La Debicke e… I cavalieri del Nord

Cover CavalieriDelNord_Copertina_LowI cavalieri del Nord
di Matteo Strukul
Multiplayer, 2015
Pagine 430

Una fantastica avventura, con un tocco di fantasy che non guasta, incasellata con consumata abilità in un pezzo di medioevale storia vera che ci parla di mondo lontano e sconosciuto.
Chi di noi ha qualche familiarità con le aride e gelide steppe dell’Est Europa? Sì, lo so, cavalieri teutoni dice qualcosa a tutti e anche la Transilvania e Vlad l’impalatore o Dracula. Io, che scrivo di storia, ho frequentato nelle mie ricerche anche re Mattia Corvino, del quale faccio cenno anche nel mio ultimo libro, ma qui siamo due secoli prima e più. E poi Matteo Strukul ha artamente mischiato la storia alla favola e noi tutti abbiamo bisogno di favole. E lo confesso quanto mi piacerebbe disporre per qualche ora di certe straordinarie arti magiche. So bene io cosa ne farei… Ma passiamo a noi.
Scopro con piacere, leggendo la trama, di re Andrea II d’Ungheria che fece appello ai Cavalieri dell’Ordine Teutonico per difendere il Burzenland dai Cumani, seguiti nel 1241 dai Mongoli, e vi informo subito che il grosso dello scenario di I cavalieri del Nord è  proprio questo.
E infatti siamo nel 1240 dopo Cristo, durante quel crudele Medioevo sanguinario dominato da pochi (più forti, più istruiti?). Comunque l’imperatore, i re, le caste religiose guerriere e la Chiesa Cattolica Romana, accerchiata ancora dai tanti culti pagani, facevano ovunque il bello e il cattivo tempo.
Il protagonista  del romanzo è un ragazzo di nome Wolf, miracolosamente salvato dai lupi quando era ancora bambino dal cavaliere teutone Kaspar von Feuchtwangen.
Allevato e adottato dal suo salvatore e ormai padre putativo, che si è fatto suo mentore e maestro, Wolf è stato istruito alla guerra, secondo i duri usi e costumi dei cavalieri teutoni, il severo ordine monastico di valorosi guerrieri fondato ai tempi della terza crociata in Terra Santa, insomma quasi un fratello gemello dei Templari.
A diciassette anni, Wolf, agli ordini del padre putativo e maestro, supera con valore il suo battesimo come cavaliere teutone nel primo sanguinoso scontro con i Russi a Izborsk. Ma poco dopo il loro ritorno a Pskov (circa trecento km a sud dell’attuale San Pietroburgo) dove è di stanza la guarnigione, a Kaspar von Feuchtwangen viene assegnata un’importante e pericolosa missione. Al comando dei suoi cavalieri, dovrà intraprendere un lunghissimo viaggio in pieno inverno per raggiungere il Burzerland e difendere dall’orda degli infedeli la roccaforte di Dietrichstein in mano ai loro confratelli.
Dietrichstein è l’ultimo avamposto della fede cristiana in una terra ormai in preda a orde di barbari e diaboliche forze oscure e “Deus vult” va protetto a prezzo della vita.
Alle prime luci dell’alba settanta cavalieri con la croce nera sul petto a farli crociati,  partono  con per guida spirituale il probo Abate Anton Bederke.
Dopo lunghi e faticosi giorni di viaggio attraverso foreste innevate e terre scarnificate dall’inverno, arrivati a Bayemburg, un piccolo villaggio della Livonia, si trovano davanti a un brutto spettacolo: una ragazza, accusata di stregoneria, viene frustata a sangue dal boia e dopo dovrebbe morire sul rogo, condannata senza neppure un processo sommario, dalla follia e dal fanatismo dell’abate del villaggio.
Lo stesso fanatismo, aggiungo io, che metterà a morte nei successivi secoli tante vittime innocenti, solo colpevoli magari di avere idee diverse e che si trasfigurerà, sublimandosi nella crudele e sanguinaria istituzione della Santa Inquisizione.
I cavalieri presenti, spronati da Wolf, intervengono appena in tempo. Liberano la ragazza che, scopriranno, si chiama Kira  e decidono di  portarla con loro per sottoporla a regolare giudizio divino all’arrivo a Dietrichstein.
La sua presenza, ingabbiata in un carretto che segue la carovana, provoca però nei cavalieri di guardia, poco avvezzi alle femmine, una tempesta ormonale e in seguito scompiglio, rabbia e sospetto, quando la ritengono responsabile delle strane morti di alcuni di loro, causate invece da un misterioso morbo che si annida nella segale (l’ergotismo causato dall’ingestione della Claviceps purpurea) ma, soprattutto, farà innamorare di sé Wolf. Però Kira si riscatterà ai loro occhi combattendo con loro e per loro.
Per una “fantavventura” che si rispetti come questa ci vogliono un eroe, Wolf, un’eroina, Kira e dei cattivi, anzi dei cattivissimi. E allora a voi, pronti e serviti su un piatto d’argento, alcuni tra i ferocissimi nemici dei nostri eroi. I peggiori sono due e si chiamano Vjsna e Kam.
Vjsna è una donna, senza sentimenti pare e anche una formidabile e indomabile guerriera Cumana, il cui odio per i teutoni viene solo dopo l’immane sofferenza patita per loro colpa. Kam è uno strano essere, una specie di mago albino dotato di poteri druidici con i quali comunica con la Natura e guida i corvi.
Fra magia e religione, feroci combattimenti tra cristiani e pagani, brucianti passioni e biechi tradimenti, Wolf riuscirà a resistere ai  suoi nemici trovando la forza e il coraggio per affrontare Vjsna, la terribile guerriera che si fa chiamare La Madre dei Morti, Kam il diabolico negromante e le loro schiere pagane, con l’amore per Kira che gli apre piccole ma profonde ferite nel cuore.
Wolf non può, non deve cedere perché è un cavaliere, ha promesso e la regola dell’ordine proibisce di amare una donna. Neppure quell’irresistibile e meravigliosa creatura. Non si può, a meno che, per lei, per Kira si possa andare contro tutto quello che gli è stato insegnato dall’Ordine e da Kaspar von Feuchtwangen.
E visto che il finale mi pare apertissimo, io aspetto il seguito a piè fermo.

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