A ruota (gialla) libera – Le lunghine di Fabio Lotti

Lettura veloce e sempre gradevole quella de Il signor Cardinaud di Georges Simenon, Adelphi 2020. Il signore del titolo ha praticamente tutto: una bella casa con giardino, va alla messa la domenica con il figlio, salutato e rispettato da tutti. Non gli manca niente, nemmeno una splendida moglie, Marthe, conosciuta da giovanissimo di cui è perdutamente innamorato. Solo che questa un bel giorno se ne scappa con un amante portando via tremila franchi. Pensate che Cardinaud si metta a piangere e disperarsi? Manco pe’ gnente. Si rimbocca le maniche e via a riprendersi l’adorata, birichina sposa. Leggere per credere…

Chi vuole buttarsi su un thriller psicologico si becchi La casa delle voci di Donato Carrisi, Longanesi 2019.
Naturalmente dovete essere preparati ad infilarvi nei misteri e negli angoli bui della mente umana che il protagonista, Pietro Gerber, è uno psicologo che cura con l’ipnosi bambini vittime di abusi. Fino a quando, caso nuovo, decide di curare, a Firenze dove vive, una donna, Hanna Hall, che crede di avere ucciso da piccola il fratellino Ado. Ed ecco l’incontro. Un incontro particolare, la donna sembra conoscerlo… Un affondo nella psiche, nei meandri oscuri della memoria con colpi di scena da brivido horror.

A questo aggiungerei un classico come A sangue freddo di Truman Capote, Garzanti 2005, che ci riporta nel novembre del 1959, ovvero ad un fatto di cronaca tremendo, ad una strage avvenuta nel Kansas dove fu sterminata una famiglia intera. L’autore partecipò di persona, insieme all’amica Harper Lee (famosa autrice de Il buio oltre la siepe), alle indagini per scrivere un resoconto della vicenda da pubblicare sul New Yorker che poi trasformerà in un libro dando vita al nuovo genere di “romanzo-inchiesta-verità.” Un libro che suscitò enorme scalpore ed emozione nei lettori e nella pubblica opinione, soprattutto perché portò a galla tutto il mondo dell’esperienza umana dei due autori dell’incredibile delitto.

Altro lavoro ispirato ad una storia vera Che cosa hai fatto, Lizzie Borden? di Sarah Schmidt, Piemme 2020.
Ovvero la storia di Lizzie Borden del 1892 a Fall River nel Massachussets. Siamo ad agosto quando una mattina scopre l’uccisione del padre a colpi di ascia e quello della matrigna finita allo stesso modo. Verrà accusata (aveva dichiarato di non aver sentito niente, nessun rumore) e prosciolta per mancanza di indizi ma per tutta l’America sarà lei l’assassina. Lei, lei sola in casa insieme alla domestica che non aveva alcun movente. La scrittrice ripercorre il caso mettendo soprattutto in rilievo i problemi della famiglia, un padre violento, una matrigna “cattiva” come nelle favole, le incomprensioni e gli scontri tra Lizzie e la sorella maggiore Emma entrambe nubili, legate da un intreccio indissolubile di amore-odio.

Ci si può fidare di una che è stata condannata per l’omicidio del proprio futuro marito? È quello che cerca di scoprire la produttrice televisiva Laurie Moran della serie Under Suspicion che si occupa di vecchi casi irrisolti, i cosiddetti cold case. Precisamente in Non chiudere gli occhi di Mary Higgins Clark e Alafair Burke, Sperling & Kupfer 2019. Questa volta si trova di fronte quello di Casey Carter che, dopo aver trascorso quindici anni in carcere per l’omicidio del fidanzato Hunter, rampollo di una famiglia molto ricca e potente, le chiede di indagare per la riabilitazione del suo nome portando la storia in TV con il titolo La Bella Addormentata Assassina (dormiva sul divano, aveva giurato, quando il compagno fu ucciso in casa). Solo che, andando avanti nell’indagine, viene fuori un ritratto di Casey piuttosto particolare, aggressivo e violento. E qui il lettore incomincia a dubitare e la suspense a crescere…

Chi vuole fare un viaggetto nella Berlino del 1936 (l’anno delle Olimpiadi durante le quali Jesse Owens fece incazzare Hitler) può tranquillamente sfogliare Violette di marzo di Philip Kerr, Fazi 2020. Qui potrà conoscere l’investigatore Bernhard “Bernie” Gunther, ex poliziotto, gran bevitore e donnaiolo incallito, tutto preso dal proprio tornaconto piuttosto in linea con l’asprezza dei tempi. Deve ritrovare una bellissima e preziosissima collana di diamanti rubata ad Hermann Six, ricco magnate dell’acciaio, che ha pure perso la figlia Greta e il genero Paul Pfarr uccisi nel loro letto a colpi di pistola e poi bruciati. Tra l’altro Paul faceva parte di coloro che erano spregiativamente denominati “violette di marzo” (da qui il titolo del libro) perché aderirono al partito nazista solo in un secondo tempo quando era già in grande ascesa. E si scopre in cattivi rapporti proprio con il suocero… Un viaggio nella crudezza, brutalità, odio e violenza dei tempi durante la dittatura di Hitler attraverso l’intreccio di personaggi realmente esistiti e inventati.

Dalla Berlino del 1936 alla Bari di oggi con I quattro cantoni di Gabriella Genisi, Sonzogno 2020.
Con il commissario Lolita Lobosco detta Lolì, già incontrata dal sottoscritto ne La circonferenza delle arance sulla quale avevo scritto “Alcuni spunti: 36 anni, capelli lunghi corvini, quinta di reggiseno, arance sempre a portata di mano, si sposta su una Bianchina cabriolet celeste pallido del ‘62, adora la musica napoletana, madre siciliana e padre carabiniere napoletano morto ammazzato davanti a casa, ottima cuoca, detesta le smancerie, adora i bagni rilassanti nella vasca e i massaggi del centro benessere.” Questa volta se la deve vedere con il brutale assassinio di un fotografo a pochi giorni dalla festa di San Nicola. La sera successiva una Mercedes, che cerca di sfuggire ad un posto di blocco, si infrange contro un muro facendo morire gli occupanti, due uomini di etnia rom. E quando si scopre che il dna di uno dei due era anche sulla scena del crimine il caso sembra risolto scatenando rabbia, odio e razzismo. Ma la nostra Lolita non ne è affatto convinta, anche perché altri delitti insanguineranno la città. Cocciuta come sempre, tra relazioni complicate, buona cucina e rischio della propria vita, saprà arrivare alla verità.

Dalla Bari di oggi alla Palermo, sempre di oggi, con Mercato nero di Gian Mauro Costa, Sellerio 2020.
E qui incontriamo un altro personaggio femminile, la poliziotta Angela Mazzola, belloccia anzichenò, che si è messa in proprio e ora è chiamata a risolvere il caso dell’uccisione di Ernesto Altavilla con un colpo di arma da fuoco, figlio del classico pezzo grosso della città. Viaggio attraverso una Palermo difforme tra i quartieri multietnici di Ballarò, dove regna lo spaccio e la droga, e quelli dei cosiddetti “alti” dove impera l’arroganza. Importante l’aiuto della donna di cui si era innamorato Ernesto e di un ragazzo nigeriano. Da tutta la storia Angela ne esce fuori come un personaggio allegro, intraprendente e nello stesso tempo duro e caparbio per raggiungere il suo scopo.

A volte un personaggio me ne fa ritornare alla mente un altro. Vedi Al Giambellino non si uccide di Matteo Lunardini, Piemme 2020, dove possiamo incontrare Ruggero Casipolidis, soprannominato Zappa, conduttore del programma radiofonico Kriminalia alla Radio Milano Libera. Ex carcerato, vive da solo con la madre in una città invasa dal caldo (siamo d’agosto), quando in redazione arriva un messaggio che annuncia l’uccisione di una prostituta. La mattina seguente una donna viene davvero trovata morta e su di lui nascono i sospetti. Per salvarsi deve risolvere il mistero tra mafia milionaria, rapine, tossici, puttane, travestiti, passato e presente che si mischiano, girando per Milano con la sua Vespa…
Ecco, proprio questo girare con una Vespa mi ha fatto ricordare Enrico Radeschi, il giornalista hacker, simpatico e scanzonato, protagonista di alcuni romanzi di Paolo Roversi pubblicati da Marsilio. Originario della Bassa (del paese di fantasia Capo di Ponte Emilia) gira sempre in sella ad una vespa gialla del 1974, il Giallone, e risolve i case più intricati avvalendosi delle sue doti informatiche e dell’aiuto del vicequestore Loris Sebastiani.

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