‘L’uomo nero’ di Luca Poldelmengo

L’uomo nero (Piemme, 2012) è il secondo romanzo di Luca Poldelmengo, dopo Odia il prossimo tuo (Kowalski, 2009). Degli studi al DAMS e del lavoro di sceneggiatore L’uomo nero riporta ampiamente traccia: capitoli brevissimi, spezzati a seconda dei personaggi narra(n)ti. Come la precedente, anche L’uomo nero è una storia di disperazione. In quest’ultimo romanzo lo spunto è quello della cronaca – un incidente stradale – ma tutto quello che accade prima, e dopo, riguarda un’ipotetica e realistica vita quotidiana.

Tre i personaggi principali: Gabriele, arrivista e cinico, in procinto di dare la svolta definitiva alla sua vita impalmando una ricca possidente che non ama. Marco, ispettore di polizia per grazia paterna, privo di motivazioni. Filippo, uomo di fiducia di Gabriele, ex ragazzo difficile ora divenuto padre responsabile e marito affettuoso, ma sempre in bilico tra la nuova e la vecchia vita. E aggiungerei Anastazia, moglie di Filippo, che studia per entrare in polizia, sensibile e intelligente. E Fabiana, bellissima, ribelle domata dall’amore per il marito e il figlio. Con questi personaggi, con queste carte in mano,  Luca Poldelmengo disegna uno spaccato di realtà desolante. Mentre tutto scorre.

L’uomo nero è un romanzo veloce e ritmato che piacerà agli amanti del noir italiano e a chi non cerca il lieto fine a tutti i costi.

Gentilmente Luca Poldelmengo ha risposto a qualche domanda:

AB – I tuoi personaggi sono “figli di un tempo di crisi”. Figure legittimate ad essere come sono perché viviamo in una realtà difficile. Gabriele è un arrivista, figura presente su tutti i quotidiani e settimanali – seri e di gossip – in egual misura. Filippo è un miracolato ma, quando arriva a perdere tutto, non ha modo di rimettersi in sesto perché il mercato del mondo del lavoro è inaccessibile a molti. Marco è una figura amorfa, anche lui legittimato a condurre un’esistenza piatta e priva di slanci perché a questo mondo, a livelli medio alti, puoi sopravvivere anche se sei un incapace. Le donne, al contrario, hanno uno slancio vitale e una spinta al cambiamento che dà loro una marcia in più, ma allo stesso tempo le rende inadatte a vivere nel “qui e ora”. Commenta, oppure dimmi solo “Sì, quanto hai ragione!”.
LP – In tutta sincerità non li legittimo, più semplicemente non li giudico.
Certo la crisi, in senso ampio, partecipa a fare sì che agiscano in un determinato modo, e quindi che si svelino per ciò che sono.
Per Filippo la crisi economica è un fattore esterno determinante, che gli mostra una strada, sarà comunque lui a decidere di percorrerla.
Marco, come giustamente notavi tu, è potuto arrivare a vivere un’esistenza così mediocre e amorfa anche perché la società in cui lo contestualizzo, contraddistinta dall’italico nepotismo, glielo ha consentito.
Sulle donne “quanto hai ragione!”. Guarda caso una, alla fine, da questa società in crisi, a ogni livello, fuggirà via…

AB – Roma è ancora una volta scenario del romanzo. In effetti a Roma succede tutto in pochi chilometri: trovi l’albergo di lusso categoria superiore e lo sfasciacarrozze, i nobili e gli extracomunitari, i ricchi veri e quelli che stentano ad arrivare alla fine del mese. E poi? Cos’altro ha, Roma, che la rende palcoscenico ideale per le tue storie?
LP – Trovo che Roma sia raccontata molto, ma spesso raccontata male, specie alcune realtà periferiche, in senso topografico e culturale.
La racconto perché la amo e la odio, perché è la mia città, da sempre. La maggior parte delle esperienze e delle emozioni che ho provato e che riverso nelle mie storie: mascherate, mischiate, ribaltate, le ho vissute qui. È il teatro reale, il palcoscenico di cui conosco ogni tavola, dove mando in scena i miei personaggi di fantasia.

AB – La zingarella orba è un personaggio inquietante. Mi tocca chiederlo: è una metafora? Cosa rappresenta?
LP – Alida è l’unico punto di contatto con il precedente romanzo. Un personaggio non personaggio, che potrebbe essere tolto dalla storia (come in Odia il prossimo tuo) senza che la trama si modifichi. La zingarella con un occhio solo l’ho scelta come l’anello più debole (ma inquietante) della società che narro.
Un paria con la pistola.
Una minaccia, per quelli che abitano il mio mondo. La possibilità concreta che le loro azioni possano avere una conseguenza, che non rimangano impunite. Per dirla in un altro modo, Alida sono le mie rane, il mio terremoto…

AB – Lo spunto iniziale è quello di un fatto di cronaca realmente accaduto. E poi? Come si è “costruito” il romanzo?
LP – È la prima volta che mi capita di scrivere ispirato da un fatto di cronaca nera (la tragica morte di Alessio e Flaminia, uccisi a soli 20 anni da un pirata della strada). La loro vicenda: l’omicidio prima, e soprattutto l’iter giudiziario poi, mi avevano lasciato dentro un profondo senso di ingiustizia, una voce a cui dovevo dare sfogo. Da qui il bisogno di raccontare questa storia, che ha preso da subito la forma di un’iperbole: “se le cose stanno così, allora potrebbe succedere persino questo…”. Il resto è venuto da sé, ne è stata l’inevitabile conseguenza.

AB – Il taglio del romanzo lo rende adatto alla trasposizione cinematografica, sia per il ritmo serrato della narrazione (capitoli brevissimi) che per il finale convulso e inaspettato. E quindi? Lo vedremo al cinema?
LP – Credo che qualsiasi autore vorrebbe vedere il proprio lavoro trasposto sul grande schermo, a maggior ragione io, che dal cinema provengo.
La mia è una scrittura che si presta, sono abituato a svelare i miei protagonisti attraverso le loro azioni, più che con corposi monologhi interiori. Per me un personaggio è ciò che fa, è la somma delle decisioni che prende; come il protagonista di questa storia: è di fronte alla scelta tra due beni inconciliabili che ci mostrerà il suo vero volto… quello dell’uomo nero.
Bisogna comunque rimanere con i piedi per terra, e rendersi conto che il cinema italiano di oggi, a differenza di quello degli anni ’70, lascia pochissimo spazio al thriller/noir autoctono. Sono nato con una trentina d’anni di ritardo…

Disponibile anche in ebook.

Libro estate è il tag che ho usato per consigliare i libri – rigorosamente già testati – da mettere in valigia per le vacanze. Inizia qui e va avanti fino a settembre. Buona lettura 🙂

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