Tu chiamale, se vuoi… (Le varie di Valerio 110)

Ranieri Polese
Tu chiamale, se vuoi… Citazioni, echi, lasciti letterari nelle canzoni italiane
Archinto, 2019
Musica e letteratura

Italia, fin da quando c’è un italiano che può essere musicato. Da sempre i parolieri italiani hanno saccheggiato grandi autori della nostra letteratura, con una preferenza assoluta per Dante, subito dopo per Petrarca e Leopardi. La storia della contaminazione fra belle opere poetiche e canzonette potrebbe iniziare dai libretti d’opera, un popolare genere ottocentesco con regole e strutture rigide ove la letteratura cosiddetta alta si cristallizzava più o meno consapevolmente e s’irradiava nello stesso parlato quotidiano di uomini e donne che in parte non l’avevano prima frequentata. Termini e parole, aggettivazioni ed espressioni migrarono e migrano da eccelsi scrittori alla musica leggera (reminiscenze, imitazioni, allusioni, citazioni), per uno scambio in genere unidirezionale, salvo sporadiche eccezioni: citazioni o echi delle canzoni nei testi letterari sono cose rarissime. E, comunque, una direzione inversa dello scambio vale molto negli ultimi cinquanta anni dai brani musicali verso il cinema o i titoli dei libri. Certo è che andrebbe più e meglio studiata la lingua d’uso nei testi delle canzoni italiane, simile ai libretti d’opera e lontana dal parlato almeno fino alla prima metà del secolo scorso (rime, assonanze, tronche, accenti finali, metrica tradizionale e dislocazione irrituale): fior, cuor, sol, amor. Il bravissimo giornalista, saggista e critico Ranieri Polese (Pisa, 1946) scrive da decenni di cinema e musicultura per molti autorevoli quotidiani e settimanali. Qui ci regala una deliziosa introduzione a un tema su cui poco si riflette, il lascito culturale del componimento poetico nella musica leggera, ciò che resta della letteratura alta come eco in altre forme culturali e come influenza nell’immaginario collettivo. Scopriamo con godibile stile come tanti colti temi, parole, usi, modelli canonici si sono insinuati nelle canzoni che amiamo e canticchiamo, qualunque sia il genere musicale che ha successo di vendita in un certo periodo storico o che crediamo di preferire.

Dante è il “Top of the Pop”, il più citato fra i classici della letteratura italiana. Le tracce della Divina Commedia (perlopiù l’Inferno, perlopiù Paolo e Francesca) e dello stesso illustre personaggio sono innumerevoli (talora in connessione con riferimenti a Firenze). Polese esamina un campione di trenta testi 1922-2013 (con un antefatto del 1859), riferiti sia al tradizionale canzoniere (che vede separati compositore, autore, interprete) sia alla stagione dei cantautori: per ogni brano si riportano il verso o i versi in cui è chiara la citazione letteraria, sottolineandone gli specifici aggiornati valori linguistici e le varie possibili ulteriori funzioni (ironia, parodia, stereotipia, invettiva). Visto che per larga parte del secolo scorso la canzone fu essenzialmente e principalmente canzone d’amore (infelice, perso, artificiale), non si può poi che riconoscere un sostanziale strutturale debito verso Petrarca. Polese ricerca nomi, animali, elementi naturali e situazioni che ricorrevano allora nel Canzoniere (Rerum Vulgarium Fragmenta) e tornano ora, qua e là, nei testi delle canzoni: Laura; usignoli passeri rondini capinere; data anniversario, anno mese giorno ora, stagione in cui… ci è accaduto qualcosa di sentimentale; il tempo che passa o è proprio passato; acqua chiara come pure, talora, lacrime d’addio; il bagno di Diana (nuda quindi). Infine è Leopardi che, prima un poco usato nel melodramma ottocentesco, indi praticamente assente nel canzoniere fino alla metà degli anni cinquanta, dai Sessanta diventa una presenza costante. Polese registra l’effetto Infinito almeno dal 1956, cita e commenta cronologicamente più di trenta testi di successive canzoni, aggiungendo ancora quelle che abbinano versi leopardiani all’amore assoluto o carnale, oppure al Cosmo. Nell’appendice l’autore confronta Il sabato del villaggio e La canzone dell’amore perduto (quando De André correggeva Leopardi) e accenna alle influenze di testi stranieri nelle canzoni italiane attraverso tre casi (Françoise Sagan, Baudelaire, Saffo). La lettura è piacevole, offre un’intelligente griglia critica e suggerisce molti altri spunti o ricerche, anche per personale interesse biografico.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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