La salita dei saponari (Le gialle di Valerio 247)

Cristina Cassar Scalia
La salita dei saponari
Einaudi Torino, 2020
Noir

Catania. Fine novembre scorso. Due informatori scientifici farmaceutici scendono dall’aereo, recuperano la macchina e trovano un cadavere in un’altra auto parcheggiata (male) lì vicino, hanno sparato al conducente. L’ispettore capo Carmelo Spanò chiama subito la stimata 39enne vicequestore e sua dirigente Vanina Guarrasi, da due settimane in trasferta a Palermo per collaborare alla cattura del latitante diabetico Salvatore Bazzuca Fratta, riuscito però ancora una volta a farla franca. Il morto si chiama Esteban Torres, nato a L’Avana il 3 febbraio 1942, espatriato a Miami nel 1960, arricchitosi nel business degli alberghi e dei casinò a Las Vegas, cittadino americano trasferitosi in Italia nel 1990, residente in Svizzera, plurisposato, ora ucciso con una Makarov 9 mm, pistola russa. Bisognerà approfondire un poco la storia e la cultura cubane per capirci qualcosa. Si vedeva spesso in Sicilia, ma le prime indagini non conducono a nulla. Poi viene trovato nel pozzo del giardino di un magnifico hotel di Taormina il cadavere di Roberta Bubi Geraci, nata a Catania nel 1957, separata e residente a Noto, esperta di pubbliche relazioni, lasciata nell’acqua stagnante del fondo per almeno dieci giorni. Tra gli effetti personali c’è una sua foto proprio con Esteban, erano amanti, i delitti sono in qualche modo collegati. Vanina fa lo slalom fra veri indizi e false piste, interessi d’affari e legami di sangue; alla fine si districa con acume, aiutata soprattutto dall’anziano commissario in pensione Biagio Patanè (nonostante l’incredibile gelosia della moglie Angelina) e distratta soprattutto dal proprio rapporto d’amore col sostituto procuratore palermitano Paolo Malfitano, il magistrato più minacciato e detestato dai criminali dell’isola, con il quale non si sente d’impegnarsi a fondo, tristemente memore del padre trucidato da cosa nostra venticinque anni prima.

La medica oftalmologa Cristina Cassar Scalia (Noto, 1977) fa bene a insistere col giallo, siamo al terzo ottimo romanzo della bella serie. La narrazione è in terza varia al passato, perlopiù sulla protagonista, oppure sugli altri investigatori. Lo stile appare simpatico, scorrevole, colto e attento alle parole. Il titolo fa riferimento a un indirizzo nella strada verso l’Etna, appena fuori dal comune di Viagrande, verso Trecastagni, Salita dei Saponari appunto, la strada da cui un tempo ascendevano con fatica i fedeli durante le feste o chi barattava pezzi di sapone con ogni possibile oggetto. Esteban aveva una casa da quelle parti. Lei ormai è impregnata di “catanesate” e si appassiona, appunta e aggiorna di continuo note sul suo iPhone relative ai modi di dire e alle abitudini sociali tipiche dei catanesi, come la storia dei ricchi monfiani e dei poveri mammoriani. Ancora una volta si dimostra all’altezza della situazione, caratteraccio integro, fumatrice abbastanza incallita, scientificamente disordinata, sempre armata, affetta da ossessioni cinefile, in Mini o auto di servizio, ostile a arredi e cucine, accudita da vicine amorevoli brave cuoche, cioccolato (fondente)-dipendente come Patanè e vari lettori. Ormai si è orientata sulla musica classica e sulle opere liriche, anche se le canzoni di De André e il vino bianco ghiacciato conciliano gli arrapamenti.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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