La Debicke e… La follia dei Flood

Jess Kidd
La follia dei Flood
Bompiani, 2020
Traduzione di Sergio Claudio Perroni

Dopo la morte di sua moglie Mary Cathal Flood, artista in pensione, ingegnere meccanico e commerciante di curiosità, si è lasciato andare e ha cominciato ad accumulare oggetti di ogni tipo, senza buttare via nulla. È una sindrome nota e pare che spesso sia provocata dalla solitudine o dalla paura di perdere i propri ricordi. Cathal Flood lo ha fatto per tanti, troppi anni, trasformando Bridlemere, la sua splendida dimora vittoriana a quattro piani, in una specie di mostruoso e immenso immondezzaio. Oggi all’esterno, abbandonati qua e là in quello che un tempo era un bel giardino, si ergono cumuli informi di materassi sventrati, vecchie batterie di automobili e pile di rottami arrugginiti, ma anche, l’interno, la sua tana, è diventato praticamente inabitabile. Da anni infatti Flood ha smesso di lavarsi e di pulire la casa, che è diventata un vero e proprio letamaio, invaso dai gatti e dalle pulci che banchettano allegramente. Suo figlio Gabriel vorrebbe costringerlo a trasferirsi in una residenza protetta per anziani, ma lui rifiuta. Tuttavia è ormai sotto il controllo dell’assistenza di zona e l’unica possibilità che gli resta, per continuare a vivere a Bridlemere, è accettare che qualcuno venga a mettere ordine e preparargli da mangiare.
Maud Drennan è un’assistente dei servizi sociali vicina ai quaranta, un donnino cocciuto di poco più di un metro e sessanta, senza grilli per la testa, che, dopo che il suo predecessore era stato scacciato da Flood a colpi di mazza da hurling (una specie di hockey sul prato), ha coraggiosamente accettato l’incarico di prendersi cura del vecchio gigantesco (più di un metro e novanta), testardo e strampalato caprone. Il suo lavoro si rivelerà subito duro e sgradevole e Maud sospetta che le sia stato affibbiato perché, essendo lei irlandese come il padrone di casa, si pensa che abbia miglior probabilità di riuscire a comunicare con lui e tenerlo a bada.
Da giorni al lavoro, armata di grembiulone usa e getta, guanti di gomma extra-robusti e maschera contro la puzza e le spore, è faticosamente riuscita a ripulire parte del pianterreno, la cucina e il bagno. Ma ben presto Maud scoprirà che c’è ben altro nell’incasinata dimora, oltre ai topi morti nelle tazze da tè, la Barbie smembrata che sembra una specie di installazione artistica, la merda spiaccicata sulla parete a mo’ di composizione astratta e il coperchio della tazza incastrato nel water. Bridlemere comincia pian piano a esibire oscuri segreti. Sembra quasi che dietro ogni pezzo di spazzatura spunti una storia. Ben presto si imbatterà in due misteriose fotografie di Gabriel, figlio di Flood, scattate nel giardino di Bridlemere negli anni ’70, quando era ancora un bambino. Nella prima dà la mano a una bambina che Maud presume sia sua sorella, sebbene nessuno l’abbia mai menzionata, mentre nella seconda è con sua madre, Mary Flood, morta, almeno secondo i rapporti ufficiali, in un incidente domestico. Ma nelle due foto sia il volto della bambina che quello della madre sono stati bruciati. Strano e inquietante. Perché?
Praticamente plagiata da Renata, sua amica e padrona di casa, in realtà un travestito ed ex aiutante glamour di un mago morto sulla scena che vive davanti ai gialli televisivi e soffre di agorafobia, Maud comincia a indagare per scoprire gli oscuri segreti di Bridlemere. Passando attraverso un varco nella “Grande Muraglia di annate su annate di National Geografic” che blocca l’accesso ai piani superiori, va di sopra e comincia a scoprire i primi indizi: camere con tappezzerie scarlatte, vecchi ritagli di giornale, altre fotografie… La morte della moglie di Cathal, Mary, che è caduta dalle scale e si è rotta il collo, è stata davvero un incidente? Che cosa è successo a Marguerite, la figlia sconosciuta di Flood? E come tutto questo può essere collegato alla misteriosa sparizione nel 1985 di Maggie Dunne, una studentessa di quindici anni? Durante la lunga ricerca della verità Maud dovrà anche fare i conti con un suo angosciante mistero irrisolto: la scomparsa della sorella maggiore Deirdre quando Maud aveva appena sette anni. Nella sua indagine la povera Maud sarà accompagnata dalla presenza mistica di vari santi legati al folklore cattolico celtico, consulenti impiccioni, pasticcioni e sempre riluttanti a dare una mano. Straordinarie le caratterizzazione che l’autrice, Jess Kidd, fa di alcuni personaggi come Cathal Flood, meravigliosamente inquietante ed enigmatico e la padrona di casa di Maud, Renata, che la prima volta si presenta ai lettori “come una farfalla New Age che spunta dal suo bozzolo al pian terreno”. E di Biba Morel, la datrice di lavoro di Maud, una specie di cupido dell’assistenza sociale, vestita con un abito a vita alta e avvolta da una sciarpa floreale.
Ma non dirò altro, non voglio spoilerare.
Andate a leggere La follia dei Flood, secondo romanzo di Jess Kidd, un mix giallo-nero dal sapore gotico, con Bridlemere di volta in volta pauroso castello di Barbablù o vecchia dimora vittoriana dai troppi segreti pericolosi che assomiglia al castello di Manderlay. Un gustoso romanzo che dalla campagna dell’Irlanda occidentale ci trasporta all’ovest di Londra per narrarci una storia che vede la protagonista costretta a trasformarsi in investigatrice dilettante per riuscire a sbrogliare una commedia nera legata a una misteriosa saga di famiglia.

Jess Kidd è cresciuta e vive a Londra. Il suo primo romanzo, Lascia dire alle ombre (Bompiani, 2018), è stato finalista agli Irish Book Awards nel 2016 e nello stesso anno l’autrice ha vinto il Costa Short Story Award. Il secondo, La follia dei Flood, è stato finalista del Kerry Group Irish Novel of the Year Award in associazione con la Listowel Writers’ Week.

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