Letture al gabinetto – Maggio 2021

A cura di Fabio Lotti

[Come ogni anno, facciamo gli auguri al nostro Fabio Lotti, nato il 1 maggio di qualche anno fa… Auguri, Fabio!]

Andiamo subito al sodo…

Il mistero delle due cugine di Anna Katharine Green, Il Giallo Mondadori 2021.
Un riccone morto nella sua biblioteca con un foro in testa, un segretario, un maggiordomo, due nipoti orfane adottate che non si sono accorti di nulla, la sparizione improvvisa di una cameriera la mattina successiva al delitto. Ecco gli elementi essenziali per un buon giallo. Se poi ci si aggiunge un ispettore piuttosto geniale e un giovane avvocato che narra la storia siamo a posto. Soprattutto se a scriverla è l’americana Anna Katharine Green, tra l’altro l’inventrice della “detective story”. Di sicuro un capolavoro.
Precisiamo meglio. Intanto il morto è il signor Horatio Leavenworth, ucciso in una camera chiusa con una Smith Wesson. Ha lasciato il suo patrimonio alla nipote Mary, dallo sguardo febbrile e le labbra rosse, una rendita all’altra nipote Eleanore dal volto seducente e terribile. Due cugine belle, ambigue, complesse che attirano subito l’attenzione del narratore chiamato a difenderle e che nascondono qualche inconfessabile segreto…
Mentre in giro c’è un signore inglese, ovvero Henry Clavering, sul quale, secondo l’ambizioso ispettore Ebenezer Gryce (non guarda mai negli occhi i suoi interlocutori), bisogna indagare lasciando mano libera al correttissimo e gentile avvocato Everett Raymond, anche se non si fida troppo di lui (fra i due diversi scontri e “riappacificazioni”). A dare una mano abbiamo anche il signor “Q” che spedisce per lettera importanti informazioni. Nel corso dell’indagine viene a galla il matrimonio di una delle due nipoti che, con il loro comportamento strano, sospettoso e ambiguo provocano in Raymond “dubbi, contraddizioni, scombussolamenti continui”.
Aggiungo la ricerca della cameriera sparita, una cassetta che non si trova, lettere su lettere che appaiono all’improvviso, verità che si accavallano l’una sull’altra, racconti nel racconto a creare un puzzle gigantesco attraverso una prosa tendente un po’ al melodramma. Trucco finale, che sarà ripreso in seguito da altri scrittori, per smascherare l’assassino.
Ah, l’amore, l’amore!…
All’interno il racconto Fugu di Francesca Santi
Saeko, una delle ormai tante mogli picchiate dal marito. Lavora come cuoca in un ristorante quando arriva un tizio che assomiglia ad un vampiro protagonista di una serie TV da lei amato. E viene fuori il “fugu”, una squisitezza culinaria che può essere letale. Chissà… Racconto breve e intenso.
Infine La storia del premio Tedeschi di Vincenzo Vizzini dove si ricordano i vincitori partendo dalla prima edizione del 1980 vinta da Loriano Macchiavelli e il suo indimenticato Sarti Antonio. Un bel ricordo.

Il volto macchiato di R.A.J. Walling, Il Giallo Mondadori 2021.
Il Prologo ci mette subito in allerta. Con l’idea che il nostro Philip Tolefree “sarebbe riuscito a risolvere il problema più rapidamente se fosse stato un osservatore invisibile, in quella domenica pomeriggio a Framblestead, nel Surrey, invece di venire a conoscenza dei fatti il martedì nella nebbiosa Londra”. Bene, allora leggiamo con attenzione questa prima parte dove sono elencati i personaggi principali, per cercare di carpire qualcosa sulle future evoluzioni e poi veniamo alla domanda “Quali fatti sono successi?”
Il banchiere Benjamin Broadall sembra sparito, non si trova più. Occorre l’aiuto proprio del famoso investigatore. Che lo troverà strangolato nel suo studio. La stanza, tra l’altro chiusa a chiave, sembra investita da un ciclone e il pavimento coperto di monete d’argento e documenti alcuni dei quali macchiati d’inchiostro. Così come macchiato è il collo del morto che presenta anche una grossa bruciatura azzurro-nerastra sulla guancia sinistra beccata, lo sapremo in seguito, in guerra.
Iniziano gli interrogatori a getto continuo con: il segretario Pollerby, il portiere, il parente acquisito Silverbridge, il tassista, il bibliotecario. Il portiere dice che è uscito, ha telefonato, è ritornato ma nessuno l’ha visto, è lui l’assassino? Oppure lo stesso Pollerby con il quale il morto aveva litigato? E c’è pure qualcuno che aveva contratto un grosso debito con lui… Quel giorno, tra l’altro, Broadall era “stizzito, nervoso e terribilmente agitato”, e ha cambiato idea diverse volte. Che cosa gli stava succedendo?
Occorre un esame accurato della stanza dove è avvenuto il delitto con l’ispettore Pierce (qualche scontro fra i due) per una ricostruzione della scena dell’omicidio dagli indizi che ne scaturiscono, e allora sembra che ci sia stata una colluttazione. Questo esame fa nascere in Tolefree “un’idea così bizzarra che non osava neppure pensarci tra sé e sé…”.
Di mezzo il sentimento d’amore di un giovane verso Polly, la figlia del morto, che il padre non desiderava propendendo verso un’altra persona. E poi gli orari, i maledetti orari che non tornano mai e il passato di Broadall che potrebbe essere utile, specialmente quello di tre anni prima nel 1932, dove appare uno sconosciuto che bisogna scoprire.
La faccenda, tra l’altro, si fa pericolosa. Oltre al fatto che tutti sembrano mentire nascondendo qualcosa di importante, ecco il ferimento di un poliziotto e qualcuno che spara addirittura al nostro investigatore. L’assassino sembra imprendibile, troppo astuto, troppo furbo. Ma sarà proprio la troppa furbizia a fregarlo. Parola di Philip Tolefree.
Per I racconti in giallo ecco Niente è per niente di Andrea Sola.
Il racconto di Temo “uno sbirro bastardo e alcolizzato” alla ricerca di una ragazza scomparsa. Ormai è in un giro perverso che non può interrompere. Violenza con qualche momento di ripensamento. È un bastardo nelle forze di polizia ma non il solo. Racconto netto e crudo.
Infine 40 anni. La storia del premio Tedeschi di Vincenzo Vizzini.
Sono elencati i vincitori del 1983-84-85: Franca Clama, Maria Alberta Scuderi e Claudia Salvatori.

Delitti al Thriller Café, Vol. 2, di AA. VV., I Buoni Cugini Editori 2021.
Una bella iniziativa di Giuseppe Pastore che ha raccolto i racconti dei vincitori e classificati del secondo concorso letterario indetto da Thriller Café.
Dai quali si può subito acquisire, oltre alle tematiche giallastre, qualche dritta che può esserci utile nella vita di tutti i giorni, come quella di non farsi fare lo stesso tatuaggio di un’altra persona. Non si sa mai cosa ci può capitare. Se siete padri, poi, cercate di voler bene ai vostri figli. Lapalissiano, ma datemi retta, non li trattate male. Occhio anche all’amnesia psicogena e alle delusioni d’amore forieri di non pochi problemi. E occhio a certi incontri. Se aspetti l’arrivo di una donna in osteria e trovi un vecchio che ha voglia di parlare con te, sembra che ti conosca e che ti capisca anche se stai zitto, non ti fidare. Fila via…
Butto giù veloce all’impronta che i racconti sono davvero tanti e mi scuso per l’approssimazione. Ci si può commuovere davanti alla storia di una bambina, al suo triste compleanno, alla violenza che riemerge spontanea nei ricordi; oppure quando in fondo ad una vita arrivano tutti gli errori, tutte le disfatte che l’hanno costellata; ma ecco una festa di carnevale, una tradizione, il toro che muggisce tre volte, la vendetta, il sangue che scorre. E poi ancora la guerra, il tradimento e la parola “puttana!” ripetuta con rabbia; l’incontro con la vicina d’appartamento, l’amore presente e gli amori passati, il peso dell’abbandono con la classica domanda “Ci si può rifare una vita?”.
E il detective, il famoso investigatore privato di tanti parti sanguinolenti c’è? Certo che c’è! Mica poteva mancare. A Bologna, laureato pure in filosofia e appassionato di Derrick. Dovrà scoprire l’uccisione di una cuoca con un’arma invisibile. Che sparisce come in un altro famoso giallo…
Le storie tragiche avvengono in molti luoghi del nostro paese e in molti ambienti. Anche a scuola, magari raccontate in prima persona da una studentessa. E ci possiamo trovare di fronte a situazioni del tutto inaspettate come quella dei due disgraziati che stanno spaccando le ossa di un morto; così come altri macellai di carne umana, il prima, il dopo, la stampa, l’ambiente con i vicini troppo vicini ai macellai.
C’è di tutto in questi racconti. Anche il diario di un ragazzino povero che ha perso il padre e vorrebbe dei regali a Natale come tutti gli altri compagni di classe. E il ricordo di un altro ragazzo che rivive, da grande, una brutta esperienza. Se poi sei affiliato a qualche congrega assassina devi fare ciò che ti impongono, devi uccidere anche un vecchio compagno di classe diverso dagli altri; e ancora un cecchino cinese, un radioamatore, un film, un falso boy scout che fa finta di stare in missione in Africa ma chi racconta la storia è anche peggio.
C’è di tutto e di più, dicevo, in questi racconti svolti con quella abilità tipica degli appassionati cultori del genere, profondi conoscitori di tutti i trucchi del mestiere. Squarci di vita popolare, spunti in dialetto, scene raccapriccianti che si trasformano in incubi, violenza che attira violenza, il sorriso che si insinua tra le pieghe del male, il passato che riemerge funesto, i falsi indizi che ci trascinano dalla parte sbagliata, il ribaltamento finale. Racconti veloci, spesso in prima persona, che ti arrivano addosso come una scarica di mitraglia. Ne hai finito uno ed ecco subito un altro. La vita e la morte. In un batter d’occhio.
E così sia.

I Maigret di Marco Bettalli

Maigret in Corte d’Assise del 1960
Come ogni lettore affezionato di Maigret sa bene, il commissario non crede nella giustizia umana. Tanto meno ha fiducia nei processi in Corte d’Assise, che in poche ore (particolare interessante che non conoscevo, che rende la giustizia francese in qualche modo simile… ai tribunali dell’antica Atene!) pretendono di riassumere storie complicatissime, senza comprendere nulla del carattere dei tanti personaggi coinvolti. La storia è complicata, ma molto intensa e viene seguita con il dipanarsi del processo che ad ottobre viene celebrato a Parigi contro un modesto corniciaio, Gaston Meurant, imputato dell’orrenda uccisione della zia e di una bambina di quattro anni, capitata per caso sulla scena del delitto. In realtà la colpevole è la moglie (una delle tante donne “terribili” di Simenon) con il suo amante, autore materiale dell’omicidio: Maigret riuscirà a scagionare Gaston e gli permetterà di uccidere a sua volta l’amante della moglie senza intervenire, mostrando ancora una volta la sua preferenza per una giustizia “personale”. Sullo sfondo, come dicevamo, un Maigret ombroso, che pensa alla pensione: è qui che apprendiamo dell’acquisto a Meung-sur-Loire della casa dove il commissario e la moglie andranno a passare gli anni dopo l’imminente messa a riposo: “una costruzione molto vecchia, con un giardino cinto da un muro grigio che le dava l’aria di una canonica… il pavimento di piastrelle blu dei corridoi, la cucina con le grandi travi a vista alla quale si accedeva scendendo tre gradini…”.

Maigret e il ladro indolente del 1961
Continua il difficile rapporto di Maigret con l’assetto ormai dato alle indagini dalle riforme francesi che penalizzano l’autonomia della polizia a favore dei magistrati: la faccenda finisce per diventare un po’ stucchevole, tanto Simenon ci insiste. Comunque, il romanzo segue un modello raramente impiegato, vengono seguiti infatti due casi contemporaneamente, una serie di rapine che sta insanguinando Parigi (e annoiando Maigret…), e quello che potremmo chiamare il “campo principale”, vale a dire l’omicidio di un ladro sui generis (“indolente” molto meglio di “pigro”, come fino all’edizione Adelphi è stato tradotto, peraltro correttamente), vecchia conoscenza di Maigret, sul quale il commissario cerca di indagare quasi di nascosto, nei ritagli di tempo, perché il “sistema” si occupa dei soldi e di salvaguardare la proprietà, mentre si disinteressa quasi del tutto degli emarginati come il suo ladro (messaggio anti-sistema, più che “di sinistra”, poiché né Simenon né Maigret sono di sinistra ovviamente, ma non amano troppo il mondo in cui vivono). Detto questo, anche se alcuni quadretti che vanno a comporre la storia di questo artigiano del furto, che lavorava sempre da solo e amava rubare gioielli e quant’altro mentre i proprietari erano presenti, addormentati, sono simpatici, resta il fatto che di due storie seguite simultaneamente non se fa una decente: continua comunque la serie dei Maigret pessimisti e crepuscolari.

Spunti di lettura della nostra Patrizia Debicke (la Debicche)

Lontano da casa di Enrico Pandiani, Salani 2021.
Dopo aver attraversato piazza Respighi per imboccare via Vivaldi, la strada di casa, dopo una lunga giornata di lavoro, Jasmina Nazeri non può certo immaginare di essere attesa dalla polizia. Vive da sempre in quella zona di Barriera e ne conosce i problemi. Negli anni è stata rapinata, quasi stuprata, ha soccorso barboni, assistito a risse tra spacciatori, a operazioni di forze dell’ordine ma sa cosa fa e non si considera certo una colomba da sbranare. Quella sera si ferma davanti al cancello sul quale sono appese le due cassette della posta, stringendosi addosso il giaccone per combattere il freddo. La sua è vuota. Alza gli occhi, al pianterreno le finestre di casa sua, per cui paga un affitto quasi simbolico, sono buie mentre al primo piano, da Mary e Rosanna, i due travestiti, le sue benefattrici e amiche, traspare della luce. La Nazeri, giovane donna italiana d’origine iraniana, è arrivata in Italia con i genitori quando aveva appena cinque anni. La piccola famiglia aveva vivacchiato in qualche modo: il padre, laureato in medicina, dopo essersi arrabattato con una sequela di lavori vari, era riuscito a farsi finalmente assumere come infermiere. Ma padre e madre erano morti in un incidente d’auto a cui Jasmine era sopravvissuta per miracolo. Rimasta orfana e sola a quindici anni, era stata praticamente adottata e cresciuta dal vecchio giocattolaio del quartiere e dal figlio Antonio. Che poi l’avevano mandata all’università. Ora da anni presta servizio retribuito come insegnante di lingue ai rifugiati stranieri ed è un’attivissima volontaria del Banco Alimentare presso il quale lavora con il vecchio amico Antonio, che considera una fratello maggiore. Nella zona conosce tutti e da tutti è stimata e rispettata. Soprattutto perché è una persona sempre pronta a dare una mano e per il generoso appoggio che offre ai poveri e i diseredati.
Dal cancello, Jasmine nota che poco lontana c’è una macchina in sosta con i fari accesi. Coprendosi gli occhi con la mano tenta invano di guardare dentro, e mentre si cerca in tasca le chiavi di casa: «La signorina Nazeri?» chiede una voce alle sue spalle. Si irrigidisce spaventata, ma sono poliziotti mandati dal vicequestore Zappalà per sollecitare il suo aiuto e accompagnarla sul luogo di un delitto. Un giovane uomo di colore è stato ucciso. Il suo corpo è stato lasciato in un parco giochi alla periferia di Torino, nudo e privo di documenti, e forse l’unica persona in grado di identificarlo è proprio Jasmine Nazeri, che in quel vasto quartiere di periferia conosce tutti. Il cadavere martoriato giace ancora abbandonato faccia a terra nei giardini di via Mascagni ma, quando viene girato, la ragazza lo riconosce come Taiwo Ajunwa, un rifugiato che non vedeva da qualche tempo ma che aveva frequentato e con il quale aveva persino avuto una breve relazione. Taiwo voleva integrarsi. Aveva imparato l’italiano, forse avrebbe continuato a studiare, ma ormai viveva alla giornata, diceva di voler fare il meccanico. Il poveretto è stato torturato prima di essere ucciso a colpi di balestra. Per la polizia potrebbe trattarsi di un regolamento di conti tra bande di spacciatori di droga o peggio. In zona domina quella di Cosimo Nicotera, ben ammanigliato anche ad alti livelli. Ma la Nazeri invece è certa che Taiwo non avesse legami con la malavita…
Però quando da Pandora Magrelli, ispettore di polizia – appena assegnata alla zona, una fanatica leghista convinta che tutto il male venga dagli immigrati – arriva la richiesta di collaborare in via non ufficiale alle indagini, si rende conto che forse c’è di qualcosa peggio dietro a quell’omicidio. È scossa e sotto choc, per lei la tragica storia potrebbe finire lì, ha già sofferto abbastanza. Ma quando un senzatetto, che ha assistito al feroce pestaggio di Taiwo, riesce a descrivere i picchiatori, Jasmine si rende conto che vuole scoprire cos’è successo veramente e per arrivare alla verità comincia a fare qualche domanda in giro. Taiwo aveva un buon amico, che frequentava prima di essere ucciso, un ragazzo più giovane di lui, Mame. E anche il povero Mame, pochi giorni dopo, verrà ritrovato nudo, abbandonato e anche lui torturato e poi ucciso da colpi di balestra. Perché un destino tanto orribile ha colpito due poveri diseredati? Cosa li accomunava? E come si può dare giustizia a qualcuno disconosciuto dalla società? Jasmine sa sulla sua pelle quanto sia difficile guadagnarsi rispetto, possibilità, o magari farsi sentire. E lei, come tanti dei diseredati che cerca di aiutare ogni giorno, è molto lontana da casa. Però nella morte di Mame c’è una differenza che conterà. Prima di morire si è difeso e su di lui c’è anche il sangue di qualcun altro… Cosa è successo esattamente? Lo vorrebbe sapere soprattutto l’ispettore Pandora Magrelli. Una reazionaria che, nell’intento di riscattarsi, sembra voler trovare la verità a ogni costo. Certo spetterebbe alla polizia, soprattutto al vice questore Zappalà, incaponirsi a frugare. Ma qualcosa di brutto incombe e andare in giro a chiedere può diventare molto pericoloso, anche se una specie di inimmaginabile “Mano Santa” ha cercato di organizzare una rete di protezione su Jasmine Nazeri. Una storia intensa, complessa, piena di sfaccettature che suggeriscono le piste più diverse, con due donne protagoniste agli antipodi per scelte e idee, sullo sfondo di una delle periferie più difficili di Torino. Ma non è detto che il peggio sia sempre e solo relegato alle periferie. Come non è detto che quelle che dovrebbero essere due nemiche non possano per una volta giocare per la stessa squadra.

Verità e bugie di Caroline Mitchell, Newton Compton 2021.
Amy Winter è un’agente in carriera che sogna di ripercorrere le orme del padre, Robert Winter, onesto e famoso pluridecorato ufficiale superiore della polizia metropolitana di Londra, il MET. Morto improvvisamente, ha lasciato un immane vuoto dietro di sé, sia nel distretto che comandava sia nella sua bella famiglia, composta da moglie e due figli: Craig, promosso al rango di ispettore del Criminal Investigation Department e quindi lontano da casa per lavoro, e Amy, che invece operava a fianco del padre. Amy, dopo essersi fatta le ossa, ha scalato tutta la gerarchia fino a diventare ispettore ed è a capo di un’unità che si occupa di crimini speciali, soprattutto quelli commessi da potenziali serial killer. Pare che non ci sia nessuno più determinato e motivato di lei, ma la sua vita viene sconvolta dalla lettera della pluriomicida Lillian Grimes, arrivata sulla sua scrivania proprio la mattina del suo ritorno al lavoro.
Lillian Grimes, condannata nel 1986 per una serie di sanguinosi ed efferati omicidi ai danni di adolescenti, rappresenta nella memoria della gente il male incarnato. Con il marito Jack, Lillian formava la mostruosa coppia di serial killer ribattezzata dai media “Le Bestie di Brentwood”. Ma in quella lettera Lillian Grimes dichiara di essere la madre biologica di Amy, che lei chiama Poppy, la sua bambina più piccola. Bambina che a quattro anni avrebbe denunciata lei e il marito durante un sopralluogo dei servizi sociali. La denuncia aveva portato i due coniugi assassini in carcere e i tre figli superstiti, due femmine un maschio, – la maggiore risultava eliminata dai genitori – ad essere affidati ai servizi sociali. Negli anni ’80, l’allora sovrintendente Robert Winter era stato determinante nel catturare e imprigionare Jack e Lillian Grimes e farli condannare all’ergastolo per l’omicidio di almeno nove adolescenti.
Con orrore, Amy scopre in quelle righe che proprio i Grimes, i mostri di Brentwood, in realtà erano i suoi genitori biologici. Le informazioni che raccoglierà su quei lontani fatti le diranno anche che Jack Grimes era morto in carcere poco dopo, senza riuscire a confessare dove avesse sepolto tre delle sue vittime. Lillian, la moglie, ancora viva e relegata in un istituto di massima sicurezza, sapeva tutto ma non aveva mai voluto parlare. Per Amy, che ha scordato completamente fatti e particolari della sua prima infanzia, quella lettera scioccante è peggio di un pugno a tradimento in piena faccia. Provate a immaginare cosa può voler dire scoprire all’improvviso, soprattutto per qualcuno che ha scelto di fare il poliziotto e stare sempre dalla parte della legge, di avere come genitori dei serial killer. Amy dovrà accettare la realtà, confermata con un fiume di lacrime da Flora Winter, che con il marito Robert aveva deciso di adottarla e portarla a vivere con loro nella bella villetta di Holland Park. Nella sua lettera, oltre alla terribile rivelazione, Lillian Grimes dice di voler “aiutare” Amy rivelando dove si celano i resti di tre delle vittime mai ritrovate. Amy è sicura che dietro questa macabra proposta di Lillian si celi altro. Ma il sapersi personalmente coinvolta e schierata dalla parte giusta, quella della legge, la convincerà a lasciarsi trascinare in quel gioco crudele. E, mentre alcuni orribili ricordi riaffiorano proiettando il lettore indietro nel tempo con una serie di drammatici flash back, la sua vita personale e lavorativa finiranno con lo scontrarsi ineluttabilmente. Ciò nondimeno Amy non demorde e decide di espiare in qualche modo, regalando un po’ di pace alle famiglie in lutto delle ragazze scomparse, anche a costo della sua salute mentale e reputazione. Ci riuscirà? E qual è la vera ragione dietro l’improvviso cambiamento di Lillian? Cosa vuole davvero? Cosa sta progettando?
Contemporaneamente, Amy e il suo team, nel quale brilla il silenzioso sergente Paddy, suo ex istruttore, devono risolvere il caso della misteriosa scomparsa di un’adolescente e del suo gatto. Chi l’ha rapita? E come mai Lillian Grimes dal carcere sembra sapere su questo caso più della polizia stessa?
Un nuovo e intrigante thriller per Caroline Mitchell che potrebbe trasformarsi nel primo romanzo di una nuova serie…

Le letture di Jonathan

Cari ragazzi,
questa volta una vera sorpresa. Vi parlerò di un fumetto! Ovvero Dragonball Super, creazione di Akira Toriyama, disegni di Toyotaro, Shueisha 2015.
Siamo nel mondo della fantasia. Zeno, il re che comanda su tutto, decide di organizzare un torneo di arti marziali. Così crea 7 squadre da 10 combattenti ciascuna. È un tutti contro tutti e per eliminare l’avversario bisogna buttarlo o farlo cadere giù dal ring circolare. Quando una squadra perde tutti i suoi combattenti verrà definitivamente eliminata dal torneo. All’inizio, dopo un po’ di esplosioni multicolore e lotte feroci, tutti i combattenti più deboli e scarsi cadono dal ring e cosi 4 squadre vengono eliminate. Adesso il gioco si fa serio. Rimangono tre squadre: le più forti. Chi vincerà il torneo? Come finirà questo fantastico racconto? È un manga tipico del Giappone, infatti si legge da destra a sinistra. Suscita davvero forti emozioni e mi è piaciuto un sacco. Leggetelo, è davvero meraviglioso!

Le letture di Jessica

Cari ragazzi,
oggi vi presento Il piccolo libro della terra di Geronimo Stilton, Piemme 2019.
Geronimo, Trappola, Tea, Benjamin, nonno Torquato, zia Lippa, partono per una riserva naturale con le biciclette, bagagli, tende, pentole e provviste. Insieme a due guide che parlano della foresta dell’Amazzonia e dei suoi problemi dovuti alla deforestazione. Poi c’è la spiaggia piena di rifiuti che vanno tolti. Un viaggio per conoscere e difendere la natura tra balene, delfini e tartarughe.

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

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