L’assassino timido (Le varie di Valerio 90)

Clara Usón
L’assassino timido
Sellerio, 2019 (orig. 2018)
Traduzione di Silvia Sichel
Biografia, autobiografia, fiction

Spagna. Franchismo e post-franchismo. Sandra Mozarovski (Tangeri, 17 ottobre 1958 – Madrid, 14 settembre 1977) morì giovanissima e sarà sempre ricordata come bella attrice per gli scollacciati film sexy e porno soft, chiamati destape (spogliarello), concessi dalla dittatura come generosa limitata libertà espressiva. Clara Usón è nata in Catalogna poco più di due anni dopo Sandra, erano giovani nello stesso periodo finale del regime; laureatasi in diritto e divenuta avvocato, ha presto deciso di dedicarsi molto alla letteratura, esordendo nel 1998 col primo romanzo e conquistandosi poi un ruolo di magnifica sensibile affermata scrittrice dei nostri tempi. Lo spunto del nuovo libro è la caduta mortale dell’attrice dal balcone di casa, nemmeno 19enne. Un incidente, un suicidio, un omicidio? Fin da subito sono emersi vari sospetti e ipotesi sulle (eventuali) ragioni del gesto, se e quanto voluto e, in caso affermativo, quanto provocato da lei o da altri e, eventualmente, da chi e perché. Ci fu una versione ufficiale, non furono fatte inchieste, la voce più nota e diffusa allude al fatto che fosse un amante del re (39enne) Juan Carlos, incinta. Usón non investiga, narra. Ha visto più volte tutti i film, letto accuratamente le interviste e le cronache dell’epoca, studiato materiali e contesti, intervistato interlocutori che la conoscevano e sono ancora vivi. Descrive foto e cortometraggi, intuisce i percorsi e le emozioni, suggerisce possibilità nelle dinamiche relazionali, talora si immedesima o comunque compara la vita di Sandra alla sua per narrare pure di sé, senza compiacenze autobiografiche, come ulteriore dato di una realtà parallela di giovinezza femminile fino al 1977 (entrambe benestanti) e, poi, di donna autonoma. Pavese ricorre in molte forme, innanzitutto nel titolo che allude a una possibile definizione personale del suicidio (proprio o altrui).

Clara Usón (Barcellona, 1961) riesce a consegnare ai posteri uno splendido testo intriso di storia e di cultura. Non considera separate realtà e finzione, vi si immerge insieme con stile del tutto trasparente ed esplicito, in prima persona. Esiste una strutturale imperfetta doppiezza del linguaggio articolato simbolico della meticcia specie umana da qualche decina di migliaia di anni a questa parte: assegniamo sempre un nome alle cose ma abbiamo pure sempre bisogno di immaginare altre cose e di assegnare altri significati alle stesse cose. Nel pensier ci fingiamo, vorremmo vivere e non sappiamo come si fa, questo ci ricorda di continuo l’autrice! Ci parla del suicidio come pensiero immanente tanti momenti della vita di molti, masochismo invece che sadismo, ripercorrendo riflessioni e congetture di personalità come Wittgenstein e Pavese (molto), poi Čechov, Camus, Cervantes, Russell e tanti altri. Ci parla dell’essere figlie di madri, esseri generati e sessuati spesso accanto a fratelli e/o sorelle, come pensiero carnale conturbante ogni anfratto delle successive esistenze per molti. Ci parla della morte e della vita, vitali entrambi per tutti. Ci parla di sé stessa, mette a nudo la propria storia e i propri sentimenti. Ci parla della Spagna, dei dittatori e dei monarchi non solo spagnoli. E ripercorriamo la colonna sonora dei padri e dei ragazzi, una filmografia non solo nazionale. Sandra nacque da padre russo (diplomatico) e madre spagnola, prima di tre figli, mostrò subito talento artistico e recitò la prima volta già a dieci anni. Aveva una bellezza slava: occhi verdi leggermente a mandorla, bocca grande dalle labbra piene, incarnato pallido, chioma castana e folta, lineamenti perfetti, corpo scultoreo (che i registi volevano mostrare quel tanto nudo che bastasse). Molti dei suoi viaggi e incontri ebbero pubblica rilevanza. Per lei la svolta fu il cinema e Usón investiga su cosa abbia comportato, prova a mettersi nei suoi panni, visto che perlopiù le coetanee non ebbero quella (contingente) fortuna, fra l’altro così prossima temporalmente a una terribile fine.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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