Le gocce sul vetro – Wainer Preda

Wainer Preda
Le gocce sul vetro
Mursia, collana Giungla Gialla, 2021
Recensione di Roberto Mistretta

La storia dei giorni nostri si intreccia con la grande Storia nel primo romanzo di Wainer Preda, giornalista di professione, che sembra aver dato volutamente qualcosa di sé al protagonista Walter Torriani, cinquantenne cronista all’antica, il cui approccio alle notizie non può prescindere dalla verifica delle fonti e dagli approfondimenti sul campo, come d’altronde recita ogni manuale di giornalismo.
Con l’avanzare inesorabile dei tempi e l’avvento dei social, Torriani, che lavora all’Eco di Bergamo, si considera “quasi reduce di un mestiere in via d’estinzione, uno degli ultimi giapponesi rimasti sull’isola della vera informazione. E un cupo pessimismo leopardiano lo assaliva ogni volta che affrontava le questioni legate a quel mestiere che era la sua ragione di vita.”
Nelle prime pagine facciamo la conoscenza di Annalisa Rodari, avvenente docente di Storia moderna all’università di Bergamo, che racconta all’affollata e attenta platea di studenti uno dei fatti meno noti della Seconda guerra mondiale, quando i nazisti, bombardati dagli alleati, furono costretti a smantellare la base di un loro ardito progetto e dalla Scandinavia decisero di continuare i loro esperimenti nelle verdeggianti montagne del nord Italia.
È un sabato mattina e Walter Torriani si trova in Valcavallina, nell’aula magna del municipio di Casazza, dove si presenta un libro, ma il suo giornale l’ha spedito lì per intervistare il presidente della Green Water Paolo Vienna, che con la sua società ha investito fior di milioni in quella valle e quella mattina snocciola i dati dei nuovi progetti che prevedono ulteriori investimenti per altre centinaia di milioni di euro.
Quando il cellulare del giornalista squilla e una voce sconosciuta, chiaramente artefatta, lo apostrofa col solo cognome e senza mezzi termini gli dice che c’è un morto sulla riva del lago di Endine, in località Legner, nel parco di Pomm, il nostro giornalista, da buon segugio, si alza e va a verificare. Le indicazioni sono precise e dove indicato rinviene il cadavere di un professionista assai noto nella bergamasca, l’idrogeologo Andrea Tommasi, equipaggiato per un’escursione sottoterra e assassinato con un colpo in testa inferto con la sua stessa piccozza.
Il geologo, esperto in rilevamenti fluviali sotterranei e noto ambientalista, negli anni era entrato in contrasto con società affaristiche molto più attente al proprio capitale che all’ambiente circostante. Da tempo intrattiene una relazione con la brillante Annalisa Rodari, vecchia fiamma anche del giornalista, ma mentre tra loro due la relazione si trascina stancamente, al punto che vivono ognuno per conto proprio, la fiamma col giornalista non si è mai del tutto sopita.
Sarà la bella Annalisa, ovviamente, la principale sospettata dell’omicidio, lei che ha molto da nascondere e mente a tutti, anche a Walter Torriani, l’unico disposto a crederle. Ma la montagna nasconde un segreto ben più inquietante, che affonda negli anni di sangue che devastarono l’Europa, un segreto che Walter dovrà svelare un pezzo alla volta, ricostruendo un puzzle con spietati assassini che agiscono nell’ombra e lasciano dietro di loro tasselli insanguinati e altri morti, compresa la bella docente.
E mentre l’Atalanta infiamma il cuore dei bergamaschi e i carabinieri indagano, Walter si ritrova al centro di una mostruosa macchinazione che affonda i suoi segreti in quel bunker di chiara matrice nazista che qualcuno però farà saltare in aria.
Non aggiungiamo altro dell’intricata e ben congegnata trama, che si snoderà sino alla capitale della Repubblica Ceca, per lasciare al lettore il piacere di immergersi nella lettura di questo secondo romanzo pubblicato nella collana Giungla Gialla di Mursia, diretta da Fabrizio Carcano.
Una collana che fa dell’ambientazione e delle location italiche un valore aggiunto. L’autore trasfonde amore a piene mani per la sua città, Bergamo, che presenta al lettore e fa conoscere con descrizioni e aneddoti, facendolo camminare accanto a lui nelle vie cittadine e facendogli respirare l’aria del circondario, che sa di montagna e di incanto.
Un buon esordio.

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