Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Luglio

(NdB: Le “letture al gabinetto” di Fabio Lotti diventano un appuntamento fisso del Blog Dietro L’Angolo. Ecco i consigli per il mese di agosto.)

Dove lo spirito si fa più raccolto…

Letture sotto l’ombrellone nada de nada. Troppo sole, troppa sabbia. Troppo care. Meglio al gabinetto casalingo. Niente esagerazioni. Alcune letture sono proprio solito farle al gabinetto. Soprattutto quelle che mi sembrano più adatte a risvegliare il mio intestino pigro. Qui ho buttato giù i libri di Pupo e Corona che voglio rendermi conto di persona (ci sta pure la rima) del livello in cui siamo caduti. E siamo caduti proprio lì. A fine lettura ne sono uscito barcollando con la faccia bianca come un cencio (si dice così, ma se il cencio è di altro colore? Bah…). Per fortuna mi ha soccorso la mogliera sorreggendomi preoccupata (avevo una sudarellina tipica degli svenimenti) fino alla poltrona più vicina. “O babbo, la devi smette di legge questi troiai a i’ gabinetto. Qualche volta ci tiri i’ calzino!” ha urlato la mia figliola con quella premura tipica delle figlie per i padri. Ma io sulla tazza del water ci sto come un papa, perciò ho assentito con la testa incrociando le dita di nascosto.

Il gabinetto è uno dei miei luoghi preferiti per le scorribande letterarie anche per ricordarmi chi siamo e dove andiamo. Qui ci ho pure studiato la Divina Commedia con esiti estremamente positivi e qui, da pluriormonico ragazzetto, ho messo in pratica il motto “Una sega al giorno leva il medico di torno” che ricordo con struggente nostalgia. Fortunatamente solo poco più tardi, quando già incominciavo a perdere la vista, ho scoperto che si trattava di una mela a tenere lontano il terribile cerusico.

Tutto tende allo stimolo. Il luogo e le vicende narrate ricche di emozioni (scrivo cose nuove e riprendo cose già scritte in qua e là). Ultimamente una carrellata di Gialli Mondadori (quelli con la copertina gialla, appunto). In un momento di crisi come questo mica male beccarsi dei capolavori a pochi sghei. E non si tratta solo di camere chiuse, vecchiette curiose e sferruzzanti  o celluline grigie sparse per ogni dove che possono piacere ad un gruppo ristretto. Ci si trova di tutto, dai thriller mozzafiato all’introspezione psicologica da brivido. E proprio in questo momento ho sotto gli occhi Il marcio nella città di Mickey Spillane e Max Allan Collins, un hard boiled senza tregua con Mike Hammer che picchia da tutte le parti come un indiavolato, e ho già finito Caccia d’amore di James Hadley Chase, di una psicologia potente e profonda. Altro libro sorprendente Il veleno nella mente di Thomas H. Cook. Lucas Paige studioso di storia militare alla presentazione del suo ultimo libro a Saint Louis. Ne ha fatta di strada da quando viveva a Glenville, una cittadina per niente attraente, priva di prospettive, con le sue erbacce, le sue pozzanghere, i marciapiedi deserti, “una biblioteca senza finestra ospitata nello scantinato del dipartimento di polizia”. Per Lucas Paige, naturalmente, che narra in prima persona. E ora c’è proprio una vecchia conoscenza a rinfrescargli la memoria: Lola Fayye. Libro dalle mille prospettive che mutano di continuo con il trascorrere della storia, mettendo in spasmodica allerta il lettore desideroso di conoscere la vera verità.

Poi ci sono gli “Speciali” che sono davvero speciali. Ultimo in circolazione Omicidi in crociera di Earl Derr Biggers, Wade Miller e Agatha Christie con introduzione, altrettanto speciale, di Mauro Boncompagni, praticamente un santone del giallo. Due romanzi ed un racconto che dimostrano che non c’è da fidarsi tanto dei viaggi di piacere in mare. Quasi scontato che tra i passeggeri si nasconda un bischero che ha il vizio di uccidere e allora l’entusiasmo della gita va a farsi fottere. Gli “Speciali”, poi, come Delitti in luna di miele di Ross Macdonald, Harry Carmichael, Cornel Woolrich, Mondadori 2012, sempre sotto la mano santa di Mauro Boncompagni, servono pure a darci delle dritte nella vita pratica. In questo caso a tenere gli occhi bene aperti subito dopo il matrimonio ma mi sa che ormai sia tardi (pensateci prima!).

Se la crociera è spesso pericolosa nella letteratura giallistica (lo stesso nella realtà incontrando uno Schettino) anche in treno non bisogna stare troppo rilassati, vedi Treni pericolosi del sottoscritto in http://omardimonopoli.blogspot.it/2012/04/treni-pericolosi.html, blog di Omar Di Monopoli che dovreste seguire (fidatevi).

Un libro che mi ha creato un groppo in gola pure lì sulla tazza (da comica, se ci ripenso) è stato L’isola dei cacciatori di uccelli  di Peter May, Einaudi 2012. Trattasi dell’isola di Lewis, al largo della costa occidentale della Scozia, “spazzata dal vento, dura e inospitale”. Qui, più precisamente nel villaggio di Crobost, avviene un delitto che presenta un modus operandi identico a quello scoperto da due ragazzini ad Edimburgo: un impiccato sbudellato. E qui, proprio nel suo paese natio, viene spedito ad indagare l’ispettore Finlay (Fin) Macleod che ben conosce la vittima. In depressione e fuori servizio da tempo per avere perso un figlio e con un matrimonio logoro che sta finendo (da copione, se ne trovasse uno leggermente più fortunato!). È l’inizio di un percorso a ritroso nel tempo che lo porta a rivivere momenti importanti della sua vita e a ritrovare le persone della propria infanzia e giovinezza. Passioni che si incrociano, bugie, rancori, odio, vendetta, gli “incontri dolorosi con i fantasmi del passato”, un senso di impotenza e ineluttabilità che tutto avvolge. Ecco un esempio che dimostra come il “giallo” non sia letteratura minore, anche se una marea di letteratura minore si trova tra i gialli.

Altra buona lettura, seppure di stampo diverso, Acqua buia di Joe R. Lansdale, Einaudi 2012. Texas, anni Trenta. Vita dura soprattutto per Sue Ellen di sedici anni, padre ubriacone violento e madre remissiva con laudano a tenerle compagnia. Ritrova una sua amica, May Linn, annegata nel fiume Sabine con i piedi legati ad una macchina Singer da cucire, che sognava di diventare una stella di Hollywood. Sue decide con i suoi amici Terry, sospettato di essere omosessuale, e Jinx, una ragazza nera, di bruciare il corpo dell’amica e portare le sue ceneri alla Mecca del cinema come gesto di amicizia. Nel diario di May una mappa per raggiungere un “tesoro”, i soldi rubati dal fratello. Fatto questo basta prendere una chiatta e via lungo il fiume come in un noto romanzo di avventura. Scrittura forte, veloce, trascinante, ricca di metafore sorprendenti per la loro efficacia, capace di rappresentare il pensiero degli adolescenti, i loro dubbi, le loro speranze insieme al sogno americano del successo. Una scrittura che non perde colpi o gira a vuoto come talvolta succede nelle opere di Lansdale. E chi giganteggia sono le donne e le ragazzette con la loro forza, la loro determinazione,  gli uomini a fare la figura dei porci vigliacchi, snaturati anche nel fisico obbrobrioso (pance gonfie, pochi denti, uno pure senza un occhio).

Chi vuole essere sbatacchiato di qua e di là senza attimo di pausa (se siete sulla tazza del water fatevi tenere da qualcuno) prenda in mano Sinfonia di Piombo di Victor Gischler, Revolver 2012, e sarà accontentato. Non c’è bisogno di trama. Struttura ottimamente organizzata con diverse filiere che si intrecciano in maniera precisa, azione veloce, dirompente e pure inaspettata. Pistole e mitragliette che cantano, sciabolate, asciate, corse a perdifiato, calci e cazzottoni da tutte le parti. Un po’ fumettistico, un po’ grottesco, un po’ sofferto, un po’ sgangherato, ed insomma un amalgama di situazioni scritte pure con divertito spirito goliardico. Il pulp è così ma occhio a non lasciarlo in mano a chi non lo sa guidare che allora diventa pure noioso e palloso da morire. Tra l’altro Gischler mi sconfinfera meglio in Notte di  sangue a Coyote Crossing, Meridiano Zero 2011, dove spicca il personaggio di Toby Sawyer che, come già scritto, rappresenta noi stessi “con i nostri sogni spezzati, il sesso coniugale e quello con l’amante, il cielo stellato che ci sgomenta, la paura, il senso del fallimento, un po’ di bontà e un po’ di razzismo, l’incazzatura verso il mondo che ci circonda, l’amore profondo per il bambino e i progetti su di lui. Un eroe un po’ sbrindellato abbandonato da tutti. Ma carico di umanità. Che suscita tenerezza, rabbia e ammirazione insieme”.

Continua la saga della Guerrera, testarda come un mulo, di Marilù Oliva che, zitta zitta, chiotta chiotta, quatta quatta, cheta cheta (e qui si potrebbe continuare all’infinito) ha avuto un crescendo di tutto rispetto, mentre punti fermi e consolidati risultano ormai Enrico Pandiani e Maurizio De Giovanni che danno lustro all’italico genio ma ora, ehm… scusate, che devo andare al gabinetto…

Fabio e Jonathan Lotti

15 Comments

  1. Naturalmente il lettore può criticare, in senso positivo o negativo, quello che scrivo MA IL MIO DESIDERIO SAREBBE QUELLO DI SFRUTTARE QUESTi INCONTRI GABINETTALI PER UNO SCAMBIO DI OPINIONI E LETTURE. INSOMMA SAREI CURIOSO DI CONOSCERE LE LETTURE DI UGO, VITO, IDA E DI TANTI ALTRI FREQUENTATORI DEL BLOG.
    Vediamo cosa viene fuori e intanto ringrazio Ale per il coraggio… 🙂

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  2. Siccome è arrivato Graziano Braschi (non l’ho chiamato!) non posso che suggerire anche l’antologia “Riso nero” da lui curata con lo Smocovicce, edito dalla Delosbook.

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  3. Io ci ho provato… 🙂
    Comunque l’idea di un gabinettone di lettura nella pratica a dieci, venti posti circolari (ma anche di più) non mi pare male.

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  4. Ho smesso, mi s’informicolano le cosce e poi non cammino. Avrei, però, qualche titolo da consigliare per curare la stipsi;)

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  5. La mia era una curiosità vera di conoscere altre letture, negative o positive, e di ricevere qualche assenso o dissenso alle mie (non fatevi intenerire dalla foto nonno-nipote). Ma va bene anche così. L’aspetto corporale (il gabinetto) è tipico della tradizione toscana anche se capisco che non può essere facilmente esportato.

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  6. Accolgo l’invito di Fabio e, nello spirito lottiano, per tutti coloro che, impegnati nel sommo atto liberatorio della defecatio (specie se matutina), desiderassero rimpiazzare con qualcosa di prezioso il vuoto lasciato nella propria scatola cranica dagli scarti del cibo che se ne vanno consiglio (e parlo serio):
    Le stanze di lavanda, di Khayat Ondine edito da Piemme;
    Il caso Collini di Ferdinand von Schirach edito da Longanesi;
    Canale Mussolini di Antonio Pennacchi edito da Mondadori.
    Sono i libri più belli che ho letto quest’anno (anche se due sono un po’ datati).

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  7. Grazie Vito e…mica nespole le tue letture!
    Speriamo che in seguito qualche altro lettore voglia intervenire anche con commenti e giudizi.

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  8. Ad essere sincero è da molto tempo che al “gabinetto” non sono più ispirato alla lettura e quindi i libri che sto leggendo adesso (“La Bestia Umana” di Zola ed il “Miracolo della Presenza Mentale” di Thich Nhat Hanh) li leggo prima di dormire. Solo in un remoto passato mi dedicavo a delle “letture” in bagno, molto ricche di immagini soprattutto…,quando internet ancora non esisteva, ma di cui, come scriveva Umberto Eco nel suo “Il Nome della Rosa” riguardo all’abbazia, è “pietoso e saggio tacere anche il nome”!!

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  9. Un saluto a Michelone e un invito a ricredersi sulla lettura al gabinetto. Lo so, il mio è un compito arduo e difficile ma piano, piano riuscirò nel mio intento di convincere una buona fetta di lettori a stabilirsi definitivamente sulla tazza!

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