Mistero siciliano – Annalisa Stancanelli

Annalisa Stancanelli
Mistero siciliano. Per la tomba di Archimede si può uccidere
Mursia,
Recensione di Roberto Mistretta

Due indagini parallele legate da un unico filo conduttore.
Due indagini, una archeologica per individuare la tomba di Archimede e l’altra poliziesca per fermare la mano omicida che dissemina cadaveri nella solare Siracusa che incantò Cicerone.
Una sirena annegata in mare dopo essere stata seviziata, con al polso un braccialetto dotato di GPS e un perizoma di tessuto finissimo il cui bordo è stato filato con purissimo oro da mastri orafi.
Due corpi bruciati in auto, nel bosco, dopo essere stati torturati. All’uomo, quando ancora era in vita, avevano amputato le mani. Delitti orripilanti su cui dovrà far luce il vicequestore Gabriele Regazzoni, Gab per gli amici, con una storia complicata alle spalle e un matrimonio che naviga in acque non troppo tranquille.
E da qualche parte lungo il litorale siracusano, all’interno di una villa blindatissima, da tutto il mondo arrivano clienti danarosi e viziosi pronti a spendere una fortuna pur di sollazzarsi con selezionatissime e stupende sirene provenienti da ogni parte il mondo. Ma in quella stessa villa, ben nascosta agli occhi dei clienti e delle escort, una vasca rigurgita di orribili forme di vita e denti aguzzi. Denti capaci di dilaniare, troncare, mutilare. Una vasca dove temibili murene giganti fanno a brani chi non rispetta le ferree leggi del boss dalla duplice identità e dall’anima malata: Morfeo.
E poi ci sta uno scavo che porta alla luce un’antica tomba da dove vengono recuperati preziosi manufatti nobiliari che richiamano la stirpe Reale. Sarà la tomba del genio matematico che stupì l’antichità e inventò meraviglie che il mondo continua a cercare? I lavori di scavo vengono prontamente bloccati per consentire alla Fondazione archeologica di Siracusa di esplorare la tomba appena scoperta, suscitando l’ira di chi, avendo investito risorse e quattrini per costruire una residenza per anziani, metterà in moto i referenti politici per fermare gli archeologi e fare riprendere i lavori.
Ma è proprio da quella tomba, dove l’archeologo Marco Regazzoni si cala per fare riemergere tesori che fanno sperare si tratti della tomba di Archimede, che un’ombra gigantesca si proietta sul poliziotto di guardia e lo manda in ospedale in gravi condizioni. E la stampa, prontamente imbeccata da chi vuole che i lavori riprendano, parla già di maledizione, di tombe profanate.

Annalisa Stancanelli, autrice che della ricerca storica ha fatto passione e professione, avendo dato alle stampe anche pregevoli opere su un altro grande del passato, Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio, per il suo ritorno al romanzo giallo si avvale della profonda conoscenza che può vantare sul genio di Siracusa. Il romanzo si apre col prologo che immerge il lettore nella Siracusa del 214 a.C. e ci fa conoscere Geromino, il giovane Basileus salito al trono alla morte di Ierone II, suo nonno, un modello di potere assoluto per tutti i siracusani. E di Ierone II scrive l’autrice: “Un tiranno, è vero, ma con lui Siracusa era diventata una delle potenze del mondo antico, talmente forte e ricca da costringere i Romani a volerla sottomettere. Così, quando gli strateghi siracusani avevano portato Geromino ad allearsi coi Cartaginesi, i Romani avevano sobillato il popolo di Leontinoi e lo aveva fatto uccidere da alcuni sicari in un agguato.”
E prima di Geromino erano state trucidate le sorelle, e tra loro anche la bellissima Armonia, la più leggiadra delle fanciulle siracusane, di intelligenza vivissima, cantata perfino da Boccaccio nell’opera De mulieribus claris.
Geromino fu un re senza potere. A causa della giovane età, governavano Siracusa i mariti delle sue sorelle. L’unico a consigliarlo e a sostenerlo era il suo precettore, il geniale Archimede, ormai avanti negli anni, anche lui filocartaginese. I sicari intercettano il drappello che protegge il Basileus lungo la strada che da Lentini porta a Siracusa, e portano a compimento la loro missione di morte.
Duemila e quattrocento anni dopo, la primavera bacia di luce Siracusa e rende magiche nelle notti di maggio, l’isola di Ortigia, che aveva ospitato il palazzo Reale, le dimore dei nobili e dei condottieri, forse anche del geniale Archimede.
“Da quella grande roccia emersa dalle acque, da quel lembo di terra staccato da un tratto di mare dalla città, il tiranno Dionisio I aveva edificato il mito della invicta Siracusa, la potenza che respingeva gli invasori cartaginesi sull’altro versante della Sicilia senza mai capitolare. In quell’isola era stata scritta la storia immortale di un grande popolo, di un grande regno della Magna Grecia, soffocato dalla conquista romana agli sgoccioli del III secolo.”
L’archeologo Marco Regazzoni, cinquant’anni compiuti, un matrimonio fallito e una bambina autistica affidata all’ex moglie, ha ritrovato l’amore con Elisabetta, con la quale condivide anche la passione per l’archeologia. Quella sera osserva Ortigia e pensa al suo grandioso passato.
Nelle stesse ore un pescatore di frodo, Giuseppe Sciacca, vede tra la scogliera una donna annegata. È vestita come una sirena. E intanto il malefico Morfeo fa dare in pasto alle murene dai suoi sicari chi s’è fatta sfuggire Panadda, ragazza bellissima, dai tratti tipicamente orientali.
Mistero siciliano. Per la tomba di Archimede si può uccidere coniuga al piacere della lettura per gli appassionati del genere, la storia antica e affascinante della città di Siracusa, ricca di leggende e misteri da risolvere e del genio che la rese immortale: Archimede.

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