Happy happy – perché non provare?

Lars-Johan Åge
Happy Happy. Il metodo svedese della negoziazione felice
Longanesi, 2020 (originale 2019)
Traduzione di Andrea Berardini

Di “giallo” ha solo la copertina, eppure ho letto l’estratto di Happy happy (uscito oggi in Italia) con enorme entusiasmo, tanto che ho deciso di parlarne subito.
Cosa mi ha colpito?
Innanzitutto Happy happy dà riscontro a precise esigenze personali e lavorative di questa fase della mia vita; certo, questo in sé non sarebbe un valido motivo per consigliarlo ad altri, giusto? Ma, riflettendo, ho pensato che conoscere questo metodo di negoziazione mi sarebbe servito anche in passato, e probabilmente anche in altre situazioni. Inoltre mi sarebbe stato utile che anche i miei interlocutori avessero conoscenza di certe dinamiche. Quindi, ho pensato, forse non si tratta solo di un’esigenza personale e circoscritta, ma è probabile che anche altri, in diversi contesti, avvertano le stesse difficoltà.
In secondo luogo, perché il testo è scritto in modo molto chiaro (presumo che sia anche merito di una traduzione efficace e rispettosa), il che aiuta, quando si affrontano temi che è necessario “metabolizzare” e assorbire. A fronte del rischio di banalizzare (spero di no, ma ne avrò conferma solo a fine lettura), ricordo innanzitutto a me stessa che ogni cosa, anche la più complessa, deve poter essere spiegata in modo semplice e comprensibile, e che riuscire a farlo è un enorme pregio, non un difetto.

Terzo motivo: perché è una guida pratica alla negoziazione, di pronto utilizzo, che fin dall’inizio svela quali siano i “cinque passi” del metodo happy-happy e le differenze con il tradizionale win-win, a partire da una, fondamentale: il win-win è l’esito auspicato nelle situazioni competitive, ma la maggior parte delle situazioni quotidiane sono collaborative, non competitive. Nelle situazioni collaborative, il risultato della negoziazione non è un punto di arrivo, ma di partenza: per questo motivo è importante chiudere la negoziazione e iniziare la collaborazione in modo soddisfacente per tutte le parti trattanti, e questo può avvenire solo se anche il percorso negoziale è stato condotto positivamente.
Mi è capitato, come penso a molti, di aver “vinto” un risultato o raggiunto un accordo apparentemente win-win nel contenuto, ma di aver sofferto talmente tanto nella fase della trattativa da pensare “ma chi me l’ha fatto fare?”. Ecco, non voglio più sentirmi così.
Date queste premesse ho ritenuto che Happy happy meritasse la mia attenzione e, spero, anche la vostra. Se lo leggerete, lasciate un commento qua sotto per farmi sapere cosa ne pensate.

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