Giulio fa cose (Le varie di Valerio 120)

Paola Deffendi e Claudio Regeni, con Alessandra Ballerini
Giulio fa cose
Feltrinelli Milano, 2020

Febbraio 2016-dicembre 2019. Giulio sta facendo ancora molte belle cose. Il 25 gennaio 2016 Giulio Regeni (Trieste, 15 gennaio 1988 – Cairo, 3 febbraio 2016) è stato sequestrato e poi torturato e ucciso in Egitto mentre svolgeva un dottorato di ricerca per l’università di Cambridge, dove lavorava. Da quando i genitori Claudio Regeni e Paola Deffendi andarono prima a cercarlo poi a riprenderne le spoglie da riportare a Fiumicello, in Friuli Venezia Giulia, dove ancora vivono, ogni cosa e ogni anfratto della loro esistenza sono stati ricoperti da un velo polveroso che filtra tutto. Nulla poteva essere più lo stesso. Raccontano così ora con lucido nitore questi quattro anni. Hanno iniziato accanto alla figlia Irene (cui il libro è dedicato) e al loro straordinario avvocato Alessandra Ballerini, un nuovo percorso, faticoso e doloroso: la ricerca della verità, di tutte le verità, sugli assassini e i mandanti dell’omicidio di un ragazzo europeo di 28 anni (appena compiuti), colto e affettuoso, serio e onesto, cresciuto con valori e principi sani, abituato ed educato a viaggiare e ad adattarsi, al rispetto delle differenze nelle radici. Conosceva bene sei lingue, stava arrivando alla settima, e con la mamma parlava spesso su Skype in dialetto bisiaco-triestino. Al terzo anno di liceo sostenne e superò l’esame a Duino per entrare nel Collegio del Mondo Unito, 18 sedi nel mondo, scelse il New Mexico. Tornato in Europa, si laureò a Leeds, si specializzò a Cambridge, ottenne uno stage a Vienna e un tirocinio al Cairo per l’Unido, iniziò a lavorare a Oxford cominciando infine il dottorato ancora a Cambridge, nel dipartimento di Development Studies. Da lì partì per un’ultima ricerca sui sindacati egiziani. Non è più tornato vivo. Le massime autorità istituzionali egiziane sono coinvolte nella sua sparizione e nel suo omicidio; per anni hanno manovrato, depistato, occultato, in modo di impedire la verità e la giustizia che, accanto ai genitori, chiedono larga parte dell’opinione pubblica in tanti paesi del mondo, quel “popolo giallo” che è protagonista militante del libro. Giulio continua a fare cose per il loro e il nostro tramite. Non demordiamo, nonostante gli ostacoli.

Ecco un libro che vale la pena leggere e regalare, una preghiera laica, un dolore necessario. L’amore per il figlio ha spronato i genitori a testimoniare con forza l’esigenza di scoprire i responsabili di un crimine efferato. Da oltre due anni la Procura di Roma ha documentato le responsabilità nel sequestro di almeno cinque ufficiali del National Security Agency e li ha iscritti nel registro degli indagati, ma tutto sembra essere tornato normale nei rapporti fra Italia ed Egitto, non c’è alcuna conseguenza concreta, le indagini sono a un punto morto per la mancata collaborazione del presidente Al Sisi. La morte di Giulio riguarda Paola e Claudio personalmente in modo definitivo, lo sanno bene, non potranno dimenticarlo mai e, insieme, riguarda ogni genitore che subisce ingiustizia, ogni italiano all’estero, ogni giovane che vuole lavorare in pace e autonomia ovunque nel mondo, ogni elettore che comprende la necessità di valutare con onestà intellettuale i comportamenti istituzionali e le relazioni internazionali. Molte frasi commuovono certo, l’obiettivo è comunque sempre quello di farci capire, indignare, partecipare. Scrivono: “abbiamo visto tutto il male del mondo sul suo corpo. Ma tutto il male del mondo è anche quello che è attorno a Giulio: omertà, paura, intrighi, depistaggi. Il coraggio è andare avanti, giorno dopo giorno, sapendo che esiste tutto questo”. Hanno scelto una forma letteraria molto efficace, oltrepassando generi e convenzioni: la mamma Paola racconta la storia della loro famiglia e spesso mette fra virgolette riflessioni e ricordi del papà Claudio o ricostruisce a nome di entrambi, orgogliosi e rispettosi delle capacità del figlio, anche quando magari era stato “un intransigente rompiscatole”; seleziona gli argomenti trattati con cultura, i viaggi insieme (soprattutto l’ultimo, drammatico); gli incontri con i rappresentanti istituzionali pro-tempore (segnalandone sempre pregi e difetti, maggiore o minore sincera solidarietà), con le personalità religiose e culturali, con i giornalisti, con vecchi e nuovi amici, con tanti cittadini per strada o nelle assemblee; le amarezze e le angosce, in particolare la ferita del ritorno dell’ambasciatore italiano; la lista delle parole e delle associazioni di idee più spesso usate nella nuova famiglia allargata che si è creata (con la costante presenza di Alessandra, competente e magica). Spiegano come è nata l’espressione che dà il titolo al volume e si rivolgono a tutti quelli che sanno e che non hanno ancora osato parlare “perché Giulio fa cose, ma non può fare tutto lui”! Completano il libro oltre cinquanta minuziose preziose pagine sui fatti con la cronologia delle date relativi alle indagini, alle richieste e alle inchieste, abbastanza avanzate in Italia (per quanto possibile) e molto boicottate o rinviate in Egitto, e l’intero testo della lunga articolata risoluzione approvata dal Parlamento Europeo.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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