Occhio a non passare di qua! (3)

Rubrica di Fabio Lotti
Così, come mi frulla per la testa. Spunti di lettura, scrittori, sensazioni, emozioni, satirette per sorridere insieme…

Non avvicinatevi! State alla larga! Questo è un angolo tutto mio. Buio da far paura. Da qui, trasformato in licantropo, guardo, scruto e azzanno. Non voi reietti della penna ma tutti quelli che vengono incensati e osannati. Autori e personaggi. Maschi, femmine e… come sono, sono. Qui passano in tanti, soprattutto di notte a sbevazzare, farsi delle canne e andare a…che ce ne sono di belle sventole. E passano personaggi che mai avreste creduto di trovare.
Ieri notte, per esempio è arrivato barcollando Marlowe, sì proprio Philip Marlowe dell’alcolica penna di Chandler. L’ho riconosciuto subito perché alternava l’aspetto di Bogart a quello di Mitchum, attaccato come una sanguisuga alla bottiglia di whisky. Cercava Velma come se si trovasse ancora dentro il capolavoro dello scrittore. La chiamava e trincava, trincava e la chiamava. Non ci crederete ma, nonostante il mio aspetto demoniaco, ho anch’io un piccolo scomparto di sentimento. Mi ha fatto un po’ pena, lui così grande e gigantesco, che implorava per la ricerca di Velma. Allora sono uscito dal mio nascondiglio, l’ho abbracciato, abbiamo bevuto insieme e siamo andati tutti e due per la selva selvaggia. Ma di Velma nessuna traccia.
Sembra proprio che in questo buco notturno popolato di gente di tutte le risme si smarriscano tante persone. Oltre a Marlowe qualche giorno dopo è arrivata, addirittura di corsa, anche una ragazza che alternava i passi veloci con l’altrettanto veloce “Merda, cazzo, merda, vaffanculo, cazzo”. Ecco la lesbicona di Saz Martin, mi sono detto, riconoscibile dal linguaggio aperto e scorrevole. Anche lei alla ricerca di qualcuno, ovvero della sua compagna Molly che sembra sparita tra la fitta boscaglia. Questa volta non mi sono fatto impietosire ma l’ho abbrancata, l’ho guardata fissa negli occhi e, prima di spolparla, le ho spiattellato in faccia una sfilza di merda, cazzo e vaffanculo che l’ha fatta pure sorridere nei suoi ultimi istanti di vita. Che forza!
E, a proposito di personaggi dal linguaggio tendente verso le parti basse, ecco che una notte arriva un tizio con una sfilza di non rompere i coglioni e fatti i cazzi tuoi che uscivano infiorettati dalla sua bocca senza specificare a chi fossero destinati. Poi si ferma, accende uno spinello e continua la passeggiata solitaria incazzato fradicio. L’ho riconosciuto dalle fattezze di Marco Giallini ma l’ho lasciato fare. Con il vicequestore Rocco Schiavone di Antonio Manzini c’è poco da scherzare. Anche un licantropo come il sottoscritto può avere la peggio.
Qua arrivano di tutte le specie, di tutte le razze. Da ogni buco del pensiero umano. Ergo, anche dalle spy-story. E non crediate che arrivino sempre impettiti e pimpanti. A volte sono al limite della loro esistenza. Come il Malko Linge di De Villiers, tutto bucato dalle pallottole, che si è appartato in un angolo angosciato dalla diarrea scaricando una montagna di cacca da far impallidire un ippopotamo. Poi si è rialzato barcollante chiamando con le forze rimaste la fidanzata Alexandra fuggita da queste parti con il suo robusto giardiniere. Ho lasciato fare anche lui che il fetore organico mi ha completamente stordito.
Così come ho lasciato stare un tizio dai baffi e capelli castani brizzolati. Era a dorso nudo, vigoroso, atletico che si guardava in giro con gli occhi spiritati, una Smith & Wesson nella mano sinistra e un tatuaggio di un ratto sulla spalla destra. È mancino, mi dico. Tra l’altro, se vedo bene con i miei occhi abituati all’oscurità, con delle nocche piene di cicatrici. Deve essere Harry Bosch di Michael Connelly che fu costretto dal suo istruttore dell’esercito a colpire un muro per togliere il tatuaggio Hold Fast inciso proprio lì. “Vieni fuori!” grida. È in cerca disperata di qualcuno. Forse dell’assassino di sua madre che non ha mai dimenticato quando lui aveva appena undici anni. Comunque meglio stargli alla larga. I miei pasti devono essere più tranquilli.
Arrivano di tutti i colori. Anche gialli. Come Charlie Chan di Earl Derr Biggers, un cinese grassoccio, di mezza età, guance pienotte, piccoli occhi neri che brillano anche di notte. È venuto di corsa tutto affannato alla ricerca (anche lui!) di uno dei suoi tredici figli (li mortacci!) impantanato in questo inferno. E mentre correva ha incominciato a snocciolare una sfilza di proverbi orientali che non finivano più. Questa volta non ho soprasseduto, tanto la fame ruggiva. L’ho rincorso, l’ho agguantato e, prima di farlo a pezzi, gli ho rifilato una litania di proverbi toscani per fargli capire che anche qui da noi non si scherza. È stata una cenetta deliziosa.
Arrivano, ripeto ancora fino alla nausea, di tutti i colori e anche a gruppi! Vedi, per esempio, ieri notte. Me ne stavo ronfando pigramente, perché mi era venuto un abbiocco, quando all’improvviso sento un baccano del diavolo che mi sveglia proprio nel momento in cui sto per avvinghiarmi ad una licantropa dalle tette sode e pulsanti. Mi alzo scocciato, giro intorno al bosco e, ad un certo punto, scorgo dei personaggi famosi intorno ad una tavolata imbandita con un bel numero di sventole allegrotte. Non ci posso credere, aguzzo lo sguardo e riconosco: Pepe Carvalho, Chen Cao, Vish Puri e Yashim Togalu!
Prima di prendere una decisione rimango un po’ con il pensiero fisso sulla prosperosa licantropa. Mi fermo a guardare. E viene fuori un tripudio di portate tipiche dei luoghi dai quali provengono i quattro, da far rinascere un morto e schiantare un vivo. Ricordo, tanto per dare un’idea, alcune delle portate decantate ad alta voce prima di essere servite: ravioli con ripieno di germogli di bambù, carne e gamberetti, zuppa di nidi di rondini con orecchie d’albero, ostriche fritte in pastella di uovo strapazzato, anatra ripiena di riso, pesce vivo al vapore con zenzero fresco, cipolle verdi e pepe secco, tartaruga dal guscio molle e chiocciole di fiume. E anche torta di riso, fritto con maiale, spaghetti ai funghi, sauna di gamberi. E poi il “bhang”, bevanda ottenuta mischiando cannabis con mandorle, spezie, latte e zucchero; l’”halva”, dolce fatto con farina, semolino, lenticchie o carote grattugiate, con zucchero e burro chiarificato, ricoperto di mandorle; il “ladu”, palline di farina cotte nello sciroppo di zucchero; il “lassi”, bevanda di siero di latte dolce o salato, oppure ottenuto dalla frutta come la banana o il mango; il “matthi”, biscotti salati fritti; il “panir”, formaggio fresco ottenuto cagliando il latte riscaldato con succo di limone. Per finire caffè nero privo di spezie con una punta di zucchero, zuppa di trippa, dolce tè alla menta, pesce e verdura, cipolle, noci, aglio, pane bianco, ciotolina d’olio, qualche seme di sesamo e olive.
Colto da improvvisa indigestione psicologica sono schiantato in terra.

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