Riti notturni (Le gialle di Valerio 229)

Colin Wilson
Riti notturni
Carbonio Milano, 2019 (orig. Ritual in the Dark, 1960)
Traduzione di Nicola Manuppelli
Noir

Londra. Cinquant’anni fa. L’agitato biondo attraente 26enne Gerard Sorme, aitante aspirante scrittore che supera il metro e ottanta, esce solitario dalla metropolitana di Hyde Park Corner (spesso preferisce la bici). Piove, fa la fila leggendo e poi visita le mostre della pinacoteca. Ha una piccola rendita da cinque anni, non ama lavorare, legge molto e vive poveramente in cerca d’ispirazione. Quel pomeriggio incrocia più volte un uomo ancor più alto, zigomi alti e occhi a mandorla, lunghi e setosi capelli castani e denti irregolari giallastri, circa 30enne forse brutto (viso scarno e butterato) ma in modo piacevole. Di fronte a un dipinto a olio di una ballerina in tutù bianco pensa che l’uomo un po’ gli ricorda Nijinsky, il grande virtuoso ballerino e coreografo russo di origine polacca Vaslav Fomich Nijinsky (Kiev, 28 dicembre 1889 – Londra, 8 aprile 1950). E proprio Nijinsky è il loro primo argomento di conversazione quando l’approccio avviene. Gerard capisce subito che si tratta di un cortese colto strano omosessuale, di provare sia attrazione che repulsione. Si chiama Austin Nunne e, fra l’altro, ha scritto tre ottimi libri, uno su Nijinsky. Il padre risulta disgustosamente ricco, lui è figlio unico, partecipa a tutti i concerti, le opere e i balletti (non solo della città), pilota un aeroplano, guida macchine lussuose o veloci. Vanno a bere alcol da varie parti, poi a casa della dolce zia irreprensibile zia di Austin, Gertrude (circa quarantenne), divisa fra due differenti compagnie, un circolo letterario e i Testimoni di Geova, molto legata alla bella bionda nipote Caroline, quasi 18enne aspirante attrice. Il problema è che qualche maniaco uccide donne peccaminose a Whitechapel. Gerard non lo sapeva ma l’omicidio di cui legge, e di cui tutti parlano nella casa della stanza d’affitto dove ha traslocato, in realtà è già il quarto degli ultimi 11 mesi. L’indagine finisce per coinvolgerlo da vicino.

Il grande saggista e scrittore inglese Colin Wilson (Leicester 1931 – St. Austell, Cornovaglia, 2013) fu personalità poliedrica e complicata. Divenne molto noto fra gli intellettuali europei nel 1956, a nemmeno 25 anni, con un audace saggio d’esordio su alcuni grandi “particolari” artisti della letteratura (e della pittura), The Outsider. Poi scrisse di tutto e di più, fiction e no fiction, all’inizio molti mystery di vario “genere” (e sul genere aveva interessanti peculiari opinioni). La stesura di questo bel verboso romanzo è contemporanea al primo libro, pur se rifinito e pubblicato quattro anni dopo. Siamo nella swinging Londra notturna di fine anni cinquanta, narrazione tutta in terza fissa sulla mente e sulle azioni del giovane sensibile perdigiorno (in parte autobiografico), sui suoi sogni e incubi, sulla sua (già radicata assoluta) idea del mondo e della (eventuale) morale, sulle situazioni esistenziali inconsuete e “al limite” che si trova ad affrontare, un po’ curioso e un po’ travolto da ribrezzo e fascinazione. Si viaggia con lui nel tempo, fra delitti e indagini, possibili indiziati e accurati investigatori. Lo attanaglia il morbo di verificare i morbosi, in un turbinio di pensieri e colloqui (senza virgolette). Sarà protagonista anche di altri due romanzi negli anni successivi e la trilogia viene ora opportunamente riconsegnata ai lettori italiani in questa nuova ottima edizione (e traduzione). Impulsi e diari sessuali incombono. Tante birre, superalcolici di continuo e (talora) qualità, fortunatamente si comincia dal rosso Chianti in un bel ristorante di Soho. Eseguita competente musica classica.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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