L’impero di mezzo – Andrea Cotti

Andrea Cotti
L’impero di mezzo
Rizzoli, 2021
Recensione di Patrizia Debicke

Torna il primo e unico vicequestore cinese-italiano Luca Wu in un’imprevista indagine tra immense e ipertecnologiche megalopoli cinesi e inestricabili trame internazionali.
Dopo l’ultima, massacrante inchiesta, conclusasi con lo sfrenato duello all’ultimo sangue che l’ha visto vittorioso, il vicequestore Luca Wu ha bisogno di riposo, di guarire e soprattutto di fare i conti con se stesso e la sua vita. È improcrastinabile un chiarimento con sua moglie Anna, dolce bolognese che, dopo aver finto di non vedere per troppe volte, di fronte all’ultimo inaccettabile tradimento è diventata inflessibile e l’ha buttato fuori casa, ma soprattutto si sente in debito di presenza e affetto con suo figlio Giacomo. Wu, impenitente dongiovanni, è sempre stato raramente presente nel focolare domestico e non riesce a rinunciare alle irrefrenabili pulsioni nei confronti di ogni bella donna disponibile e attratta dal suo carisma.
L’occasione per provare a fare il punto della situazione, allontanandosi da Roma, dal commissariato di Torpignattara e da Bologna, si presenta quando, durante la convalescenza, Wu deciderà di accompagnare i nonni in un viaggio della memoria a Caoping, loro villaggio di origine in Cina.
Andrea Cotti ha fatto di Luca Wu un personaggio intrigante, emblematico ma di non facile interpretazione. Un personaggio che piace alle donne, tormentato, tagliente e provocatorio. Ma anche intelligente e pragmatico, tanto che ammiriamo le sue molteplici capacità, prima fra tutte esser riuscito a inserirsi e primeggiare nella professione che ha scelto. Nonostante le sue problematiche, è un personaggio troppo sicuro di sé e non lo nasconde. Un personaggio forte e contemporaneamente vulnerabile. Man mano che la narrazione avanza, Wu è sempre più assalito dalla consapevolezza di essere diventato troppo italiano agli occhi dei cinesi e troppo cinese agli occhi degli italiani. Costretto a convivere con due identità che, passo dopo passo, lo costringono a farsi delle domande sulla consistenza dei valori e delle scelte fatte e da fare.
Se nel primo romanzo che lo vede protagonista, Il cinese, l’abbiamo visto impegnato in una Roma multietnica con l’aiuto dell’esperienza dei colleghi italiani, in questo secondo Wu invece si troverà costretto a confrontarsi con un altro mondo e un’altra mentalità, nella moderna, controllatissima e asettica attualità cinese, con la testa e gli usi di poliziotti cinesi (e il supporto solo da remoto della sua equipe italiana).
Uno scalo a Pechino, poi un atterraggio a Wenzhou e infine l’arrivo al villaggio natio dove il primo impatto sarà quasi scioccante per nonni e nipote. Quella zona della Cina, benché ancora rurale, è diversissima da quella lasciata dalla famiglia da quasi due generazioni. Ma il vice questore Wu avrà appena il tempo di guardarsi attorno e ambientarsi perché, a pochi giorni dal suo arrivo, l’ufficio sicurezza dell’ambasciata italiana in Cina lo contatta per chiedergli di intervenire, in veste di rappresentante italiano, all’inchiesta per la morte di Carlo Grande, un importante imprenditore italiano precipitato dal diciassettesimo piano di un parcheggio a Wenzhou.
Le prime indagini farebbero pensare a un incidente, ma nella ricostruzione delle autorità cinesi c’è qualcosa che non quadra perfettamente.
La morte di Carlo Grande, magnate italiano da anni ai vertici anche in Cina soprattutto quale principale azionista di una famosa marca di cellulari del paese, è una faccenda clamorosa che costringe a mettere in gioco le polizie cinese e italiana e a muoversi con i piedi di piombo prima di arrivare a delle conclusioni.
La sua morte coinvolgerà Wu ben più che in veste di osservatore e fiancheggiatore, quello che avrebbe dovuto essere il suo incarico formale nei confronti della polizia cinese.
Un’indagine con una fitta serie di depistaggi, omertà e lotte di potere nei territori più oscuri dell’Impero di Mezzo. Un complicato intrigo internazionale in un universo a sé, dove politica, Triadi, giganti mondiali della tecnologia, fanno i loro giochi di affari miliardari. Ogni parte, poi, si regge su un delicato equilibrio, una specie di castello di ardui e complessi machiavellismi, e rende sottile e fragilissimo il confine tra colpevoli e innocenti. Quella che avrebbe dovuto essere poco più che un’indagine di routine finirà invece per trasformarsi in una trappola fatale, con la falce della morte pronta a colpire.
Andrea Cotti, nell’accompagnare Luca Wu alla scoperta delle sue origini, ci regala in questo romanzo l’immersione in una cultura diversa, considerata e trattata dal punto di vista di tre generazioni: quella dei nonni di Luca Wu, quella dei suoi genitori (padre e colleghi) e quella di Luca, uomo internazionale.
L’impero di mezzo ci rivela una Cina divisa tra i sapori e i profumi dei villaggi e le caratteristiche ambientali negative delle grandi città, annegate nella perenne e luminescente coltre di smog, e ci offre con minuziosa e documentata precisione lo straordinario scenario parlante di una civiltà sospesa a metà tra tradizioni millenarie e l’accelerazione di un progresso sfrenato, dove spesso il confine tra legge e crimine, tra colpevoli e innocenti è troppo sottile per essere individuato.
Una Cina colta nelle sue abitudini quotidiane, nei suoi paesaggi, nella sua severa politica, ma che lascia facilmente intravedere la realtà di un continente in cui, in nome del male e del Dio Denaro, civiltà apparentemente tanto diverse tra loro possono arrivare ad allearsi e compenetrarsi.
E alla fine ci saranno le tante, troppe domande che resteranno in sospeso nelle ultime pagine…

Andrea Cotti è sceneggiatore, editor, scrittore di romanzi per ragazzi, autore radiofonico e televisivo. Ha adattato crime fiction di successo tra cui la serie de L’ispettore Coliandro e Squadra Antimafia. Per Nero Rizzoli ha pubblicato Il cinese (2018), col quale ha vinto il Premio Franco Fedeli 2019. Vive tra la campagna di Crevalcore, in provincia di Bologna, e Roma.

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