Intervista a Lawrence Block (reloaded) in occasione dell’uscita di “Hit Me”

Lawrence BlockÈ di qualche giorno fa la notizia che Lawrence Block è tornato a pubblicare dopo aver annunciato, due anni fa, che non avrebbe più scritto romanzi.
Con Hit Me (disponibile anche in ebook) torna Keller the Killer, già protagonista di altri quattro romanzi. (Off topic: non smetterò mai di chiedermi perché su Amazon lo stesso libro, appena uscito in inglese, si trovi con due copertine diverse, due editori diversi e due prezzi diversi…)
In Italia Block è stato solo parzialmente pubblicato da almeno tre diversi editori (Mondadori, Fanucci e recentemente Sellerio): magari prima o poi qualcuno completerà organicamente l’opera…
Nel frattempo, quale miglior occasione per riproporre un’intervista storica? Eccola, dunque.

Lawrence Block è uno scrittore incredibilmente prolifico. Nato nel 1938 a Buffalo, New York, ha girato tutto il mondo ma è sempre tornato nella città che ama di più, New York. L’investigatore alcolista Matthew Scudder, la spia Evan Tanner, il libraio ladro Bernie Rhodenbarr, Keller il killer professionista, l’avvocato Martin Herengraf, Chip Harrison, sono i protagonisti di altrettante serie di romanzi che Block ha scritto nell’arco di oltre quarant’anni.

AB – Lawrence, quanti libri hai scritto?
LB – Non sono sicuro, credo circa settanta, con il mio nome, e altri sotto pseudonimo.

AB – Che libri erano, quelli sotto pseudonimo?
LB – Non vale la pena parlarne… fanno parte del passato. Non erano granché buoni.

AB – Hai fatto altri lavori, prima di scrivere?
LB – No. Ho iniziato a scrivere quando ero a scuola e non ho mai smesso.

AB – Quando è stato pubblicato il tuo primo libro?
LB – Nel 1961. Era un romanzo giallo, ma non aveva un protagonista seriale. Si chiamava Mona, all’inizio, ma è stato ripubblicato con il titolo di Grifter’s Game.

AB – Chi è il preferito tra i tuoi personaggi?
LB – Non credo ce ne sia uno che preferisco. Li trovo tutti ugualmente interessanti, altrimenti non scriverei su di loro.

AB – Chi è quello che ti somiglia di più?
LB – Questa è una domanda difficile, e forse non sono la persona più adatta a rispondere. Un mio amico, lo scrittore Peter Straub, quando ha letto i miei libri su Keller, ha detto che Keller il killer mi somiglia più di altri personaggi.

AB – Trovi difficile saltare da un personaggio all’altro, da un romanzo all’altro?
LB – No, non è affatto difficile. Quando creo un personaggio, sono automaticamente nei suoi panni.

AB – Parliamo del libro appena (era il 2005, n.d.b.) uscito in Italia, Le colpe dei padri (Fanucci). È stato pubblicato negli Stati Uniti nel 1975 ed è il primo della serie di Scudder.
LB – Esatto. E il libro che uscirà negli Stati Uniti il mese prossimo, intitolato All the flowers are dying, è il sedicesimo della serie.

AB – Come si è evoluto il personaggio di Scudder in questi trent’anni?
LB – È cambiato considerevolmente. Scudder vive “in tempo reale”. Nel primo libro ha più di trent’anni, adesso ne ha circa sessantasei, sessantasette. In uno dei libri della serie Scudder smette di bere (L’Ottavo Passo, Sellerio 2011, n.d.b.), che per lui è un grande cambiamento. Rimane un investigatore privato, non torna in polizia. Per un periodo ha anche una licenza ufficiale da investigatore, ma non dura a lungo.

AB – Scudder è uno dei personaggi più dark da te creati. Come nasce?
LB – È difficile per me parlarne in questi termini, perché io narro non “del” personaggio ma “il” personaggio. Di solito non penso molto a come sia il personaggio, ma gli permetto di maturare attraverso le pagine del racconto. Se mi chiedi che tipo di persona è Scudder, tutto ciò che posso dirti è “Leggi i suoi romanzi!”

AB – Cosa ti fa paura?
LB – Dopo lo tsunami (che ha devastato il nordest asiatico il 26 dicembre 2004, n.d.b.), ho fatto una riflessione. La settimana prima forse solo cinque persone, fra le oltre duecentomila che sono morte, avevano paura dello tsunami. Tutti gli altri avevano sicuramente delle preoccupazioni, ma di altro genere. E le loro preoccupazioni erano assolutamente prive di senso, se viste alla luce di quanto è accaduto. Così ho deciso che non vale la pena preoccuparsi di nulla. Perché magari ciò che ti uccide è qualcosa a cui tu non avevi nemmeno pensato, prima che accadesse.

AB – Puoi raccontarmi un aneddoto su qualcosa di strano che ti è capitato nella tua carriera di scrittore?
LB – Beh, immagino ce ne siano moltissimi, ma non me ne viene in mente nessuno. Sai, forse la gente dovrebbe sapere che la vita di uno scrittore non è poi così interessante. Tutto ciò che uno scrittore fa è restare seduto da solo in una stanza, passando tutto il suo tempo a immaginare di avere una relazione con personaggi che esistono solo nella sua fantasia. Non è molto interessante.

AB – Che libri ti piacciono?
LB – Al momento sto leggendo To the last man di Jeff Shaara, che è un romanzo sulla Prima Guerra Mondiale – non il tipo di cosa che scriverei io, senza dubbio, ma mi piace moltissimo.

AB – Ci sono degli autori che hanno influenzato il tuo modo di scrivere?
LB – È difficile dirlo. Ho letto moltissimo, da ragazzo, e suppongo che tutto ciò che ho letto mi abbia influenzato, in un modo o nell’altro. I musicisti di jazz parlano di influenza nel loro modo di fare musica, perché quando inizi a fare il musicista ti eserciti a suonare come qualcuno più famoso di te, per imitarne lo stile. Invece, se sei uno scrittore, tendi a cercare un tuo stile, evitando di essere troppo simile a qualcun altro. Ma se proprio dovessi citarne uno, direi che John O’Hara è uno scrittore che ho molto ammirato e che probabilmente mi ha influenzato.

AB – Hai anche curato delle antologie di racconti: che tipo di lavoro hai fatto?
LB – A volte ho solo messo il mio nome in copertina e scritto l’introduzione, a volte ho curato personalmente la selezione dei racconti, quindi un lavoro molto vario. Non credo che ne farò altre nel futuro, però, perché è un lavoro amministrativo ed editoriale, non molto creativo.

AB – E hai scritto delle sceneggiature per il cinema.
LB – Sì, e penso che ne farò ancora. Ho scritto la sceneggiatura tratta dal libro Hit Man per un film che si chiama Keller, che spero sia girato quest’anno, se la produzione riesce a trovare i finanziamenti. Ho in programma una sceneggiatura su un soggetto originale per un film diretto dal regista di Hong Kong Wong Kar Wai. E di recente ho lavorato su una serie televisiva di nove episodi che negli Stati Uniti stanno trasmettendo adesso: si chiama Tilt e parla di crimini ambientati nel mondo del poker, a Las Vegas. (Qui la lista dei lavori su grande e piccolo schermo aggiornata, ed è un lungo elenco, n.d.b.)

AB – So che sei un giramondo. Quanti paesi hai visitato fino a ora?
LB – All’incirca 130, credo.

AB – Il tuo preferito?
LB – Non ne ho uno che preferisco. Al momento, ovviamente, è l’Italia. (ride, per la prima volta durante l’intervista)

AB – Quando viaggi scrivi?
LB – A volte, ma molto raramente. Una volta, ad esempio, io e mia moglie siamo andati in crociera nell’Oceano Indiano, per cinque settimane, e io la mattina mi alzavo presto, andavo in biblioteca e scrivevo. Avevo del lavoro da fare e, con una vacanza così lunga, potevo anche dedicare una parte del tempo alla scrittura.

AB – Lavori meglio quando hai una scadenza imminente?
LB – No, di solito fisso le mie scadenze in anticipo rispetto a quelle dell’editore, in modo da non essere eccessivamente sotto pressione.

AB – Qual è stata la miglior recensione che hai avuto?
LB – Non saprei, ne ho avute diverse, nel corso degli anni. Una cosa che si impara, con il tempo, è quella di non prestare troppa attenzione alle recensioni, perché rischi di attribuire troppo significato a quelle buone, o al contrario a dare troppo peso a quelle cattive. E ho anche imparato che le recensioni non hanno poi effetti significativi sulla tua carriera di scrittore, o sulle vendite di un libro. Non cambiano in meglio o in peggio il tuo lavoro.

AB – Cosa hai in programma?
LB – La sceneggiatura di cui ho parlato e il terzo libro della serie di Keller, che probabilmente si chiamerà Hit Parade e uscirà negli Stati Uniti nella primavera del 2006 (In effetti poi è andata così, n.d.b.).

AB – Quali saranno le tue prossime uscite in Italia?
LB – Credo il libro successivo della serie di Scudder, Time to murder and create, o quello dopo, Eight million ways to die.

AB – Quello da cui è stato tratto il film omonimo (Otto milioni di modi per morire)?
LB – Sì. Non un film memorabile, a dire il vero.

AB – Non l’ho visto. Ma ho visto Burglar (Affittasi ladra), quello in cui Whoopi Goldberg impersona Bernie Rhodenbarr… non era male.
LB – Sì… non esattamente la mia idea di Bernie, a dire il vero… se si tralascia il fatto che Bernie è un uomo e non una donna, non è male.

AB – Grazie mille, è stata una chiacchierata molto interessante.
LB – Grazie a te.

(questa intervista è stata pubblicata sul numero 3 del Falcone Maltese)

Questo è il blog di Larry Block. Date un occhiata, è divertente!

Aggiornamento: in un’intervista sul DailyNews Block dice che Hit Me potrebbe essere il suo ultimo romanzo.

[Mi scuso con i lettori di lunga data per il prolungato silenzio e i reload, ma per ora va così, abbiate pazienza :)]

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