La Debicke e… Il criminale pallido

Philip Kerr
Il criminale pallido
Fazi, 2020
Traduzione di Patrizia Bernardini

A Berlino, durante la torrida estate del 1938, i nazisti sono saldamente al comando e il popolo tedesco è in attesa degli esiti della conferenza di Monaco. Hitler, ormai cancelliere e presidente della Germania, sta ancora pianificando a tavolino possibili alleanze e l’ormai prossimo conflitto sembra soltanto una minaccia sottovalutata dai capi di stato europei. Ma venti di guerra serpeggiano minacciosamente nell’aria… Philippe Kerr – profondo conoscitore dell’essenza storica e ambientale degli anni precedenti la seconda guerra mondiale – con Il criminale pallido ci regala il secondo drammatico episodio della trilogia berlinese con protagonista Bernie Gunther, un ex-ispettore di polizia ora investigatore privato, un tipo tutto d’un pezzo, forse un po’arrogante e maschilista, ma un uomo retto, dotato di un innato senso di giustizia e di rispetto per la verità. Una condizione morale e mentale molto difficile da mantenere in quei tempi, dominati dalla perversa aberrazione della dittatura.
Il criminale pallido si svolge due anni dopo gli eventi di Violette di marzo; Bernhard (Bernie) Günther, dopo aver lasciato la Kripo (la polizia criminale di cui non condivideva lo spirito nazista) per lavorare come investigatore, ha preso come socio e partner Bruno Stahlecker, un altro ex poliziotto suo amico.
Il romanzo prende il via in una soffocante estate: i due soci vengono ingaggiati da Frau Lange, la ricchissima proprietaria di una grande e celebre casa editrice, per scoprire e fermare la persona che la ricatta per alcune compromettenti lettere d’amore. Lettere d’amore che suo figlio Reinhardt, omosessuale, ha inviato al suo psicoterapeuta, Dr. Kindermann, famoso medico molto ben ammanicato con esponenti di spicco del partito nazista. Nel contesto politico del momento, benché si contino diversi casi anche tra le alte sfere del partito, l’omosessualità è un tabù che, oltre a distruggere la reputazione di un uomo, rischia di far finire in campo di concentramento. Apparentemente il caso sembra di facile risoluzione, e infatti Bernie Günther e Stahlecker scopriranno in fretta che il ricattatore è Klaus Hering, un ex impiegato della clinica di Kindermann, ora licenziato. Ma Bruno Stahckler viene ucciso durante un appostamento davanti alla casa di Hering. E, di conseguenza, Bernie Günther viene prima convocato e interrogato dagli scagnozzi del potente capo della Kriminalpolizei, Arthur Nebe, e poi trasferito nel Palazzo Prinz Albrecht, dove si trovano gli uffici del gran capo della Gestapo, Reinhard Heydrich. Heydrich costringe Günther, che può vantare il successo nella divisione criminale della polizia per avere catturato “lo Strangolatore”, ad accettare di rientrare temporaneamente nella Kripo con la qualifica di Kriminalkommissar per dare la caccia a un assassino seriale che, da alcuni mesi, a Berlino rapisce e poi uccide barbaramente delle ragazzine, tutte studentesse adolescenti bionde e con gli occhi azzurri. Gunther ottiene completa autonomia nelle indagini e pieno appoggio a ogni sua decisione, quindi, coadiuvato da una squadra, comincia a indagare.
L’assassino del suo socio è stato ritrovato impiccato, un evidente suicidio di comodo che gli permette di chiudere in qualche modo il caso e dedicarsi solo al serial killer. Tanto per cominciare, Bernie Günther e la sua squadra sono costretti a scartare alcune false piste: la prima è quella di un ebreo, Joseph Kahn, scagionato dal fatto di essere già in prigione durante il quarto e ultimo rapimento; la seconda è collegata a un certo Gottfried Baut, individuo con gravi precedenti sessuali, che viene arrestato e incriminato fino a quando una telefonata anonima, che rivela la posizione di una quinta vittima, fa cadere l’accusa. Mentre pare evidente che si stia cercando di far cadere la colpa della strage di ragazzine sugli ebrei, per scatenare un pogrom anche a Berlino come è già accaduto in Baviera, il neo-commissario Gunther allarga coscienziosamente le sue indagini, andando a scavare nei bassifondi della città, negli ambienti della pedofilia e della prostituzione. Il regime non permette che sulla stampa si parli dei delitti perché non vuole che venga scalfia la facciata di perfezione idilliaca della società ariana, ma intrigo, lurida sporcizia morale, violenza e perversione dilagano nelle alte sfere del Reich e, via via che l’indagine procede, il Kriminalkommissar scopre il coinvolgimento di membri influenti del regime.
Forte dell’appoggio nelle alte sfere della polizia e della Gestapo, Gunther andrà avanti, dritto per la sua strada, fino a scoperchiare una diabolica macchinazione costruita in una Berlino torbida e oscura che si vorrebbe tenere “nascosta”.
Un poliziesco di stampo classico, con continui colpi di scena e tanti personaggi, in una riuscita mescolanza di verità e invenzione, interpretato da questo poliziotto (hard boiled alla tedesca?), simpatico nella sua apparente rudezza, tanto antinazista quanto abile e corretto nelle indagini.
Un romanzo che appassiona il lettore, riproponendo fedelmente l’essenza storica del momento, compresi i fermenti, le speranze e i vizi di quella folle società.
Teniamo presente che la storia raccontata da Kerr si chiude il 10 novembre, il giorno dopo di uno dei più sinistri momenti del regime nazista, “La notte dei cristalli”, avvenuta tra il 9 e il 10 novembre 1938. Notte che vide devastazioni incontrollate, omicidi ingiustificati e incendi in migliaia di luoghi di culto ebraici, con decine di migliaia di ebrei avviati alla deportazione.

Philip Kerr, nato nel 1956 a Edimburgo, ha esordito con Violette di marzo, pubblicato per la prima volta nel 1989. Grazie alla trilogia berlinese di Bernie Gunther (Violette di marzo, Il criminale pallido e Un requiem tedesco) viene considerato un maestro del thriller. Fazi Editore ha pubblicato Violette di marzo nel 2020. I diritti della trilogia sono stati opzionati da Tom Hanks per farne una miniserie in coproduzione con HBO.

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