Elogio delle tasse – Francesco Pallante

Francesco Pallante
Elogio delle tasse
Edizioni GruppoAbele Torino, 2021
Politica e Diritto
Recensione di Valerio Calzolaio

Il pianeta sapiens. Da quando ci sono Stati. Secoli fa fu inventato un aforisma che riduce a due le sciagure supreme e certe dell’umana esistenza, la morte (alla fine) e le tasse (durante). Esiste in varie versioni e in varie lingue, ancora oggi va considerata una convinzione introiettata, tanto da singoli individui quanto nel vivere sociale: sarebbero i rischi da evitare quanto più possibile. La morte è un dato biologico, ognuno ha i propri modi per confrontarcisi. Le tasse sono una presenza istituzionale, per farvi fronte ci sono uno strumento formale, il sistema fiscale, e un interlocutore obbligato, il potere pubblico. Chi le considera una iattura tende inevitabilmente ad avversare le forme e i sistemi di quel potere, le leggi e i governanti, in pratica e in teoria. Nella realtà, al di là delle ironie degli umoristi, è sbagliatissimo assimilare le tasse alla morte. Le tasse sono una indispensabile libera regola se viviamo associati, altrimenti saremmo solo in preda all’arbitrio di chi può, nessuno sarebbe certo delle proprie libertà e dei propri diritti in mezzo agli altri individui della nostra stessa specie e della comunità. Le tasse rappresentano lo strumento essenziale attraverso cui l’esistenza umana, altrimenti rimessa alle dinamiche della forza bruta, può essere condotta secondo le logiche, pur plurali e conflittuali, della ragione sapiente. I sistemi tributario e fiscale consentono la possibilità stessa della pace civile. Solo le tasse consentono allo Stato di assolvere proprio alle sue due funzioni essenziali, entrambe assai costose: la prima è la pace, interna e internazionale, istituzionale e politica, economica e culturale; la seconda è l’attuazione dei diritti e delle libertà costituzionali, civili politici sociali. Altro che legame con la morte: le tasse si legano alla vita! E, negli ordinamenti democratici, alla vita libera! Meglio non scordarlo mai e documentarsi a riguardo. Aiuta a pagarle con più consapevolezza e minor fastidio, il dovuto.

Il costituzionalista Francesco Pallante (Torino, 1972) in un volume agile e chiaro ricostruisce il significato delle tasse, spiegando efficacemente perché è indispensabile che ne esistano e come dovrebbero essere organizzate per funzionare meglio. Nei capitoli della prima parte ricostruisce le realizzazioni pratiche e le originarie elaborazioni teoriche che hanno favorito modi di vedere opposti sulle tasse (molto evidenti se si analizzano i conflitti sociali e politici negli Stati Uniti), affidandosi a una sintesi positiva derivante dal coniugato disposto delle riflessioni di Hobbes e Weber e dall’avversione per l’interessata ferocia dei paladini della lotta per la presunta libertà dalle tasse (totale in Rothbard, massima in Locke e Nozick). Seguono i capitoli sulle ragioni collettive della raccolta di risorse attraverso il sistema tributario, in specifico sulla teoria economica dell’utilità marginale della ricchezza e sull’equo sano principio giuridico della progressività fiscale.
L’autore passa poi a descrivere il dibattito italiano all’Assemblea Costituente (contrassegnato più dalla Dc che dal Pci, comunque dalla loro alleanza) e il conseguente significato “einaudiano” della nostra Costituzione, ricostruendo, infine, le fasi storiche delle normative nazionali sulle tasse da settant’anni a questa parte (dall’iniziale coerenza e dal positivo impulso di Visentini fino al successivo, più recente, allontanamento dal modello). Il volume non difende ogni singola tassa qualunque ne sia l’entità e la platea, ne elogia il senso indispensabile e il valore sostanziale per tutti (di qui il titolo) e si conclude con le misure che sarebbero necessarie per ridare vitalità e progressività al progetto costituente (non certo la flat tax), dal punto di vista del diritto e della giurisprudenza costituzionali, nell’ambito di una teoria dei diritti incentrata sull’effettiva attuazione (con spunti soprattutto da Holmes-Sunstein, da Rawls e da Piketty). Alla fine di ognuno dei tredici capitoli vi sono lunghe dettagliate discorsive note bibliografiche.

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