La Debicke e… La strage

Vito Bruschini
La strage. Il romanzo di Piazza Fontana
Newton Compton, 2012

Milano, piazza Fontana, 12 dicembre 1969. Nella sede centrale della Banca dell’Agricoltura, ancora gremita di gente poco prima dell’ora di chiusura, una bomba esplode con spaventosa violenza: un gigantesco flash di color rosso, una incontenibile palla di fuoco sembra incendiare l’ambiente, e contemporaneamente un boato peggio di mille tuoni comincia a rincorrersi tra le pareti di cristallo travolgendo e frantumando tutto ciò che incontra per la sua strada. Il bilancio dell’attentato ammonterà a diciassette persone morte sul colpo e ottantotto feriti.
Oggi, a cinquant’anni di distanza da quella strage che provocò una insanabile frattura nella recente storia d’Italia, dando il via alla terribile stagione della “strategia della tensione”, si continua a parlare e a interrogarsi sui perché. Molte domande non hanno ancora trovato una risposta definitiva e concreta. Chi orchestrò tutto? Perché, fin dalle prime ore, furono accusati solo gli anarchici? Chi poteva avere interesse in quell’attentato? Quale fu il vero ruolo dei servizi segreti italiani? Possibile che il timore dei diversi equilibri mondiali avesse portato a siglare uno sciagurato patto tra politici italiani e intelligence straniera? Perché non si indagò subito sull’incongruenza dell’esplosione di più bombe alla Banca dell’Agricoltura?
La strage” che si potrebbe definire “La madre di tutte le stragi” narra, in veste di fiction, cambiando dunque i nomi dei protagonisti, dei comprimari e delle comparse, non solo i fatti di quella giornata maledetta, ma un’intera fase capitale per l’Italia, cominciata ben prima del 12 dicembre e proseguita per anni, ricostruita da Vito Bruschini con tempo, pazienza e un immenso ed encomiabile lavoro di documentazione. Un romanzo non autorizzato, una ricostruzione storica velata da un’interpretazione romanzesca per rievocare soprattutto quella che fu la strisciante e dominante sensazione d’angoscia che dilagava e la cupa atmosfera di perenne tensione che avvolse un Paese inerme, annichilito dalla paura ma non ancora piegato. Un romanzo per una vera storia che ci offre una chiave di lettura su uno dei misteri più drammatici della storia repubblicana, perché, anche se potrebbe sembrare un assurdo, la fiction diventa il miglior veicolo per ritrovare la realtà.

Ed è Bruschini con La strage. Il romanzo di Piazza Fontana a farci fare un passo in avanti. Grazie agli sprazzi di inventiva inseriti in un ambito abbondantemente documentato, e grazie soprattutto alla autonomia narrativa della fiction, la strage del 12 dicembre e l’orrore di quei giorni, di quei momenti tanto importanti per l’Italia e dei legami con le vicende degli anni di piombo vengono finalmente spiegati in modo lampante. La strage di Piazza Fontana infatti viene oggi comunemente considerata il primo atto terroristico di quella che fu poi definita la “strategia della tensione”, quella lunga e tragica stagione di stragi e attentati che voleva spingere l’Italia sull’orlo del colpo di stato.
Purtroppo, per questa vile azione nessuno ha pagato e nessuno più sconterà un solo giorno di galera anche se, dopo ben 36 anni di procedimenti, la verità ha potuto emergere dalle sabbie mobili delle procure che per decine di anni si sono rimpallate lo scomodo processo. I tanti e ripetuti gradi di giudizio si sono conclusi solo nel 2005, con la sentenza definitiva della Cassazione che decretò che a organizzare ed effettuare l’eccidio alla banca dell’Agricoltura fu la cellula fascista padovana di Ordine Nuovo e che Franco Freda e Giovanni Ventura ne furono i diretti responsabili.
I due neofascisti tuttavia non poterono essere più processati per il reato loro ascritto perché assolti nel 1987 nel secondo grado di giudizio.
La magistratura non solo non è riuscita a far scontare una pena agli esecutori della strage, ma neppure a dare un volto ai mandanti. La strage del 12 dicembre fu il culmine di una lunga sequenza di attentati in cui i neofascisti padovani coinvolsero cittadini innocenti con lo scopo di creare paura e sgomento. Il loro obiettivo era spingere la gente e i politici a sollecitare leggi speciali e magari anche la sospensione della democrazia, in cambio di ordine e sicurezza. Pochi giorni prima di Piazza Fontana il quotidiano inglese The Observer parlava già di Strategia della tensione in Europa voluta dagli Stati Uniti per assicurarsi governi amici nel continente. Anche tra le alte sfere e i servizi inquinati italiani ci fu la volontà di trovare subito un capro espiatorio negli anarchici, anche se sin dai primi giorni alcuni onesti investigatori e irreprensibili testimoni avevano orientato l’attenzione verso la cellula nera responsabile dell’eccidio.
Si dice che la verità corra su sentieri difficili. E infatti la verità su Piazza Fontana, che ha portato alla sentenza della Cassazione del 2005, è dovuta al ritrovamento, alla fine degli anni Novanta, di un deposito sulla via Appia con oltre centocinquantamila documenti non protocollati e “nascosti” dal famigerato Ufficio affari riservati del ministero dell’Interno, gestito da Federico Umberto d’Amato con la copertura di funzionari del ministero degli Interni, con il supporto di alcuni apparati dei servizi segreti (che avevano nell’Agente Zeta del SID, Guido Giannettini, il suo uomo di punta) e di uomini politici timorosi di una svolta comunista, tutti al riparo dell’ombrello della CIA.

Vito Bruschini. Artista, designer, giornalista professionista, dirige l’agenzia stampa per gli italiani nel mondo «Globalpress Italia». Con Giorgio Bocca ha scritto le dieci puntate di “Storia degli Italiani – Dall’Unità al Terrorismo” mentre, per il teatro, è stato autore di “Sotto un cielo di bombe”, una rievocazione del primo bombardamento di Roma. Il suo primo romanzo, edito da Newton Compton nel 2009, si intitola The Father. Il padrino dei padrini e parla della storia della mafia dalla Sicilia agli Stati Uniti. In seguito, sempre con Newton Compton, ha pubblicato anche Vallanzasca. Il romanzo non autorizzato del nemico pubblico numero uno e La strage. Il romanzo di Piazza Fontana, riscuotendo un notevole successo di critica e pubblico. Il suo ultimo romanzo si intitola Educazione criminale. La sanguinosa storia della banda dei Marsigliesi e parla della storia di una delle più spietate bande criminali del secondo dopoguerra.

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