Una lettera per Sara (Le gialle di Valerio 240)

Maurizio de Giovanni
Una lettera per Sara
Rizzoli Milano, 2020
Noir

Napoli. Aprile 2020. Un lunedì mattina alle 11 il vecchio afflitto ex vicecommissario Fusco interrompe il sacro irrinunciabile rito del caffè dell’ispettore Davide Pardo nel solito anonimo locale. Era stato suo superiore e lo aveva aiutato in un momento cruciale, ora ha un tumore allo stomaco all’ultimo stadio e gli chiede di favorire, con procedura poco ortodossa, il colloquio con l’anziano detenuto 67enne Antonino Nino Lombardo che lo ha mandato a chiamare e sta messo pure peggio. Pardo è perplesso, ancora non sa che c’è un qualche nesso con una storia del maggio 1990, circa trent’anni prima: era scomparsa la brava calma ingenua commessa di una libreria antiquaria, dopo aver rinvenuto per caso nella guida Things Seen In The Bay of Naples una lettera scritta con grafia elementare nella quale si parlava di un regalo da consegnare a Maddalena, libro venduto da un figlio in cerca di una dose e riacquistato a seimila lire da un padre affannato e scortese, proprio per riprendere quel prezioso foglio. Come ogni lunedì sera Sara Mora Morozzi cucina a casa di Viola, la madre del nipotino Massimiliano, ex compagna del defunto figlio, fotografa e investigatrice nata, un appuntamento cui partecipa, in qualità di amico e zio acquisito, anche Pardo che racconta quanto gli è accaduto; il nome del carcerato dice qualcosa a Sara, ha un vago ricordo di un teso accalorato incontro col suo superiore e poi compianto amore Massimiliano Tamburi, dialogo che lei aveva seguito e interpretato a distanza. Torna a casa e va a verificare nel segreto archivio cartaceo ereditato proprio dal capo della segreta unità dei Servizi dove lavoravano, non trova nulla, molto strano. Prova a rivolgersi all’amico ed ex collega cieco Andrea Catapano, in pensione da sette anni; un lieve tremore del mento le fa capire che ne sa qualcosa ma lui dichiara di non ricordare nulla al riguardo. C’è una catena di segreti e misfatti da svelare e qualcosa che mette in crisi la fiducia sincera di Sara per l’amore.

Consolida il successo la nuova interessante serie di Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958): Sara risolve anche tristi antichi intrighi, ancora nella stessa città contemporanea del tifosissimo autore. Mora era una brillante graduata della Polizia di Stato, sposata con prole, prima di entrare nella sede napoletana dell’unità speciale che veglia sulla sicurezza nazionale (fra misteriosi rituali e codici oscuri) e di innamorarsi del bravo leale democratico Capo, Massimiliano Tamburi, più vecchio di 23 anni, intensamente ricambiata. Per lui aveva abbandonato un marito fedele e un pargolo piccolo, conducendo poi con fermezza e coerenza un’altra esistenza in coppia, nel lavoro e fuori, finché si era ammalato. Sara aveva lasciato tutto, ritirata a invisibile vita privata per assisterlo. Da qualche anno sono morti prima Massi, 76enne, indi Giorgio, il figlio (abbandonato) in un incidente stradale. Lei ha ormai circa 55 anni, si è nascosta da tutto e tutti, pur colta e vivace, riservata e sostanziosa, finché non ha scoperto il nipotino. La narrazione è più che altro in terza persona, al passato sui vari personaggi alle prese con vicende (antiche e contemporanee) destinate a intersecarsi per il tramite di un ragazzo poco più che ventenne, dagli occhi scuri e penetranti, i ricci neri, la pelle olivastra, all’inizio conflittuale poi oggettivamente alleato rispetto alla squadra di Sara. La lettera del titolo appare nella prima scena, ma non è l’unica che contrassegna il romanzo e i destini intrecciati: vi sono quella non scritta che Lombardo consegna a un infermiere prima di morire (con conseguente senso di colpa di Pardo), quella forse indirizzata a Sara stessa dal reticente Massimiliano (all’insaputa pure dell’amica e attuale responsabile Teresa Bionda Pandolfi), quella con i risultati delle analisi del sangue del nipotino che annuncia un tema del prossimo romanzo della serie. Viola si difende dalla pessima madre con Marvin Gaye e Mamas & the Papas.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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