Le lunghine di Fabio Lotti: Mangiando bene si indaga meglio (I)

Viaggetto culinario fra i nostri detective
marpleOgni tanto i romanzi polizieschi mi stuzzicano l’appetito. Tema non principale, ma nemmeno troppo secondario, il cibo. Siamo lì che arzigogoliamo su chi possa essere l’assassino e ci ritroviamo ad un tratto tra forchette e coltelli ad occhieggiare ed annusare come piccoli porcellini. Dopo tutto il detective è una persona come noi, con i suoi istinti e le sue passioni. Tra cui, non ultima, quella della buona tavola. E allora, invitati o non invitati, ci sediamo insieme a lui…
Vado un po’ a caso in qua e là senza un filo ben preciso che mi viene meglio. Non è uno studio particolare, né una ricerca personale. È un estrapolare dalle mie letture e da qualche spunto tratto dagli scritti del poeta-giornalista Attilio Lolini che abita proprio al primo piano della mia abitazione (meglio un idraulico ma è andata così. Ciao, Lolus!).
marple-2All’inizio, in verità, furono torte (ai mirtilli, ai lamponi, alle fragoline di bosco…), focaccine, crostate, biscotti fragranti appena tirati fuori dal forno, preparati dalle abili mani della signorina Marple, conditi con rosoli, anisette, millefiori ben disposti su tavole apparecchiate con meravigliose tovaglie ricamate. Tutto lindo e pulito, insomma, e quando arriva il nipote Raymond West tutto sparisce in un batter d’occhio nella sua insaziabile bocchina. Ma la modernità incombe e la vecchia bottega di cestini fatti a mano del signor Tom è stata trasformata in un supermercato, mentre si aggira la voce, terribile, dell’apertura di un terribile negozio: una pizzeria a taglio (mamma mia!).
Sul dolce si butta a pesce Hercule Poirot che va matto per la cioccolata in tazza, la zuppa inglese, i pasticci con la besciamella, gli zabaioni conditi con marsala e vini, sempre dolci si capisce, come lo Xeres, il Porto, il Moscato (un paradiso per i diabetici).
A Philip Marlowe (di palo in frasca) va bene, invece, qualsiasi liquore purché non sia dolce, caffè nero e amaro. Pasti semplici ma più che mangiare fuma. Il fumo è il suo piatto preferito (infilato un po’ a forza).
nero-wolfeLa palma di esperto in arte culinaria e di instancabile golosità, va assegnata, lo sappiamo, a Nero Wolfe che si avvale di un esperto coi fiocchi come Fritz Brenner, con il quale spesso battibecca per un pizzico in più o in meno di pepe o zafferano. Il cuoco più famoso della letteratura poliziesca possiede ben duecento ottantanove libri di cucina, per lo più rarissimi tra cui un Libro d’Ore che riferisce una ricetta per cucinare l’arrosto di cerbiatto e la frittura del cervello dell’usignolo. Inoltre una serie di pentole antiche fra cui una adoperata addirittura da Giulio Cesare in persona! (ma Wolfe smentisce). Favolose le frittelle mattutine e le salsicce di mezzanotte (così la giornata è completata) la cui ricetta è riuscita ad accaparrarsi in cambio della risoluzione di un caso. Altra idea favolosa è lo stufato d’anatra ripiena di granchi che prevede pure tartufi bianchi freschissimi, scalogno e una droga tibetana. Anche l’insalata brasiliana non è male e comunque chi ne vuole sapere di più acquisti Le ricette di Nero Wolfe e le metta in pratica. Archie Goodwin, invece, si accontenta di patatine fritte e bistecche che escono dai distributori già incartate e beve latte che fa inorridire il suo datore di lavoro. Però anche lui ha il suo lato debole: i tortini di riso con il miele (acquolina in bocca).
Piatti ugualmente complicati per l’agente nero della CIA, il principe Malko Linge, creatura dello scrittore e giornalista francese Gerad de Villiers, aristocratico austriaco proprietario di un bel castello che gli costa un occhio ed è costretto a lavorare per l’agenzia americana. In giro per il mondo tra grandi alberghi e ristoranti alla moda si gode insalate d’alghe rosate, stufati di porcospino con mirtilli, arrosto d’iguana con patate lessate in brodo d’armadillo, paté di fegato di ghiro…e insomma avete capito che si casca nel raffinato.
gino-cervi-maigretDi gusti più semplici è, invece, il commissario transalpino Maigret che non ama per nulla la cucina sofisticata. Lo scrive papale papale George Simenon, quando lo fa invitare da un amico d’infanzia diventato ricco e decisamente snob “I cibi erano senza dubbio speciali ma Maigret non provava alcun piacere in quei piattini complicati, con salse invariabilmente costellate di tartufi e di code di gamberi”. Sua moglie Louise prepara piatti semplici, tipici della piccola borghesia francese di campagna, tratti da ricette scritte in un quaderno regalatogli dal marito. Naturalmente sono state anche queste frutto di studio e pubblicate. A volte certe pietanze segnano quasi un refrain alla storia come un piatto di cozze con patatine fritte o una torta di riso. Se non è in casa a mangiare spesso lo si trova nei bistrot o nella Brasserie Dauphine con un piatto di cipolla e un “formidable”, praticamente un litrozzo di birra a portata di mano. In ufficio, insieme alla birra, gli basta un gustoso sandwich al prosciutto ma non chiedetegli un assaggio che mette il broncio. Beve aperitivi, il vino bianco fresco e il calvados e, più per compiacere la cognata che per gusto personale, anche un distillato di frutta, la “prunella d’Alsazia”. Poi carica la pipa e viva la vita!
montalbano-tavolaMontalbano segue un po’ le orme del noto transalpino in Sicilia per quanto riguarda il mangiare semplice e genuino (si sa che Camilleri è un grande fan di Simenon). Lo troviamo spesso da Calogero per la frittura di pesce e gli antipasti di mare oppure, qualche volta, invitato dalla moglie del questore o del preside e anche in trattorie gestite pure da ex delinquenti come Tonino. A casa c’è Adelina che gli prepara “pasta fredda con pomodoro, vasilicò e paassuluna, olive nere”, alici con cipolle e aceto, gamberetti bolliti, peperoni arrosto, polipi affogati, spaghetti al nero di seppia, pasta con broccoli, involtini di tonno, triglie al forno. Insomma, come si vede, il mare viene sfruttato a dovere.
Per restare in tema Sicilia vediamo come se la cava il maresciallo dell’Arma Saverio Bonanno di Roberto Mistretta. Siamo alla sua prima apparizione ne Il canto dell’upupa, Cairo 2008. E scrutiamolo un po’ più da vicino questo Saverio Bonanno che non ha la stessa fama di Montalbano. Lasciato dalla moglie vive con la madre donna Alfonsina, la figlia Vanessa e il cane Ringhio. Si sposta con macchina Punto (un po’ di pubblicità alla Fiat fa sempre bene). Abitudinario. Caffè in casa e poi il secondo del mattino lo consuma al bar Excelsior fatto dalle manine “sante” della signora Maruzza, capace di preparare “una cioccolata densa che serviva a farcire i cornetti lasciati a lievitare l’intera nottata. Era marrone, cremosa, profumata” (miezzeca!). Nuova macchina da caffè sul posto di lavoro e giù a “inebriarsi dell’aroma inconfondibile dello scuro di Sicilia, miscela catanese tostata a dovere. Sapeva di lava profumata”. Fuma in continuazione, ottima forchetta (come anticipato), risultato la pancia. Che cosa mangia? “Grosse e tenerissime fettine di vitello, farcite con uova sode, pisellini di campagna, bocconi di pecorino, un filo d’olio, cipolletta tagliata fine e rosmarino”, oppure pasta al forno, coniglio con olive nere, patate con la crosta e doppia razione di cardi impanati con uova di casa, il tutto innaffiato con rosso siculo di Liscialba, o ancora ditali con le lenticchie insaporite con due palmi di cotica, ancora olive, pecorino, funghi di ferula arrostiti e insaporiti con aglio e prezzemolo tritati e amalgamati con olio e aceto e poi un inno alle sarde e via dicendo. A casa preparati da donna Alfonsina o al ristorantino di Za Lisa dove può trovare i “cavateddi”, la pasta antica impastando farina di grano saraceno e acqua fredda. A volte nella sua mente sesso e appetito si fondono in maniera umoristica. Osservando una signora “Con un leggero movimento del bacino, distese il fondoschiena rotondo, Bonanno lo immaginava soffice come un bignè di ricotta e farcì il sedile”. E qui mi fermo…
Dal sud al nord con il commissario Soneri di Valerio Varesi. Il suo preferito è un piatto tipico parmigiano, vale a dire i tortelli. Essi possono essere cucinati nelle tre versioni classiche della tradizione, vale a dire con ripieno di patate, di erbette e ricotta o di zucca. C’è una quarta versione molto rara che si prepara in montagna col ripieno di castagne. Gli altri piatti gustati da Soneri sono gli gnocchi al pomodoro e gli anolini in brodo che rappresentano “una delle poche continuità della sua vita”. Il tutto innaffiato con il buon vino della sua terra (alla salute!).
Si mangia e si beve bene anche seguendo il Tour de France con Gianni, cronista sportivo, in Giallo su giallo, Feltrinelli 2007, di Gianni Mura, davvero famoso cronista sportivo nella realtà e incallito buongustaio. Praticamente parla di sé e delle sue preferenze culinarie: panini con rilettes (morbido paté di maiale. Preferisce quelle di Tours e di Le Mans perché più magre), Côtes du Rhône di Jaboulet, e poi sfilza di formaggi: Brie, Camembert, Bleu de Bresse, Roquefort, la Forme d’Ambert, Bleu d’Auvergne, e poi ravanelli, olive nere, burro salato sul pane. Non manca una dissertazione sul cassoulet (il piatto ricco dei poveri) fatto di fagioli bianchi e pezzi di carne. “Solo maiale a Castelnaudary, aggiunta di agnello e pernice rossa a Carcassone, un po’ meno d’agnello e anitra al posto della beccaccia a Tolosa” tanto per riportare le sue stesse parole.
Un peana a William Ledeuil che sui piatti tradizionali (foie gras, lumache, animelle, guancia di vitello) “innesta una vena orientale”, con tamarindo, valanga, curcuma, zenzero fresco e basilico thai. Sul bere ho trovato: caffè, birra, Vittel, Muscadet, Vieux Calvados di Heurteven, Saint Nicolas, Merlot Costières de Nîmes, Riesling, Quetsch, Roquwfort (praticamente una cantina). Per finire una tirata di MS o Gauloises, tanto per rendere allegro e spensierato il polmone. Anche nei momenti più dolorosi uno sguardo fugace alla buona tavola, al rognoncino intatto di Dédé e alla salsa di senape che ha formato una specie di velo solido. Se entra in un albergo nota subito “Salsicce affumicate, crauti, stufato di coda di bue”. E ironia “Non ho dormito per il dolore, l’angoscia e anche la fame. Va a finire che torno dimagrito dal Tour, sconcerto generale” (voi ci credete?).
Fabio Jonatan Jessica(Continua)

3 thoughts on “Le lunghine di Fabio Lotti: Mangiando bene si indaga meglio (I)

  1. A proposito di gialli e cucina, mi viene in mente la prima indagine del “Commissario Bordelli” di Marco Vichi. Lui non cucina, ma il suo “amico” ladro in quella circostanza ha preparato a lui e agli altri invitati una cena spettacolare!
    Cucina e gialli vanno spesso di pari passo!
    Bravo Maestro!

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  2. Pingback: Le lunghine di Fabio Lotti: Mangiando bene si indaga meglio (II) | The Blog Around the Corner

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