La fiamma nel buio (Le gialle di Valerio 235)

Michael Connelly
La fiamma nel buio. Il nuovo thriller con Bosch & Ballard
Piemme, Mondadori Milano, 2020 (orig. 2019)
Traduzione di Alfredo Colitto
Noir

Hollywood, Los Angeles. Marzo 2019. Il mancino Hieronymus Harry Bosch è ormai in pensione da oltre tre anni, da sei settimane ha subito l’operazione al ginocchio e si sposta col bastone anche quando decide che vuole assistere a distanza al funerale del suo mentore John Jack Thompson, quarant’anni nel Los Angeles Police Department, capace di insegnare il mestiere e in particolare a riconoscere i bugiardi. Da novellino, più di tre decenni prima, Bosch si era trovato a lavorare in coppia con Thompson e lo ricorda con ammirazione e affetto. La vedova Margaret avvisa Harry di avere a casa qualcosa che il marito ha lasciato proprio per lui, il fascicolo antico (venti anni) di un irrisolto omicidio di un ragazzo in un vicolo frequentato da spacciatori. Se lo porta a casa, lui prende ogni caso sul personale, quella stessa notte cerca di capire perché il “quaderno” sia stato preso dall’ufficio e tenuto occultato, soprattutto se ci siano elementi per trovare ora il colpevole. La giovane Renée Ballard è da tutt’altra parte, sulla scena dell’incendio di una tenda di nylon che contiene il cadavere bruciato di un giovane senzatetto. Forse non è una morte sospetta, arrivano dall’Unità Incendi Dolosi e la allontanano visto che se ne occupano loro. Lei finisce il turno (sempre quello di notte), poi torna nella tenda in spiaggia dove dorme con Lola, mezza boxer e mezza pitbull. Bosch, la mattina dopo, prima chiede una mano all’amica detective in carica che accetta subito aggiornandolo in parallelo sulle proprie indagini, poi va a trovare Mickey Haller, il fratellastro ottimo avvocato, per chiedere consiglio legale sulla diagnosi appena ricevuta di leucemia mieloide cronica, che è stata contratta sul lavoro e merita forse un risarcimento, anche per lasciare abbastanza dollari alla cara figlia Maddie se cure e chemio non dovessero funzionare. Nell’attesa segue il processo in corso e la difesa del reo confesso (di aver ucciso un bravo giudice di corte d’appello), c’è qualcosa che non gli quadra, i casi si accavallano.

Il magnifico scrittore ex giornalista Michael Connelly (Filadelfia, 1956) continua a seguire l’eccelsa epopea Bosch (in solitario o con altri), ben consapevole che autore e mitico personaggio (pure in apprezzata serie televisiva) stanno invecchiando insieme e che, per l’azione, serve ormai una coprotagonista; così la terza persona della pulsante narrazione alterna i due, anche quando s’incontrano e, nel sottotitolo, la nuova serie è riferita a entrambi. Le vite di Bosch & Ballard tornano a incrociarsi dopo i positivi risultati dell’anno precedente (e del relativo romanzo); i due hanno quasi due generazioni di distanza ma, per varie autonome ragioni, sono ossessionati esclusivamente dall’attività investigativa. Siamo pienamente nel campo del romanzo noir filone police procedural, Connelly è maestro nel tener conto di regole, riti, gergo del mestiere di poliziotto nella città dello spettacolo e della corruzione, e soprattutto nella Divisione Hollywood. Questa volta particolarmente alto è il numero di casi investigati, alcuni connessi come loro stessi scoprono con accorte incrociate personali indagini. E tanti altri casi vengono accennati, evocati, sintetizzati, a esempio il maniaco nel quartiere di Maddie alla Chapman o la ragazza inspiegabilmente scomparsa e uccisa nel 1982 (di cui presto si occuperanno se sopravvivono), tanti spari nel buio (da cui il titolo) o cose così, come fa un ottimo esperto cronista per richiamare analogie culturali, metafore letterarie e distrazioni narrative delle esistenze e della vita umana. Utili informazioni sui disturbi schizoaffettivi, sui portapranzo per scolari, sulla gang Rolling ’60 Crips e sul fuoco che non si accende per (eventuali) figli gay. La bottiglia di vodka serve anche a rintracciare una possibile killer, mentre Bosch converte Ballard all’uso frequente e competente del jazz, anche se lei, per mantenere la concentrazione quando ha appuntamento con l’avventura, preferisce ascoltare i Muse, i Black Pumas, i Death Cab Gour Cutie.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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