La Debicke e… La donna della palude

Martin Long
La donna della palude
Tre60, 2020
Traduzione di Francesca Maria Gimelli

Tian Haifeng, ispettore della Divisione Investigativa Criminale di Nanchino, viene inviato nel villaggio di Fuling dove il cadavere di una donna è stato rinvenuto in un campo. Il proprietario del campo, un contadino che stava scavando nella torbiera per prelevare materiale per riscaldarsi, ha tirato fuori con la pala i resti mummificati di una donna vecchi di secoli. Il corpo è abbastanza ben conservato, la morta indossa ricche vesti e calzari di pelle, ma i tratti somatici appartengono indiscutibilmente a una donna di origini occidentali. Comunque si tratta di una mummia, quindi non resta che rivolgersi al Museo di Nanchino e sollecitare l’appoggio del dipartimento dell’Antiquariato. Il corpo della torbiera viene prelevato dalla squadra del professor Bei Huangli, eminente archeologo, e portato al Museo di Nanchino.
Tian Haifeng, nella sua lunga carriera, ha visto un numero di morti tale da non riuscire a tenerne il conto; sa bene che il ritrovamento della mummia non è di competenza della Divisione criminale ma degli esperti di Archeologia. Ciò nondimeno questa donna, ritornata alla luce dopo secoli, gli ha fatto scattare qualcosa. Deve saperne di più. E poi perché del ritrovamento si è appena fatto cenno nei notiziari? Non gli resta che andare a chiedere al Museo, dove si scontra con un nebuloso muro di mezze risposte. E, come se non bastasse, poco dopo la mummia viene distrutta da un incendio e con le ceneri scompare ogni traccia della sua esistenza. Indispettito da ordini superiori, che gli imporrebbero di chiudere in fretta la faccenda, Haifeng decide invece di occuparsi comunque del caso. Scoprirà che il contadino, prima di chiamare la UPS (Ufficio di pubblica sicurezza di Nanchino) aveva rubato qualcosa di prezioso al cadavere e che l’aveva rivenduto a caro prezzo a uno straniero residente nello Xinjiang, la regione degli Uiguri, lontanissima e a Nord Ovest della Cina. E scoprirà che dietro l’incendio che ha provocato la distruzione della mummia ci sono forti indizi di un crimine, ma la sua indagine provocherà il richiamo dei suoi superiori e l’ordine di allontanarsi dal suo posto di Pechino per un corso di aggiornamento. Bloccato sul caso, non gli resta che seguire la tenue traccia legata al prezioso rubato e scegliere lo Xinjiang come sede del suo trasferimento provvisorio. Là, sul palcoscenico dei perenni scontri tra i musulmani Uiguri, perseguitati dal regime, e le forze di sicurezza cinesi, Haifeng si renderà conto di aver portato alla luce molto più di una semplice mummia: i tratti caucasici riscontrabili nella donna della torbiera proverebbero la presenza di colonizzatori indoeuropei prima della comparsa dei cinesi, un vero scacco per la incensante propaganda governativa. Ma quando nuovi fortunati scavi archeologici nello Xinjiang porteranno alla luce altre mummie, queste invece con tratti somatici Hancinesi, Tian Haifeng si renderà di essere finito in un torbido intrigo politico orchestrato dalla propaganda centrale e che vorrebbe stravolgere le sorti della regione. Forse troppo per un semplice ispettore e tuttavia ormai non può tirarsi indietro. Non gli resta che andare avanti, battersi e affrontare il pericolo. Ma tra falsi storici, insabbiamenti e sanguinosi omicidi, la posta in gioco è irraggiungibile. Per ora la verità deve rimanere sepolta, in attesa e nella speranza di un diverso futuro.
Un coraggioso e coinvolgente giallo di denuncia quello di Martin Long, che affonda la lama letteraria nella corruzione, complicità ai livelli più alti, mafiosa prevaricazione che hanno per tanti decenni distinto (e continuano a distinguere) le azioni del potere cinese. Tutto appare mostruosamente condizionato, dal più umile commerciante, dal più semplice agente di polizia fino ai gradini più alti della gerarchia dello stato. Chi, poi, è contro, deve essere tolto di mezzo, eliminato senza pietà. E tutto deve essere sempre subordinato all’esaltazione della Cina e del suo popolo. Un giallo coinvolgente che porta anche al centro dell’attenzione dei lettori il caso dei musulmani Uiguri, una minoranza etnica e religiosa con caratteristiche fisiche piuttosto diversificate che presentano sia tratti prettamente indoeuropei che mediorientali e asiatici. Un’etnia che il regime cinese perseguita da anni tanto che nel 2018 si sono intensificate le polemiche sulla “detenzione” di un gran numero di uiguri in campi di “trasformazione attraverso l’educazione” e sull’esatta natura di questi campi. Il governo cinese sostiene che si tratta di istituzioni educative ma, nel 2018, il magazine quotidiano online Bitter Winter ha pubblicato dei video che sostiene filmati all’interno dei campi e che mostrano strutture simili a prigioni. E anche sulle finalità di questa politica esistono diverse polemiche. La Cina afferma che le misure di “rieducazione” sono necessarie per prevenire la radicalizzazione e il terrorismo, mentre studiosi occidentali pensano che ciò che preoccupa il governo sia la rinascita religiosa nella regione che ha colto le autorità di sorpresa.

Martin Long, per anni alla testa del dipartimento degli studi superiori di Lingue a Parigi, è oggi uno scrittore a tempo pieno. Amante della cultura cinese, parla fluentemente mandarino, ha viaggiato in Cina visitando città, piccoli villaggi e comunità rurali al fine di raccogliere materiale per i suoi romanzi. La donna della palude è il primo libro della serie dedicata all’Ispettore superiore Tian Haifeng.

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