Detective Lady (XVII) – Le lunghine di Fabio Lotti

Sto diventando un investigatore. Una specie di Sherlock Holmes in miniatura alla ricerca di tutte le tracce che mi permettono di tirar fuori l’identikit più completo possibile del personaggio femminile, a sua volta detective per mestiere o per caso, che sto seguendo. Qualche volta il compito è facile dato che gli indizi si affastellano l’uno sull’altro con grande generosità, talaltra piuttosto arduo soprattutto quando l’autore è un po’ reticente, o meglio riservato, rispetto alla sua “creatura”. Comunque sempre interessante. Come nella presente circostanza.
Questa volta parto proprio dall’idea che mi sono fatto su Tempe (Temperance) Brennan, docente di antropologia alla “University of North Carolina” di Charlotte e personaggio principale di Carne e ossa scritto da Kathy Reichs e pubblicato dalla Rizzoli nel 2006. Sul contenuto, che qui interessa relativamente, vedremo in seguito. Partiamo dall’aspetto fisico. Occorre arrivare a pagina sessantanove per saperne qualcosa. Ce lo dice la stessa Tempe. Altezza uno e sessantacinque, peso cinquantaquattro chili. Inoltre “Occhi nocciola, vivaci, qualcuno avrebbe detto intensi. Qualche zampetta di gallina, sì, ma erano ancora il mio pezzo forte. Zigomi alti, naso piuttosto piccolo. La mascella si manteneva tonica e, nonostante qualche capello grigio, il color miele era ancora nettamente prevalente”. Età oltre i quaranta. La solita sfiga sentimentale che accomuna tante detective femminili. Sposata e poi divisa, ma non ancora divorziata, con Pete, un avvocato che l’ha tradita e che tiene un cane e un gatto. Si sente sempre attratta fisicamente da lui anche se ha una nuova relazione con Andrew Ryan, detective della squadra omicidi di Montreal. Ed ha una figlia Katy “meravigliosa”, “turbolenta” e “quasi laureata”. Un piccolo sunto della sua vita sentimentale ce lo fornisce lo stesso Ryan in un momento di crisi “A diciannove anni hai sposato l’avvocato Pete. Lui era un imbroglione e tu un’alcolizzata. Il tuo matrimonio è fallito. Tua figlia fa l’università. La tua migliore amica è un’agente immobiliare. Hai un gatto. Ti piacciono le patatine Cheetos e detesti il formaggio di capra. Non porteresti mai abiti con i volant o tacchi a spillo. Puoi essere caustica, esilarante, e una tigre a letto”.
Passiamo al temperamento. Forte, focoso, irascibile. Se ne rende conto ella stessa: “A volte riesco a darmi dei buoni consigli, per esempio non innervosirti. Ma spesso li ignoro”, oppure “Per la rabbia, le dita mi si piegarono a formare un pugno. Sentivo ribrezzo per l’arroganza e la pomposa indifferenza di quel bastardo”. E quando va oltre le righe si pente “E mi dispiacque di essermi irritata con lui” riferito a Ryan. Tagliente nei giudizi. Il giornalista Homer Wimborn che le sta tra i piedi le sembra un Homer Simpson con il “quoziente intellettivo di un plancton”. Se non parla bastano gli occhi “Dal mio angolo di osservazione potevo vedere la coppia alla nostra destra che ci fissava. Li fulminai con un’occhiata. Rivolsero lo sguardo altrove”. Decisa a combattere la violenza “Sono giunta a pensare alla violenza come a un delitto di potenza dell’aggressore sui più deboli che si rigenera all’infinito. Gli amici mi chiedono come possa sopportare di fare il mio lavoro. Semplice: mi sento chiamata a demolire quei maniaci prima che loro demoliscano altri innocenti”. Sul lavoro è attenta, metodica, concentrata.. Non si lascia distrarre “Inoltrandomi nel bosco, misi la mente in modalità “scena del crimine”. Da quel momento in poi avrei escluso qualunque elemento estraneo e mi sarei concentrato solo sui fattori pertinenti. Avrei notato ogni pianta troppo rigogliosa, ogni rametto piegato, ogni odore, ogni insetto. Il frastuono umano intorno a me sarebbe diventato rumore di fondo”. Le piace questo lavoro anche perché le permette di presentarsi senza fronzoli e senza trucco “Ogni giorno è un venerdì casual. Più che casual”. Niente problema per il cibo. A casa vive di “takeaway o di pasti congelati”. Le piace informarsi sui fatti del giorno attraverso la radio, i giornali ed internet. Sta volentieri con i giovani, con i suoi studenti, un po’ casinari ma pieni di vita e di energia. Forte, dicevo, con un momento di crisi quando si abbandona al pianto sul torace di Pete. Ma si riprende subito “Avanzando nella luce di quel mattino splendente, ingoiai rabbia e paura e dubbio, e riplasmandoli in qualcosa di nuovo. Qualcosa di positivo”. Difficile che riesca ad aprirsi del tutto. Ci riesce solo con Ryan quando ripercorre la sua storia familiare. Ottimista “Una cosa la so. Emma aveva ragione. Comunque vada a finire, sono tra i fortunati. Ci sono molte persone nella mia vita. Persone che mi vogliono bene”.
Contenuto in breve (ma breve breve) : Tempe Brennan è impegnata con venti studenti a scavare un sito a Dewees “isola di barriera a nord di Charleston, South Caroline”. Viene ritrovato un corpo “intrusivo”, cioè introdotto nel sito più tardi rispetto a tutti gli altri. Di un maschio bianco sulla quarantina alto tra uno e ottanta e uno e ottantacinque. Che presenta segni di violenza in alcune parti (ovvero ossa) del corpo. Strangolamento? Colpo di frusta? Un colpo al mento o alla testa? L’indagine si sviluppa con Emma Rousseau, il coroner competente del caso che ha una brutta malattia. Poi c’è un altro omicidio di un uomo impiccato a un albero e di una donna ritrovata dentro a un bidone…
Parallelamente corre la storia del suo ex marito Pete incaricato di indagare su alcune questioni finanziarie che riguardano la Chiesa della Misericordia Divina e di approfondire gli spostamenti della figlia scomparsa del suo cliente coinvolta nell’organizzazione. Due storie che, naturalmente, si intersecano. C’è anche di mezzo una clinica… e non vi dico altro.
Stile fluido con qualche punta di narcisismo (guarda come sono brava). Un po’ stancante (a dir la verità) il fatto delle ossa che si trovano ora sparse un po’ dappertutto. Voglio dire nei romanzi polizieschi. Ultimamente le ho ritrovate in La città delle ossa di Michael Connelly, La signora in verde di Arnaldur Indridason, Il silenzio delle ossa di Michael Baden e Linda Kenney. Senza contare i precedenti che sono parecchi. A partire dai libri della Cornwell.
E allora un grido mi sorge spontaneo dal petto “Dateci la ciccia!”.

Questa volta mi ha attirato il cognome. Lippman. Ho preso in mano il libro. Lippman, ma dove ho già letto questo cognome, ho farfugliato fra i denti. Lippman. Ma sì, un colpetto sulla fronte con la mano destra ed il ricordo è venuto fuori. Dal libro Scacco perpetuo di Icchokas Meras che stavo leggendo. Qui si trova un certo Abraham Lipman (con una sola “p”, però) che ha una discreta parte nella storia. Il libro mi piaceva e chissà che anche questo Baltimora Blues di Laura Lippman, Giano 2008, non mi facesse lo stesso effetto. Qualche volta è proprio il Caso a guidare le nostre scelte…
Trascrivo impunemente dalla seconda di copertina “Il giornale presso cui lavorava, il secondo quotidiano di Baltimora, ha chiuso i battenti un paio di anni fa e da allora Tess Monaghan, ventinove anni, capelli lunghi castani raccolti in una treccia, la pelle chiara e gli occhi castani, non vive certo uno dei suoi momenti migliori. Senza lavoro e senza sussidio di disoccupazione, trascorre il tempo andandosene a vogare la mattina al Circolo di Canottaggio e a correre la sera per le strade di Baltimora che non se la passa bene nemmeno lei, col suo triste record di un omicidio al giorno.
Qualche settimana fa Tess ha incontrato, nelle acque del circolo, Darryl Paxton, Rock per gli amici, ricercatore di biologia alla Hopkins di Baltimora…”.
Non la faccio lunga. Rock propone a Tess di seguire Ava, la sua, ragazza per appurare se è davvero nei guai, come sembra. Ava, la classica gnocca coi fiocchi, lavora nello studio legale di Michael Abramowitz, l’avvocato difensore dei peggiori delinquenti della città. Dopo qualche pedinamento Tess si rende conto che Ava è un’abile ladra e che ha una storia (forzata, si verrà a sapere poi) con il suo datore di lavoro. Il quale datore di lavoro, Michael Abramowitz, verrà trovato strangolato nel suo ufficio (ma ha ricevuto anche qualche mazzata in testa). E qui le cose si complicano e c’è di mezzo pure il VOMA, cioè l’associazione delle vittime di aggressione (soprattutto stupri).
Ma veniamo a Tess e a qualche altro particolare su di lei. Vuole leggere il “Don Chisciotte” ma non ci riesce. Altre letture: citati “Imbroglio d’amore” e i libri di M. Cain. Suo ex fidanzato Jonathan Ross. Suo amico Darryl Paxton, detto Rock. Sua zia la dinamica Kitty, riccioli rosso fuoco e occhi verdi, che trabocca di gioia e suo zio Donald un tempo un bell’uomo ma con il fascino tramontato. Tess (da bambina Theresa e poi Tesser) vive in un appartamento piccolo, praticamente una stanza divisa da librerie ma ha un bel terrazzo da cui può vedere la città.
Veste spesso sportiva con jeans, una T-shirt bianca fuori dai pantaloni e scarpe da basket, oppure stivali di camoscio e giacca in pelle. E comunque roba simile. Adolescenza di grandi successi per le sue belle forme. Guida una Toyota ma prende volentieri i mezzi pubblici. Sua amica-nemica Whitney “ricca e magra” mentre lei è “sfrenata e impulsiva”. Ama soprattutto la vecchia musica di Cole Porter, Johnny Mercer, Rodgers e Hart, Bob Dylan. Ha ancora vivi (miracolo) tutti e due i genitori. Suo padre di sessanta anni, capelli rossi e pelle chiara ha il piccolo vizio di fare rutti mentre è a tavola (da tirargli una bottiglia piena in testa). Mangia e beve un po’ di tutto: croissant al cioccolato con caffè alla nocciola, panna acida e cipolle (e qui mi fermo che mi viene da vomitare), scotch, vermouth (Martini), birra, bourbon. Solo una scena veloce di sesso con il suo ex fidanzato. Si abbassa i jeans e si cala su Jonathan senza farla tanto lunga.
Rivisitazione critica di Baltimora dell’acciaio, della polvere rossa, delle vittime dell’asbestosi. La bella Baltimora dell’est osannata negli articoli dei giornalisti e ora imbrattata e luogo di incontro di ragazzini che fumano PCP e crack. La solita storia del cambiamento in peggio.
Buona la scrittura e l’orchestrazione della trama. Ma il libro è del 1997 e si sente.

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