La Debicke e… Cosa sa Minosse

Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli
Che cosa sa Minosse
Giunti, 2020

Lasciata la città e la sua confusione, Maurizio e Marta si sono concessi una domenica di relax sull’Appennino, una serena scorribanda in cerca di fresco, aria buona e verde, nonostante il pieno agosto, e una colazione con i fiocchi in una trattoria consigliata da un amico. Cibo ottimo e a buon mercato da “Gianni” e, dopo mangiato, cosa c’è di meglio che una gita con la macchina arrampicandosi più in su per la montagna? Il caos della città è lontano, i tornanti ombreggiati si snodano in mezzo al bosco: poi Marta grida di fermarsi. Ha visto qualcosa di interessante, e infatti in fondo a un viottolo che degrada verso una radura si erge un’immensa quercia che domina una ruvida casa-torre medievale di pietra, tipica di quella zona dell’Appennino. La casa, evidentemente abbandonata da tempo, non è certo in buone condizioni: persiane che pendono, porte sbilenche, ma l’aspetto è affascinante, l’imponente quercia che la sovrasta maestosa pare almeno centenaria. Marta e Maurizio sono incantati. Quella casa sembra messa là, in sonno, solo in attesa di loro. E dunque il posto che sognavano, per scrivere in pace e vivere lontano dai ritmi assurdi della grande città, potrebbe esistere, anzi esiste, perché appeso al muro c’è un cartello con sopra scritto “in vendita”. Cartello che li convincerà a telefonare il giorno dopo all’agenzia, per scoprire che l’edificio torre si chiama Pietrapesa, e poi decidere di vendere la loro casa in città, affrontare i lavori di restauro e finalmente trasferirsi. Insomma la coppia, la cinquantina lui, scrittore di mestiere, qualche anno di meno lei, crede di aver realizzato un sogno: Marta potrà occuparsi del giardino mentre Maurizio si trasformerà nel signore della torre, intento a scrivere il suo nuovo romanzo. Sarà proprio così che approdano, in poco tempo e senza traumi, tra gli Appennini, restii a condividere la scelta con i rustici abitanti del paese vicino e decisi a godersi Pietrapesa. Ma scopriranno subito di non essere soli: dalle viscere della cantina – che i villici chiamano “l’inferno” – spunta un gattino che, in virtù del suo pelo nerissimo, potrà fregiarsi con l’appellativo di Minosse (mitico re di Creta e giudice infernale dantesco). Un gattino che farà presto a trasformarsi in gattone e diventare quasi il padrone di casa.
Ma qualcosa non quadra dopo il loro trasferimento. Una notte dopo l’altra, alcuni strani fenomeni cominceranno a far loro compagnia: rumori in casa, ombre fruscianti in giardino, luci che si accendono nel buio, Minosse che gonfia il pelo e soffia come se avesse davanti un nemico sconosciuto…
Accadimenti che disturbano e impediscono ai padroni di casa di dormire, ma soprattutto impauriscono Marta. Lui, Maurizio, è di cattivo umore e non vuole intralci al lavoro, lui deve scrivere e dare qualcosa di buono all’editore. Isolina, la loro brava governante locale, consiglia di andare dal Professore, che conosce tutti i misteri della zona, forse lui saprà, potrà dare spiegazioni… Ma certe risposte, che collegano l’antica casa a vicende di sangue, bieche esecuzioni intorno alla “quercia di Pietrapesa”, spingono lo scrittore a cercare conferme da Don Simone, il parroco. Ma lui è un religioso, un razionale che non crede al paranormale e alle leggende. E neppure Maurizio crede a un possibile aspetto ultraterreno dei fenomeni di Pietrapesa. Non resta che farsi furbi e trovare una spiegazione moderna in grado di svelare quella tangibile presenza domestica, ma basterà? O il finale, ribaltando alcune solide certezze, si divertirà a regalare altro spazio alla fantasia? Con due pezzi da novanta dietro la penna, non ci aspettavamo certo una storia banale né uno scontato racconto del mistero. La vera protagonista del racconto è la paura, umana ma giusta. Paura di disgrazie, di carestie, di calamità, e oggi tanto attuale, di epidemie. Paura dell’ira di Dio, dell’Apocalisse. Ma anche elemento importante, anzi essenziale per sopravvivere. Questa di Guccini e Macchiavelli è una piccola grande favola da trasformare in un regalo per tutti, da mettere sotto l’albero o nella calza.

Francesco Guccini: cantautore mito di più di una generazione, anche la sua attività di scrittore si configura come una delle esperienze più originali e suggestive della scena letteraria italiana dell’ultimo decennio. Sporadicamente anche attore, autore di colonne sonore e di fumetti. Fino alla metà degli anni Ottanta ha insegnato lingua italiana al Dickinson College di Bologna, scuola off-campus dell’Università della Pennsylvania. Ha anche lavorato come docente presso la sede bolognese della Johns Hopkins University (Washington, DC, USA). La sua vita si è svolta tra Modena, Pàvana e Bologna. Tra i suoi libri si ricordano: Cronache epifaniche (Feltrinelli 1989, ripubblicato da Mondadori nel 2013), Vacca di un cane (Feltrinelli, 1993), Storie d’inverno (Mondadori 1994), La legge del bar e altre comiche (Comix, 1996), Un altro giorno è andato (Giunti 1999), Cittanova Blues (Mondadori, 2003), L’uomo che reggeva il cielo (Libreria dell’orso 2005), Icaro (Mondadori 2008), Non so che viso avesse la storia della mia vita (Mondadori 2010), Dizionario delle cose perdute (Mondadori 2012) e Il piccolo manuale dei giochi di una volta (Mondadori 2015), Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto (Mondadori 2015), Magnifici malfattori. Storia illustrata dei briganti toscani (Baldini + Castoldi 2018), Tralummescuro. Ballata per un paese al tramonto (Giunti Editore 2019). Con Loriano Macchiavelli ha scritto per Mondadori la raccolta di racconti Lo spirito e altri briganti (2002) e numerosi romanzi tra cui Macaronì (Mondadori 1997), Un disco dei Platters (Mondadori 1998), Questo sangue che impasta la terra (Mondadori 2001), Tango e gli altri (2007), Malastagione (Mondadori 2011), La pioggia fa sul serio (2014), Tempo da elfi. Romanzo di boschi, lupi e altri misteri (Giunti Editore 2017) e Che cosa sa Minosse (Giunti 2020).

Loriano Macchiavelli: Ha frequentato l’ambiente teatrale come organizzatore, come attore e, infine, come autore; alcune sue opere teatrali sono state rappresentate da varie compagnie italiane. Dal 1974 si è dedicato al genere poliziesco e ha pubblicato numerosi romanzi divenendo uno degli autori italiani più conosciuti e letti. Da alcuni dei suoi romanzi sono stati tratti sceneggiati televisivi per la Rai. Il suo personaggio più conosciuto, Sarti Antonio, è entrato anche nel fumetto (Orient Express) con una serie di avventure tratte dai romanzi. Inoltre numerosi scritti sono stati tradotti all’estero. Dal 1997 scrive a quattro mani romanzi gialli con Francesco Guccini. Assieme a Marcello Fois e Carlo Lucarelli ha fondato il “Gruppo 13” e con Renzo Cremante ha fondato e dirige la rivista Delitti di Carta che si occupa esclusivamente di poliziesco italiano. Vincitore di numerosi premi (Gran Giallo Città di Cattolica, premio Tedeschi, XIV edizione del Premio di letteratura per l’infanzia, Premio letterario Alassio, Police film festival, edizione 2007 del Premio Scerbanenco…) ed è stato finalista in numerosi altri (Premio Ennio Flaiano, nel Premio città di Ostia…).

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