Il bambino che disegnava le ombre

Oriana Ramunno
Il bambino che disegnava le ombre
Rizzoli, 2021
Recensione di Roberto Mistretta

Anche nell’inferno in terra di Auschwitz, che gli uomini hanno costruito per annientare altri uomini, può celarsi la speranza che nasce da un moto profondo dell’anima e porta a farsi la domanda che ottant’anni dopo ancora ci tormenta: Come ha potuto consumarsi un orrore così scientemente programmato?
Il bambino che disegnava le ombre di Oriana Ramunno è un capolavoro assoluto di sensibilità, misura, empatia. Un libro che non racconta una storia, ma la Storia. La storia di creature umane dimenticate, la cui memoria la sperde il vento come cenere nell’aria.
Creature ammassate, rotte, bruciate.
L’autrice ha lavorato a lungo su questo libro e si sente, pagina dopo pagina. Tralasciando per un attimo la trama, che pure è capace di coinvolgere il lettore più esigente, sfidandolo a individuare l’arma del delitto, le modalità di esecuzione e il/i colpevoli che si aggirano tra una pletora di sospettati a cui certo non manca il movente, è l’ambientazione la vera protagonista.
Auschwitz che racconta Auschwitz.
Il criminologo Hugo Fischer, provato nel fisico da una malattia invalidante che si guarda bene dal rendere manifesta al regime, ma che lo rende dipendente dalla morfina, vi arriva il 23 dicembre del 1943. Lui è l’investigatore di punta della Kriminalpolizei ed è stato chiamato dal comandante del campo per fare chiarezza sulla morte dell’ufficiale medico Sigismud Braun, un pediatra, che lavorava a stretto contatto con Josef Mengele, l’angelo della morte.
A trovare il cadavere di Braun, apparentemente morto per soffocamento dopo avere morso una mela, è Gioele, un bambino speciale, bravissimo a disegnare e fatto oggetto di approfonditi studi da parte di Mengele, fissato coi fratelli gemelli.
Tra Gioele e Hugo Fischer nascerà un rapporto che renderà l’orrore più sopportabile, ma il criminologo dovrà scendere negli abissi dell’inferno dell’anus mundi creato in terra dagli uomini per sterminare altri uomini, prima di trovare una luce di speranza che sa di resistenza, di voglia di credere ancora negli esseri umani, nonostante tutto. Nonostante mai si sia toccato un livello così infimo nelle umane abiezioni, frutto marcio dell’orrore programmato a tavolino, costruito un pezzo alla volta, fino a fare diventare di ghiaccio i sentimenti.

 

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