschietti (si fa per dire) che di solito sono soli, per scelta o per forza maggiore (anche qui separazioni e divorzi non mancano). Soli per modo di dire, perché spesso proprio soli non sono. O convivono con un babbo rompiballe, o con una mamma magari sorda che non sente nemmeno le cannonate, o hanno fratelli o sorelle con qualche rotella che non funziona, oppure una fidanzata che fa girare loro gli zibidei. E la salute? Dove la mettiamo la salute? C’è chi soffre d’insonnia, chi di colite, chi ha l’ulcera, chi ha mal di cuore (angina pectoris), chi è cieco, chi in carrozzella, chi senza palle (alla lettera), chi ha devastanti sensi di colpa (di solito reduci militari) e aggiungetevi pure altre malattie a vostro piacimento senza tema di sbagliare.
La corsa alla disgrazia è cominciata. Vediamo dove va a finire. Se una disgrazia non capita prima a noi (e qui mi tocco), o all’autore mentre prepara la sua storia disgraziata (e qui si toccherà lui).

Qualche esempio per corroborare quello che ho scritto.

City Hall di Robert Rotenberg, Giano 2009, tradotto magnificamente da Luca Conti, è una storia interessante ambientata a Toronto, nel Canada. Una signora uccisa in una vasca e il marito che si autoaccusa. Tutto semplice, troppo semplice. E infatti la cosa si ingarbuglia fino a diventare complessa come in un thriller che si rispetti. Bene, qui incontro l’agente Daniel Kennicott, sfigato fradicio con i genitori morti in un incidente automobilistico e suo fratello Michael ucciso.

Passo poi a Di tutti e di nessuno di Grazia Verasani, Kowalski 2009. Personaggio principale Giorgia Cantini dell’agenzia investigativa omonima. Madre persa da piccola (direi normale) e sorella impiccata (un po’ meno normale).
Andiamo avanti.

In Crime di Irvine Welsh, Guanda 2009, l’ispettore detective scozzese Ray Lennox della polizia di Edimburgo è in vacanza a Miami. Deve solo rilassarsi e impalmare la bella Trudi Lowe. Lennox è ossessionato da un caso di pedofilia avvenuto qualche tempo prima nei confronti di una bambina che gli squassa il cervello. Per forza, dato che anche lui è stato violentato da ragazzo…

Continuiamo. Ne La stanza delle urla di Thomas O’Callaghan. Mondadori 2009, troviamo: un bel pezzo di poliziotta sotto cura psichiatrica avendo subito nell’infanzia la violenza del padre; il solito tenente di polizia con la moglie morta (sei anni in coma), pure la figlia per un incidente stradale, la madre buttatasi sotto le rotaie della metropolitana e la sorella in terapia perché la testa non è a posto (ci credo!). Termino con il solito braccio destro che ha problemi di alcolismo per averne combinate un paio.

La storia più pazzesca l’ho beccata leggendo In caso di mia morte di Carlene Thompson, Marcos Y Marcos 2004. L’amica della protagonista principale per prima cosa perde i genitori, poi partorisce un bambino senza vita, ed infine viene lasciata dal marito. Un’altra amica è più fortunata, perde solo la madre, poi il padre si sposa di nuovo ma la moglie non ne vuole sapere di lei e viene spedita da una prozia. Una terza amica (la cui sorella, tanto per gradire, è finita morta impiccata per un gioco pazzesco) viene abbandonata dal marito (niente di nuovo sotto il sole), il quale marito perde moglie e figlio in un incidente stradale (e qui qualcosa di nuovo).

Tutto questo nei libri di qualche tempo fa, direte voi.
Vediamo oggi.

Il primo: La logica della lampara di Cristina Cassar Scalia, Einaudi Stile Libero 2019. Il vicequestore mobile di Catania Giovanna Guarrasi, accanita buongustaia e siciliana fino al midollo, ha lasciato un amore per non soffrire e perso il padre, ucciso dalla mafia davanti ai suoi occhi, creandole un trauma devastante.
Il secondo: Pizzica amara di Gabriella Genisi, Rizzoli 2019, dove troviamo il maresciallo Chicca Lopez “Piccolina sì, abbronzata, i capelli lunghi trattenuti da una coda. E carina forte, con quell’aria un po’ orientale. Ma tutta un fascio di nervi e muscoli scattanti, con una voce d’acciaio. Una di quelle piene di tatuaggi sotto la maglietta, se solo il regolamento non lo vietasse espressamente”. Insomma una specie di Soldato Jane. Ma tanta forza se l’è davvero conquistata perché trattasi di figlia unica di ragazza madre, lasciata dai genitori ai nonni e alla loro morte in una casa famiglia.
Il terzo: Nell’oblio di Federico Axat, Longanesi 2019. Il protagonista John Brenner, illustratore di libri per bambini, è divorziato, ha una figlia affidata alla madre che riesce a vedere raramente. Per questo e per altri disgraziati motivi si è buttato sull’alcol. E una mattina trova il cadavere di una ragazza sul pavimento del suo salotto, una pistola e una bottiglia di vodka. Che sia lui stesso l’assassino?…
Il quarto ed ultimo (giuro) Una morte perfetta di Angela Marsons, Newton Compton 2018, dove troviamo la detective inglese Kim Stone con la sua infanzia travagliatissima all’orfanotrofio e la morte dei genitori affidatari morti poco prima dell’adozione. Ma ce ne sarebbero altri millanta…

Ogni volta che mi avvicino a un giallo o post-giallo, a un thriller o post-thriller, a un noir o post-noir mi prende una paura matta. La paura della sfiga. Non vorrei che fosse contagiosa e si trasmettesse via lettura, che già ce ne ho abbastanza di mio.

Viaggetto con la Polillo e company (Le lunghine di Fabio Lotti)

A ruota (gialla) libera
Così, come mi frulla per la testa. Spunti di lettura, scrittori, sensazioni, emozioni, satirette per sorridere insieme…
Viaggetto con la Polillo e company
Parto dai libri rossi della Polillo, una casa editrice che ci fa riscoprire tanti piccoli gioielli di un glorioso (a volte più, a volte meno) passato. Per esempio Se muoio prima di svegliarmi dello scrittore americano Sherwood King del 1938 che dette vita ad un film straordinario, La signora di Shanghai, interpretato dalla indimenticabile Rita Hayworth. Qui abbiamo l’ex marinaio Laurence Planter ora autista di un importante avvocato sposato a una donna bellissima. Ed ecco che gli arriva una strana e brividosa proposta dal socio dell’avvocato: dovrà fingere di ucciderlo per liberarsi dalla moglie e procurarsi una nuova identità. Come ricompensa un bel mucchio di dollaroni. Niente male ma… ma da qui nasceranno tutte le sue peripezie. Una bella storia in prima persona con il classico personaggio accusato ingiustamente di omicidio e una dark lady spietata e, allo stesso tempo, innamorata.

Se volete qualcosa di diverso dal solito personaggio umano che fa fuori altri personaggi umani, allora viene a fagiolo Il libro che uccide di William Fryer Harvey. Non aggiungo altro così vi lascio nell’incertezza se sia proprio un libro a uccidere qualcuno… Sto scherzando. Comunque un consiglio ve lo do. Occhio a Vita e morte di Mr Badman. Evitate di comprarlo!

Iniziò con un bacio, finì con un delitto di Derek (Howe) Smith, trattasi del classico delitto impossibile. Nel senso che sarà pure impossibile ma qualcuno ci lascia lo stesso le penne. In questo caso la protagonista di uno spettacolo a cui assistono (sono stati invitati con un biglietto) Steve Castle, ispettore capo di Scotland Yard, e l’amico Algy Lawrence, classico investigatore dilettante fornito di genio. Doveva essere uccisa secondo copione della scena. In teoria, naturalmente, ma non nella pratica. Il caso sembra risolto con il colpevole catturato dopo un inseguimento. Troppo facile. No, non ci siamo. E sembra che nessuno dei sospettati sia l’assassino. Caso che sta a pennello al nostro Algy.

Passiamo a Se morirò di lunedì… di Charles Barry. Una storia davvero curiosa. Si parte dalla scomparsa di Peter Perley, padrone di una agenzia ippica, il cui cadavere viene ritrovato, dopo poco più di una settimana, in una cava di sabbia. Il verdetto è “morte per assideramento.” Niente di speciale se non fosse per il fatto che nel testamento si è impegnato a lasciare il suo patrimonio secondo il giorno della sua morte: il lunedì a un nipote, il martedì a un altro e così via per i rimanenti della settimana (giuro!). Cruciale, dunque, stabilire il giorno della morte e il sospetto che dietro a questa ci sia la mano di qualche erede. Sarà compito dell’ex commissario di polizia Laurence Gilmartin a risolvere un caso davvero strano.

Un libro che sta filando via come un treno è Il delitto ha le gambe corte di Christian Frascella, Einaudi 2019. A Torino tre problemi per l’investigatore privato Contrera: ritrovare una bella ragazza scomparsa di cui si è invaghito; proteggere l’ex moglie e la figlia dalle molestie di uno stalker e riportare a casa un cinese dedito alle arti marziali. Personaggio Contrera fuori dagli schemi (però, a onor del vero, costruire un personaggio fuori dagli schemi è diventato, oggi, esso stesso uno schema): ex poliziotto, ex marito e padre detestato dalla moglie e dalla figlia, vive con la sorella, odiato dal cognato (i due nipotini, però, lo ammirano). Spulciando in qua e là ironia e sorriso tra violenza e disperazione.

Il mistero del cadavere sul treno di Franco Matteucci, Newton Compton 2019.
Già conosciuto con La mossa del cartomante, Newton Compton 2014, dove avevo incontrato, come personaggio principale, il poliziotto Marzio Santoni. Ecco che cosa avevo scritto su di lui “Ad indagare l’ispettore Marzio Santoni, detto Lupo Bianco, capelli biondi lunghi, occhi azzurri, fisico splendido e splendido naso capace di avvertire i minimi odori (mi ricorda don Attilio Verzi di Andrea Franco). Vespa 50, bianca come la neve, degli anni ottanta (e qui mi viene in mente il free lance Radeski di Paolo Roversi). Scapolo, vive in una casa con formicaio (giuro) e il topo Mignolino. Suo assistente Kristal Beretta, capelli a spazzola, occhi celestini e una gran simpatia. Supercapo Soprani invischiato in traffici piuttosto dubbi. Portatore di disgrazie al solo apparire il falco Trogolo, come in questo caso”. Ora è alle prese con la morte per malattia di una sensitiva “capace di parlare con gli alberi”. Sollecitato dalla lettera di Miss Coccoina (nome tutto un programma e non sappiamo ancora chi sia) la morte della ragazza diventa sospetta e si pensa ad un omicidio. Forse da parte dello stesso marito, insegnante di Forest Theraphy, che se la spassa con l’amante. Siamo a Valdiluce, su una montagna fiabesca, dove succederanno fatti drammatici e inquietanti che metteranno in pericolo la sicurezza, la privacy e l’intimità di ognuno. Il tutto attraverso un dosaggio equilibrato tra momenti di pathos e sorriso.

A ruota (gialla) libera – Rivelazioni! (2)

Così, come mi frulla per la testa. Spunti di lettura, scrittori, sensazioni, emozioni, satirette per sorridere insieme…

La vera, incredibile storia di tanti personaggi leggendari. Da Poirot a Miss Marple, da Sherlock Holmes a Nero Wolfe, da Philo Vance a Perry Mason
Come già espresso nella puntata precedente sono venuto in possesso di certe lettere esplosive da parte di personaggi famosi del romanzo poliziesco.
Philo Vance si lamenta di essere stato trasformato in un personaggio di discendenze nobiliari, colto e raffinato, mentre per sua natura era portato più ai modi spicci e naturali dei campagnoli. Di nascosto la notte a bettole e puttane. Fiumi di birra e rutto libero alla Fantozzi, seguito da qualche mitragliata nelle parti basse (traduzione piuttosto libera e modernizzata). Gli scacchi, poi, adatti a smidollati perditempo buoni a nulla. Al che mi sono piuttosto incacchiato e ho in mente di rispondergli per le rime. Anche se non ho ancora trovato la risposta giusta…
“Aria! Aria! Aria!” grida di continuo Henry Merrivale, il Vecchio di Carr, come se fosse sotto un attacco di asma. E tutta la lettera dà l’idea di uno fuori di testa che ripete sempre le stesse cose con una novità assoluta: il delitto della camera aperta. Il suo autore non ne ha mai voluto sapere, costringendolo ad estenuanti soggiorni in camere chiuse, ed ora il Vecchio la propone alle generazioni di questo secolo. Un delitto in una casa con porte e finestre aperte dove circoli un’aria almeno respirabile per chi deve condurre le indagini e dove l’assassino venga visto mentre compie addirittura il misfatto. Un’idea nuova, originale, geniale, punteggiata da “Arconti di Atene!”. Milionate e milionate di copie vendute. Dice lui. E non c’è da dargli torto, dico io, che le stronzate spesso vendono più dei capolavori.
Philip Marlowe ce l’ha a morte con l’autore che lo faceva fumare di continuo. Ha scritto una lettera pietosa da un ospedale dove è in cura per un cancro al polmone. Manda un saluto a tutti e ci prega di ricordarlo. Gli risponderò di stare tranquillo che il suo nome vincerà di mille secoli il silenzio. E non mi pare poca cosa, visto il poetico accostamento.
Lo stesso dicasi per Duncan Maclain, l’investigatore cieco di Baynard Kendrik, che ci vedeva benissimo ed era costretto a girare le scene fantasiose del suo autore con una benda sugli occhi. Per entrare meglio nel personaggio, secondo Baynard. Al suo attivo una trentina di riferimenti variegati da primo posto al Festival Internazionale degli Insulti. Dove “abita” ora può vedere all’opera un bel po’ di campioni del gioco degli scacchi che ha sempre amato con i loro tic e le loro manie. Fischer fa un casino del diavolo per la scacchiera che non gliene va bene una, la luce troppo forte o troppo debole, il pubblico troppo vicino o troppo lontano e insomma un bel rompipalle; Lasker avvelena tutti con il suo sigaro pestilenziale e sbuffa di continuo “Lotta, sempre lotta, fortissimamente lotta!”; Tal ipnotizza i suoi avversari con lo sguardo dei suoi occhi diabolici e sulla scacchiera sacrifici a go-go; Blackburne gira mezzo ubriaco fra i tavoli e arraffa tutti i liquori a portata di mano; Steinitz ha sfidato perfino Dio su dieci partite e insomma intelligenti, mah, strani parecchio di sicuro.
Padre Brown si lamenta, invece, di non essere stato una vera, genuina creatura del favoloso intelletto di Chesterton, un personaggio, cioè, compiutamente inventato e non una fotocopia di un essere esistente come Padre John O’Connor di Bradford, al quale manda subito un paio di sentiti accidenti per quel viso rotondo e inespressivo come gnocchi di Norfolk e gli occhi incolori come il mare del Nord. Almeno l’autore avesse scelto un esemplare umano di un certo fascino! E invece si ritrova ad essere un pretucolo da strapazzo imbranato fradicio con l’ombrello che gli casca perennemente fra i piedi. Una macchietta, solo una macchietta! E giù altri accidenti che in bocca ad un religioso mi hanno creato, devo dire, un certo imbarazzo.
Perry Mason sbuffa e risbuffa di non avere mai potuto intessere una relazione amorosa con Della Street, di cui era innamorato pazzo. Solo rapporti di lavoro, mentre lui si ingrifava (mio conio) non appena la vedeva ancheggiare con il lato B bello sodo, e l’avrebbe pure inchiappettata anche durante il controinterrogatorio di un teste reticente. Qui non ho potuto edulcorare niente e speriamo in un momento di distrazione della responsabile. (Uhm… n.d.A.)
Insomma ho fra le mani una interminabile sequela di lettere esplosive che faranno saltare sulla sedia i lettori del mondo letteral-giallistico. Ne cito soltanto altre due per non farla troppo lunga. In primis quella del famoso Maigret che si lamenta di una vita insipidamente grigia insieme alla signora Maigret, appunto, e dei quintali di birra che gli ha fatto ingurgitare l’autore. Conseguenza prostata da mongolfiera e corse interminabili al gabinetto. Per seconda quella di Charlie Chan, il cicciottello ispettore di Honolulu, stressato dalla ricerca disperata di proverbi e aforismi vari con i quali condire le sue indagini. Non aveva un attimo di tregua e doveva tirarli fuori anche di notte per finire freschi freschi al mattino sulle pagine dell’autore. Dalla scrittura zigzagante e da tutto il contesto del discorso si evince uno stato mentale decisamente alterato.
L’unico soddisfatto in questa trenata di musi lunghi e volti paonazzi è John Evelyn Thorndyke che si crogiola beato nella sua bellezza apollinea, o quanto sono bello, o quanto sono fascinoso e come me non c’è nessuno. Bello e scientifico con quella sua valigetta verde sempre appiccicata dietro e dunque mi prega di ricordarlo ai lettori, qualora se ne fosse dipartita la memoria. Insieme al suo creatore, Richard Austin Freeman che, smack smack smack, se lo bacerebbe tutto! Anche per quell’inverted story, una robetta mica da poco nell’ambito della letteratura poliziesca. E insomma ricordateci, ricordateci, ricordateci e allora me lo segno, seppure con un po’ di stizza che a me non mi ricorda nessuno.
Tutte le lettere, ad eccezione di quest’ultima, sono un miscuglio di rabbia, invettive e rimpianto di noti personaggi, per non essere stati riconosciuti per quello che erano. Una lotta continua con gli autori che li tiranneggiavano ed umiliavano. Li rendevano ridicoli con i loro tic, le loro stupide manie inventate per attirare l’attenzione del lettore e vendere di più. I personaggi letterari, e il romanzo poliziesco è letteratura, hanno diritto ad essere rispettati per quello che sono e nessuno deve modificare la loro natura.
Questo è il messaggio principale. Il sottoscritto l’ha recepito e comunicato in questo blog. Ed è tutto vero, giuro, cascassero le palle a quelli che non mi credono.

A ruota (gialla) libera – Rivelazioni! (1)

Così, come mi frulla per la testa. Spunti di lettura, scrittori, sensazioni, emozioni, satirette per sorridere insieme…

La vera, incredibile storia di tanti personaggi leggendari. Da Poirot a Miss Marple, da Sherlock Holmes a Nero Wolfe, da Philo Vance a Perry Mason
Sono stato incerto fino all’ultimo. La cosa è troppo grossa per essere creduta. Sputo il rospo anche se già vi vedo pronti a storcere la bocca e scuotere la testa. Ho ricevuto delle rivelazioni. Più precisamente delle lettere. Ma non le solite lettere che si ricevono tutti i giorni dai parenti, dagli amici o dalla fidanzatina di turno. Voglio dire, è incredibile… ho ricevuto delle lettere da certi personaggi famosi del romanzo poliziesco! Un bel pacco di lettere infiocchettate che mi ha portato un tizio dall’aspetto misterioso (sembrava Babbo Natale) e che ribaltano completamente certi giudizi. Qualcuno già si alza e se ne va, qualcuno rimane con evidente espressione di compatimento nei miei confronti. Facciamo in questo modo. Ascoltatemi e poi alla fine subissatemi pure di fischi o tiratemi quello che vi capita fra le mani.
Sono lettere così commoventi e nello stesso tempo così piene di risentimento, di odio e di rimpianto che mi hanno commosso e sconvolto allo stesso tempo. Non so per quale motivo i loro autori abbiano scelto proprio il sottoscritto come destinatario ma le vie del Signore sono infinite. Mi hanno anche pregato di leggerle e di far conoscere il loro contenuto ai lettori di questo blog e le vie del Signore sono ancor più infinite.
Sono lettere firmate. Vedi quella di Poirot. Avete capito bene. Proprio lui, quel tipetto bassotto pienotto, con i baffetti ben curati, i guanti, le ghette, il bastone sempre dietro, quello delle celluline grigie, insomma, l’infallibile investigatore creato dalla immaginifica penna della Christie. Un’arpia, una strega, un tiranno. No, non sono io che lo dico. È Poirot stesso che lo ripete in continuazione. Lui per natura disordinato, per non dire caotico, costretto ad essere sempre preciso, stirato, impomatato e lucidato a puntino. Lui, un uomo del tutto normale, ridotto ad un mezzo omuncolo con la testa d’uovo! Le pare che abbia la testa d’uovo? mi ha chiesto evidentemente stizzito, accludendo una sua foto alle lettera. E non c’è da dargli torto. Tra l’altro è pure senza baffi. E non è nemmeno belga. Un italiano, Porro, storpiato malignamente, dice lui, in Poirot. Un italiano che tra le varie stupidaggini inventate non patisce il freddo, e che, e qui tralascio la sequela di insulti per la nostra Agatha, ama appassionatamente le donne. Tra le quali figura, figura… Miss Marple!
No, non andate via anche voi, lo giuro (tra l’altro pensate di trovare qualcosa di meglio in giro?), sì proprio Miss Marple che non è la vecchietta simpatica che abbiamo conosciuto ma uno schianto di figliola da far strabuzzare gli occhi (foto docet), costretta dall’arpia, gelosa fradicia, a truccarsi e trasformarsi in grinzosa zitella. La sera, dopo il lavoro, dopo il supplizio, si incontravano per dare libero sfogo alla loro passione. E questo fatto è confermato dalla stessa Miss Marple, nome vero Lucia Marpalò, anche lei italiana, nella sua lettera, votata alle umiliazioni più penose come a ciangottare di continuo con delle moriture, per non perdere il posto di lavoro in un momento di gravi difficoltà economiche.
L’ultima parte è davvero commovente. Una confessione dolorosa e difficile che deve essergli costata molto. Poirot non era quell’infallibile genio che abbiamo conosciuto, quell’ingegno mostruoso che scioglieva gli enigmi più incredibili e complessi. Poirot aveva un suggeritore! Sì, proprio un suggeritore nascosto nel punto giusto dalla “strega” che sbrogliava tutte le matasse poliziesche e lui a ripetere come un allocco. A volte non c’era nemmeno bisogno del suggeritore perché la storia, insinua malignamente Poirot, era così scombinata che poteva andar bene qualsiasi soluzione. E non deve avere avuto neppure troppo torto se un famoso scrittore, a proposito di “Assassinio sull’Orient Express”, scrisse che solo un deficiente, o giù di lì, avrebbe potuto scoprire chi era l’assassino.
Un’altra lettera è di Nero Wolfe. Di quell’omone grande e grosso uscito fuori a stento (battutina extra) dalla penna di Rex Stout. Dice subito che ha vomitato più lui degli antichi romani al vomitorium, e che quello stupido di un Fritz non era per niente il cuoco invidiabile descritto dall’autore, ma un rimescolatore di brodaglie da strapazzo. Che le favolose frittelle mattutine, le salsicce di mezzanotte, lo stufato d’anatra ripiena e perfino l’insalata brasiliana gli procuravano immancabilmente una stressante diarrea. Una volta erano arrivati perfino alle mani e aveva ricevuto una coltellata ad un braccio su cui portava ancora i segni.
Le orchidee non lo interessavano manco pe’ gnente (tradotto un po’ alla paesana), mentre subiva una attrazione particolare per il girasole, così allegro, così illuminante, ed anche per il giaggiolo senza una spiegazione precisa. C’erano state lotte furiose con l’autore ma alla fine l’aveva vinta lui, con la promessa che qualche volta lo avrebbe fatto uscire dalla sua casa, dalla quale non lo faceva muovere di un passo. Il lavoro gli piaceva, questo è vero, ma invidiava soprattutto gli investigatori dell’hard boiled che potevano scorrazzare in giro a loro piacimento tra cazzotti e pistolettate. Una volta si era messo perfino in contatto con uno di quei personaggi scapestrati che tanto lo entusiasmavano, un certo Sam Spade che gli aveva promesso una parola buona con il suo autore. Scoperto da Archie Goodwin era stato preso per il bavero e riportato di forza, seppure con fatica, all’ovile. Era solo lui, lui solo, gli disse in tono minaccioso che doveva fare quello che facevano quelli dell’hard boiled. Nero Wolfe in poltrona a ponzare, zitto e mosca. E così è trascorsa la sua vita fra orchidee, Fritz, Goodwin e poltrona, appunto.
Ho ricevuto due lettere complementari: una di Sherlock Holmes e una di Watson. Riassumo per non farla troppo lunga. Sherlock Holmes nella vita non voleva fare certo il protagonista di gialletti da strapazzo. Semmai l’eroe in uno di quei romanzoni belli tosti di guerra e amori impossibili che rimangono impressi per una miriade di anni nell’animo di dolci, ammalianti fanciulle. Costretto a forza con la droga (da qui l’uso della cocaina) dall’autore ad interpretare un ruolo che non sentiva suo. Non sopporta, non ha mai sopportato il violino, strumento da fighetti, ma ha sempre avuto una passione sviscerata per il tamburo. Da ragazzo stamburate da tutte le parti e una notte in gattabuia per avere tenuto sveglio l’intero quartiere. Falsa la celebre frase “Elementare, Watson!”, inventata ad arte da Doyle solo per infondergli un’aura di infallibilità. La sua espressione nei momenti cruciali era ben altra “Ora so’ cavoli amari, Watson!” (traduzione edulcorata), per dire che l’incertezza era il suo campo di battaglia. Alla forca tutti gli imitatori successivi che lo hanno preso in giro o fatto diventare un pacioso apicultore.
Il dottor Watson, a sua volta, è di umore nero, nerissimo, per avere dovuto interpretare sempre la parte del bischero, della spalla, lui portato ad essere il personaggio principale. Suo udito stravolto dalle strampalate note del violino stonato e dalle strampalate deduzioni dello spilungone che mandavano in visibilio una turba ammaliata di lettori allocchi. Costretto, a volte, ad interpretare altre figure di contorno e perfino il famoso mastino di Baskerville in un momento di penuria di attori (non c’era un cane che volesse fare quella parte). E qui ha emanato, pardon scritto, una specie di struggente guaito che mi ha rimescolato il sangue.
Alla prossima. Se ci arrivo…

A ruota (gialla) libera – Occhio a non passare di qua!

A ruota (gialla) libera di Fabio Lotti
Così, come mi frulla per la testa. Spunti di lettura, scrittori, sensazioni, emozioni, satirette per sorridere insieme…

Occhio a non passare di qua!
La mia trasformazione in licantropo notturno è dovuta alla lettura dei gialli di Carr e di Van Dine sul mistero della camera chiusa, che poi con Gaston Leroux è diventato il mistero della camera gialla. Una sera sul tardi, mentre ne stavo leggendo uno e mi scervellavo a capire per l’ennesima volta come fa un povero cristo a morire assassinato dentro una stanza chiusa all’interno da tutte le parti senza che l’omicida si ritrovi dentro con lui, mi sono cominciati a uscir fuori peli, artigli e zanne. Li ho cercati, li ho trovati, li ho abbrancati e portati in una camera. Prima l’ho aperta, poi l’ho chiusa e ho detto loro di risolvere il mistero. Riuscissero questa volta a passare da una camera chiusa ad una aperta. Ogni tanto vado a vedere come se la cavano. Sono sempre lì dentro.
Non avvicinatevi! Statevene alla larga! Questo è un angolo tutto mio. Buio da far paura. Da qui guardo, scruto e azzanno. Non voi reietti della penna ma tutti quelli che vengono incensati e osannati. Autori e personaggi. Maschi, femmine e… come sono sono. Non vado per il sottile. Mi piace il candore delle loro carni e il succo denso del loro sangue. Quanto più ricchi e famosi tanto più appetitosi. Da qui ne sono passati parecchi. E parecchi ne ho azzannati tutti belli pomposi che non se l’aspettavano. Si credevano invincibili, insuperabili ed eterni. Ma dovreste aver visto le loro facce spaurite quando li ho ghermiti e avere sentito i loro tristi gemiti per capire quanto siano molli e flaccidi questi palloni gonfiati! Soprattutto quando sono da soli e non hanno il viscido appoggio dei soliti paraculi.
Il primo che mi è capitato fra le grinfie è stato Holmes. Sì proprio Sherlock Holmes! Non avvicinatevi! Non crediate di farmi paura perché siete in tanti. Anche se la vostra pellaccia mi fa schifo vi giuro che vi sbrano con un colpo solo. Holmes, il grande Holmes, l’insuperabile Holmes! È passato di qui con la solita mantellina, la solita pipa puzzolente, il solito cappellaccio, il solito sguardo da “So tutto mi” che mi ha fatto sempre andare in bestia. Era con Watson, con quel povero tontolone del dottor Watson che viene preso sempre in giro. Stavano discutendo e ancora una volta lo spilungone gli ha rifilato una serie di discorsi uno dietro l’altro con il solo scopo di metterlo a disagio e far sentire la sua marcata superiorità. Alla luce del lampione ho visto la faccia bonaria del dottore diventare rossa come un cocomero. Ho digrignato le zanne e Holmes deve avere percepito qualcosa perché si è girato verso l’angolo buio dove ero nascosto. Hanno parlottato fra di loro e poi ho sentito la voce di Watson “Non andare. Può essere pericoloso.” Ma ancora una volta il bellimbusto non si è fidato di lui e ha fatto la fine che si meritava. Un logorroico, un borioso di nulla. Uno che ha risolto dei casi impossibili con argomenti impossibili e tutti lì a bocca spalancata come citrulli. Si può osannare uno che si droga, un cocainomane che dovrebbe marcire in prigione? Ma gliel’ho fatta pagare la sua superbia! Anche se il pasto è stato un disastro. Poca polpa e tanti ossi.
Di qui è passato anche Poirot. Fermi! Non fate un altro passo in avanti che faccio un macello. Vi conosco tutti, nome e cognome. Non ve l’aspettavate, vero? Vi conosco, mascherine. Difensori sciagurati di questi parti mostruosi. Sì, è passato di qui anche Poirot. E ha fatto la fine che si meritava. Era un caldo boia, uno di quei caldi africani che fanno sudare anche l’abitante del Burundi e lui era tutto vestito a puntino con le sue maledette scarpe lucide, le ghette e i guanti. Capite! Perfino con i guanti quando io impazzisco se non mi tolgo la canottiera. Di giorno mentre ritorno quello di prima. Di notte, invece, è ancora peggio. Con tutti questi peli la sauna è assicurata. Dunque è passato il nano belga con la sua ridicola testa d’uovo. Mi sono nascosto nell’angolo più buio nel caso fossi scoperto dalle sue cellule grigie. Sì, perché le sue cellule grigie scoprono tutto. Anche quello che non c’è. E come gongola quando le mette in funzione! E come sorride! E come si liscia i baffi! E come ti guarda dal basso in alto! Ho odiato Poirot fin dall’inizio. Quando tutti erano ammaliati dal suo scilinguagnolo sciolto e non si accorgevano di essere presi in giro da lui e dalla grande burattinaia Agatha Christie. Uno almeno gliel’ha cantate chiare e tonde alla cosiddetta regina del giallo. Regina poi, regina dei miei stivali. Un certo Chandler che ringrazio con tutto il cuore. Anche se…Insomma qualche giorno fa è passato di qui insieme ad Hammett e ad Edgar Allan Poe. Ubriachi fradici si sono messi a cantare le osterie. Una figuraccia! Christie e Poirot dicevo. Una bella coppia davvero. Che ha sedotto milioni di babbei. Speravo tanto che passassero insieme che pure a lei dovevo dirgliene un paio ma è venuto solo Poirot. Oltre i guanti aveva anche un bel bastone da passeggio. Non lo lascia mai. Ho l’impressione che lo porti perfino al gabinetto a volte inciampasse e cadesse dentro il water. È arrivato con i suoi passettini corti e veloci e ha incominciato a parlare. Ho guardato bene se vicino ci fosse quell’imbecille di Hastings, ma niente. Nemmeno l’ombra di un passero. Parlava da solo ma non sentivo bene. Mi sono scostato dal buio profondo per ascoltare meglio. Parlava di sé. Dei suoi casi risolti. Della sua abilità. Della sua fine intelligenza. E si rivolgeva alle sue favolose cellule grigie. Allora non ce l’ho fatta più a trattenermi. Sono uscito di corsa dal buio, ho emesso uno dei miei ululati più terribili, l’ho abbrancato con gli artigli, l’ho portato nel mio angolo e l’ho fatto a pezzi. Questa volta è andata bene. Ho trovato più polpa che osso. Anche se è stata dura strappargli tutti i vestiti. Lo volete sapere? Non era la prima volta che i due cicisbei passavano di qui. Questa è una strada particolare. Ai margini della città. Qualche lampione e poi buio pesto. Sono passati, ma non soli. In compagnia. In dolce compagnia. Sì, proprio in dolce compagnia con due “sventole” da far girare la testa. E in atteggiamento provocatorio. Una volta Poirot è stato abbracciato dalla sua bella di turno che gli ha sussurrato “Pisellone mio!” facendogli tremare i baffi e cadere il bastone. Vi meravigliate eh? Vi vedo sbiancare. I due più intransigenti misogini della storia del giallo che vanno a…Tutta una finta, tutta una recita. Vi hanno preso in giro. E voi ci siete cascati ancora una volta, allocchi che non siete altro.
È passata anche Miss Marple. Porc… Chi ha tirato il sasso? Giù le mani dai sassi o vengo lì e… Ecco, fate bene a scappare. Dunque anche Miss Marple è passata di qui. Avevo voglia di dirgliene quattro per quella sua falsa modestia, per quel suo artefatto candore, per quella sua curiosità da pettegola nata e cresciuta prima di squartarla ma… ma è stato impossibile. È arrivata insieme a quelle dannate vecchiette che le fanno sempre compagnia e hanno incominciato a parlare a parlare a parlare che non la finivano più. Del figliolo del postino, di zia Carolina, della cognata del marito del funzionario di polizia, dei pasticcini di quella, delle tendine immacolate di quell’altra. Non ne potevo più. Ho messo la coda tra le gambe, pardon tra le zampe, e sono ritornato quatto quatto nella mia tana.
Philo Vance e Lord Wimsey passeggiavano insieme tutti leccati a puntino con la solita aria di snobismo strafottente che circola nelle loro facce. Si stavano beccando come due galli in un pollaio anche se non c’erano le galline: io conosco quindici lingue, io sedici, io so giocare a scacchi, anch’io, io ho una stupenda collezione di incunaboli, io fumo solo sigarette egiziane e bevo solo caffè turco, io vado a cavallo, io sono un impareggiabile spadaccino, io faccio collezione di francobolli, io colleziono qui io colleziono là, il mio autore è più bravo del tuo, guarda che la mia autrice ha perfino tradotto la “Divina Commedia”, il mio ha scritto le famose venti regole ecc… ecc… ecc… Appena passato il lampione gli sono saltato addosso e me li sono mangiati insieme ai loro monocoli.
Nero Wolfe non esce mai di casa? E chi ve lo ha detto? Si muove, si muove. Con lo stesso obiettivo di Holmes e Poirot. Non porta rose ma gardenie. Una sera è arrivato insieme al suo cuoco personale. Fritz se non sbaglio. Stavano litigando su un piatto. Non ricordo di preciso. Due piccioni con una fava mi sono detto. Li ho abbrancati tutti e due. Questo Fritz mi ha pregato lasciarlo vivo, almeno per un po’, che con tutta la carne del suo padrone mi avrebbe preparato un sacco di piatti prelibati. Mi ha convinto. Perché mangiare sempre crudo e di fretta?
Fatto fuori anche Dan Brown. Per la soddisfazione di un amico pseudo scrittore di gialletti che conosce il mio segreto. Era stufo di farsi un mazzo così e di vendere al massimo duemila copie mentre questo Dan Brown ne sforna a milionate. È passato per questa strada maledetta. Tutti, prima o poi, passano per questa strada che porta non solo a… a quello che già sapete ma anche verso altri precipizi dell’animo umano. L’ho beccato mentre contava i suoi blocchetti di assegni e le carte di credito. Quando è arrivato a cento gli sono saltato addosso. Ha cercato disperatamente di difenderli come fossero pezzi e’ core. Di notte ho una forza tremenda ma c’è voluto del bello e del buono per trascinarlo nell’angolo buio. Qui ha giocato la carta della corruzione con la storia che mi avrebbe regalato la Gioconda. Per un attimo sono rimasto perplesso. Poi mi è venuta in mente la faccia disperata del mio amico dopo l’uscita di ogni suo libro e non ho avuto pietà.
Al tenente Colombo ho staccato di netto un braccio che teneva alzato anche mentre camminava. Non ricordo se era il destro o il sinistro. Si è salvato lasciandomelo tra le fauci e scappando come un razzo su una macchina nuova fiammante. Come abbia fatto a guidarla rimane un mistero.
Invece Maigret l’ho salvato. Pure se mi stuzzicava l’appetito bello sodo com’era. Fumava tranquillamente la pipa. Era a passeggio con la moglie. Signora Maigret diceva, signora Maigret e signora Maigret e signora Maigret. Anche nell’intimità di una passeggiata. Mai che la chiamasse con il suo nome. Mi ha fatto venire una rabbia! Poi ho visto la faccia della signora Maigret che era contenta di sentirsi chiamare signora Maigret e li ho lasciati andare.
È passato Montalbano. Sì proprio Montalbano. Assomigliava spiccicato a Zingaretti. Era parecchio buio ma l’ho riconosciuto perché ad ogni passo diceva “Montalbano sono”. Quando ho finito di spolparlo gli ho detto la frase che avevo in mente di dirgli da un pezzo “Montalbano fosti!”.
A un certo punto ho visto un signore alto, bello, elegante dal profilo greco. Teneva in mano una valigetta verde. Lì per lì non l’ho riconosciuto. Poi ha appoggiato la valigetta sopra un muro e ha cominciato a tirar fuori arnesi e ampolle varie. Thorndyke ho detto! Bene, anche tu non mi scappi. Troppo bello, troppo bravo, troppo intelligente, troppo scientifico. In realtà ce l’avevo soprattutto con il suo creatore, quel Richard Austin Freeman che ha aperto la porta proprio al cosiddetto giallo scientifico motore primo di tutte le indagini pazzesche moderne dove i morti non vengono lasciati in pace nemmeno da morti. E sono costretti a dire tutto sulla loro dipartita. Intanto ho divorato il suo apollineo personaggio. Era delizioso.
Non sempre questo mio lavoro notturno dà delle soddisfazioni. Con Sarti Antonio è andata proprio male. Sarti Antonio chi? Quello di Macchiavelli. No, non del Machiavelli con una c sola. Che c’entra il segretario fiorentino! Di Loriano Macchiavelli. Chiaro? È arrivato trafelato con la faccia accesa che sembrava scoppiare da un momento all’altro. Forse ce l’ha a morte con qualcuno, ho pensato. Si è scelto un angolino buio vicino al mio. Ora è fatta, ho pensato di nuovo. È venuto da solo in bocca al lupo. Si è tirato giù i pantaloni e ha scaricato una montagna di cacca che si sentiva ad un miglio di distanza. La solita colite cronica. Mi ha fatto passare l’appetito. E ho giurato di non pensare più.

Sulla rotta del giallo Mondadori (IV) – Le lunghine di Fabio Lotti

Gli Speciali…
Questa volta diamo uno sguardo veloce agli Speciali Mondadori che sono davvero “speciali”. Basti pensare al curatore Mauro Boncompagni. Così, come sono stati presentati in quarta di copertina. Non c’è da aggiungere altro data l’alta qualità degli autori e il costo veramente appetibile.

IL MESSAGGIO DEL MORTO
AGATHA CHRISTIE, I Sette Quadranti
Un gruppo di amici in vena di scherzi, riunito per il weekend, organizza una levataccia shock per un compagno dormiglione collocandogli in camera ben otto sveglie. Ma il mattino dopo le sveglie squillano invano e lo shock è riservato ai burloni: la loro vittima dorme il sonno eterno per aver assunto una dose eccessiva di sonnifero. Il tragico episodio, con tanto di lettera incompiuta, è la scintilla che dà l’avvio a un intrigo dagli sviluppi impensabili.
JOHN DICKSON CARR, Astuzia per astuzia
Non è cosa di tutti i giorni, in uno studio legale, assistere all’irruzione di un ometto che indossa un fez verde e va delirando circa un delitto imminente. Nemmeno accade così spesso che un cliente venga pugnalato a morte in quelle stanze. Eppure è questa la sorte toccata al povero Abu di Ispahan, spirato pronunciando le sue ultime, ermetiche parole a proposito di certi guanti. Un autentico rompicapo che è un invito a nozze per l’avvocato Patrick Butler.
ELLERY QUEEN, L’avventura dell’orologio sotto la campana di vetro
Che cosa si ottiene mettendo insieme un’ametista purissima, un profugo dalla Russia zarista, una coppa d’argento, una partita a poker, cinque biglietti di auguri di buon compleanno e, dulcis in fundo, un orologio protetto da una campana di vetro? Per chiunque non sia Ellery Queen, un rebus impossibile da decifrare. Per lui, un caso semplice come sommare due più due.

AMORI MALATI
ORIANA RAMUNNO, L’amore malato
Una youtuber di successo viene assassinata con selvaggia efferatezza. Per Emma, investigatrice della Mobile, sentir parlare di delitto passionale è inconcepibile, quando non c’è altro che odio. Si tratta forse del fatale epilogo di una storia di maltrattamenti che, come spesso accade, si sarebbe dovuto prevenire? Ma a nessuno importa, finché non è troppo tardi. Un copione che si ripete sempre uguale.
ANTONIO TENISCI, Ombre viola
Il cadavere di una ragazza sul ciglio di una strada. Massacrata nella notte a colpi di martello. Un’altra immagine nell’atroce galleria delle vittime di una violenza cieca che sembra dilagare come un contagio. Bocche mute e sguardi senza futuro, volti che portano i segni del pianto e della sofferenza, in una straziante sfilata che per il commissario Pazienza non può, non deve, diventare routine.
ELISA BERTINI, Nerocuore
Un uomo è accusato dell’omicidio della moglie, e per Minerva Mai l’ombra della paura risorge dal passato a oscurare la sua nuova vita. Perché certe ferite non si cancellano ed è come se ogni volta succedesse a lei. Ma qualcosa non le torna nella ricostruzione dei fatti. È tempo di trasformarsi da preda in fuga a cacciatore. Per non dare tregua agli uomini che uccidono le donne.

DELITTI IN GIOCO
JOHN V. TURNER, L’uomo dal fazzoletto
Per un boxeur come Al Fanlagan, soprannominato il Massacratore, l’incontro per il titolo dei pesi medi dovrebbe essere una passeggiata. Eppure Al va giù al primo round, per non rialzarsi più. Infatti è morto. Avvelenato. Ma come può essergli stata somministrata la sostanza letale, se nelle ore precedenti non aveva assunto cibo né bevande? L’unica ipotesi possibile, per l’avvocato Amos Petrie, è che sia successo sul ring…
S.S. VAN DINE, Il mistero di casa Garden
Sodio radioattivo, l’Eneide di Virgilio e un cavallo da corsa: è con questo rebus astruso che un anonimo attira l’attenzione sulla famiglia Garden. Se poi nell’attico della loro residenza chi si è giocato tutto su un purosangue rivelatosi perdente si uccide con un colpo di pistola, l’enigma si colora a tinte fosche. Ma c’è tra i presenti l’investigatore Philo Vance, pronto a cimentarsi con un assassino che non ha tenuto conto del suo talento.
ELLERY QUEEN, L’avventura della finale di baseball
Ellery Queen, tifoso accanito, si sta godendo a New York la finale del campionato di baseball, ma tutto sembra congiurare per impedirgli di assistere in pace al match. Come quando un famoso ex giocatore muore all’improvviso tra gli spettatori. Allora Ellery dovrà rivolgere per qualche istante la geniale mente al caso di omicidio più inopportuno che gli sia mai capitato.

AGLI ALBORI DEL GIALLO
JOHN BUCHAN, I trentanove scalini
Al ritorno dalla Rhodesia in Inghilterra, l’ingegnere minerario Richard Hannay si ritrova accusato di un omicidio che non ha commesso. La vittima è un americano in possesso di informazioni su un complotto per uccidere il primo ministro greco. Braccato dalla polizia e dai cospiratori, dovrà risolvere il mistero per salvarsi la vita.
EMILIO DE MARCHI, Il cappello del prete
Il barone Carlo Coriolano di Santafusca ha un debito che non è in grado di saldare. Don Cirillo è un religioso che, a dispetto della vocazione, ha messo insieme molti denari. Quale rimedio migliore, per il nobile decaduto, che togliere di mezzo il prete e impadronirsi dei suoi averi? Un delitto perfetto, se non fosse per la sparizione di un certo cappello.
EDGAR ALLAN POE, I delitti della rue Morgue
Al quarto piano di una casa a Parigi vengono rinvenuti i cadaveri di due donne, brutalmente assassinate. Porte chiuse a chiave, passaggi troppo stretti per un essere umano, eppure nessuna traccia del colpevole. Di fronte a un caso che appare senza soluzione, la parola a C. Auguste Dupin, pioniere della scienza investigativa.

TRE MISTERI PER LE SIGNORINE OMICIDI
PATRICIA WENTWORTH, La collezione
La morte violenta di un collezionista è di per sé un caso interessante. Ancora di più se costui, per ironia della sorte, raccoglieva gioielli appartenuti alle vittime di delitti assurti agli onori della cronaca. Per l’investigatrice privata Maud Silver poter contribuire alle indagini è un invito a nozze, e una pessima notizia per il colpevole.
KAY STRAHAN, La Fattoria del Deserto
Quando un omicidio e un suicidio sconvolgono la vita degli ospiti di un ranch nel Nevada, sembra che nessuno possa decifrare una simile esplosione di follia. Nessuno eccetto l’investigatrice Lynn MacDonald.
La sua proposta è semplice e onesta: rimborso spese in caso di insuccesso, diecimila dollari se riesce. E a Lynn non piace fallire.
STUART PALMER, Il mistero della villetta da luna di miele
Per Hildegarde Withers, investigatrice dilettante, intrufolarsi in casa d’altri non è poi così grave se c’è di mezzo sua nipote, scomparsa dopo una lite con il marito. Non sono dello stesso avviso i poliziotti che l’arrestano per violazione di domicilio. Ma avranno modo di ricredersi, quando la zitella ficcanaso scoprirà cose che loro nemmeno si sognano.

I TRE VOLTI DEL NOIR
JAMES HADLEY CHASE, Colpo a freddo
Confessare il suo crimine è ciò che rimane a Chad Winters. Un cronico bisogno di soldi e la presunzione di poter commettere il delitto perfetto l’hanno spinto ad architettare il suo piano. Sposare una ricca ereditiera e poi ucciderla. Niente di nuovo sotto il sole. Ed è finita male. Per quelli come lui va sempre a finire così.
STEFANO DI MARINO, Per il sangue versato
Sergio vorrebbe davvero cominciare un’altra vita, magari con l’affascinante Thiushan. Ma vecchi debiti e una serie di macchinazioni alle quali è impossibile sfuggire lo costringono a tentare un ultimo colpo: un favoloso carico di rubini provenienti dall’Oriente. Il piano s’intreccia però con la vendetta di un uomo solo e disperato…
FRANCIS ILES, Viaggio nel buio
L’omicidio è l’unica soluzione, Norman Cayley lo sa. Un’avventura amorosa può capitare a tutti, ma Rose vuole fare sul serio. Un bel guaio per un avvocato in carriera che invece punta alla figlia del socio anziano dello studio. Per risolverlo gli basterà aspettare in strada, al buio, pieno di whisky e con una rivoltella in tasca…

Non perdeteli e buona lettura!