Morte a Oriente – Abir Mukherjee

Abir Mukherjee
Morte a Oriente
SEM, 2021
Traduzione di Alfredo Colitto
Recensione di Patrizia Debicke

Quarto romanzo della accurata saga thriller storica ambientata in India e con per protagonista il capitano Sam Wyndham ancora una volta arricchito dalla calibratissima e sempre indovinata traduzione di Alfredo Colitto.
1922, India. La nazione è nel caos a causa dello sciopero generale indetto dal Mahatma Gandhi. Siamo ai primordi della grande predicazione gandhiana che porterà, dopo la seconda guerra mondiale, all’Indian Independence Act (1947), con il trasferimento dei pieni poteri dall’Impero Britannico all’Assemblea Costituente Indiana, primo passo verso l’affrancamento dell’India. Il Raj britannico è sotto attacco e tra la popolazione i sentimenti anticoloniali in continua crescita.
Ma Sam Wyndham, capitano del corpo di polizia a Calcutta, è arrivato a un bivio personale. La dipendenza dall’oppio, provocata sia dai dolori patiti in guerra, sia dall’improvvisa morte della moglie causata dalla spagnola, lo sta spingendo sempre di più verso un inaccettabile inferno. E in più il suo segreto ormai non è più tale per i servizi britannici, che potrebbero provocare la sua rovina in qualsiasi momento.
In qualche modo finora era riuscito a tenere a freno i sintomi, ma adesso non ce la fa più e, anche su consiglio del fido sergente Bannarjee, sua spalla, appoggio e forse unico vero amico, ha chiesto e ottenuto una lunga licenza per disintossicarsi.
Salito a bordo di un treno, è partito diretto a un monastero vicino a Jatinga, un piccolo avamposto del nord, dove spera di riuscire a sconfiggere la dipendenza. La sua meta è un ashram tra le colline Cachar, situato in un angolo remoto della provincia dell’Assam, a ben tre giorni di viaggio da Calcutta, una specie di centro di cura diretto da un sant’uomo di nome Devraha Swami. L’ashram, in cui è obbligatorio seguire una terapia fatta di astinenza, erbe medicinali, esercizio fisico e preghiere, gli è stato raccomandato dal suo medico di fiducia, il dottor Chatterjee, specializzato in pozioni ayurvediche. E visto che i suoi rimedi sembrano funzionare, deve starlo a sentire e provare. Il viaggio sarà lungo, pieno di ritardi e imprevisti che gli faranno mancare alcune coincidenze. Ma quasi alla fine Wyndham, arrivato finalmente alla stazione di Lumding, città vicina alla sua destinazione, appena sceso dal treno crede di riconoscere in un uomo in procinto di salire su una berlina nera una persona che pensava morta da tempo. Un uomo ricercato in Inghilterra per assassinio e che proprio lui aveva inseguito invano a Londra, all’inizio della sua carriera in polizia. Un assassino che aveva ucciso una donna a lui cara. Un barbaro delitto per il quale un innocente era stato condannato ingiustamente e aveva pagato con la pena di morte.
Da quel momento per Sam Wyndham le spossanti giornate e nottate del presente, vissute durante la sua penosa disintossicazione, fungeranno da scenario onirico per la sua vita londinese di quegli anni, facendo luce man mano su quegli avvenimenti del passato.
Una doppia narrazione sapientemente miscelata: doppio intrigo, doppio divertimento. Abir Mukherjee ci regala due filoni di storia da assaporare. Tanto per cominciare, riporta il suo personaggio a East London nel 1905, giovane agente sotto la guida del solido sergente Whitelaw, mentre sta inseguendo un sospetto attraverso i vicoli bui e stretti di Whitechapel. Alcuni delinquenti stavano aggredendo Bessie Drummond, una sua vecchia fiamma, ma riusciranno a dileguarsi nell’oscurità intorno alla stazione di Shoreditch. Bessie Drummond dichiara formalmente di non sapere chi fossero e il perché dell’aggressione ma il giorno dopo verrà ritrovata picchiata a morte nel condominio che gestisce, nella sua stanza, chiusa a chiave dall’interno. Ben presto i sospetti di Scotland Yard si concentreranno su un coinquilino ebreo che abita al piano di sopra. E tuttavia, benché le cose non siano come sembrano, la verità verrà sopraffatta dal pregiudizio e dal razzismo. Wyndham. che invece dubita della sua colpevolezza, è determinato a scoprire il vero assassino. Ma… Il secondo filone di storia riprenderà dopo 17 anni, nel 1922 in India, quando il capitano Wyndham, diretto verso il piccolo avamposto di Jatinga nell’Assam, dubita persino della sua sanità mentale quando crede di riconoscere l’assassino di Bessie che pensava morto o scomparso per sempre.
Arrivato finalmente nell’ashram, inizia il suo calvario di lotta alla dipendenza dall’oppio. Sarà lunga e potrebbe rivelarsi pericolosa. Dovrà guardarsi le spalle fino alla guarigione e dopo, quando per la convalescenza Wyndham si mischierà agli espatriati di Jatinga, tra i quali domina la presenza di Emma Carter, giovane moglie dell’uomo più ricco della zona. Ma presto ci saranno molte sorprese tra cui il fatidico incontro tra Wyndham e l’assassino londinese. E una strana inesplicabile morte, forse un delitto, un secondo enigma della stanza chiusa. Intanto la regione dell’Assam è gravata da tristi e annuali presagi di morte, leggendarie credenze popolari. E persino un fachiro ha vaticinato quella morte. Possibile che ci sia un legame con l’efferato omicidio del 1905? O il romanzo ricostruisce ad arte le sue linee temporali?
Per fortuna Wyndham telegrafa e chiede l’appoggio del suo sergente Surendranath Banerjee. Solo l’arrivo del suo fidato e straordinario sergente indiano potrà aiutarlo a ritrovare la necessaria lucidità per sbrogliare questa nuova intricata matassa in cui passato e presente si amalgamano sinistramente.
Ci siamo affezionati a questo duo ormai indivisibile, il capitano Sam Wyndham simpatico, forse insolitamente illuminato per un uomo dell’Impero e che forse riesce a farci identificare con il modo di pensare e gli atteggiamenti degli inglesi degli anni ‘20 nei confronti dei nativi indiani. Wyndam un uomo che, devastato dal passato, è scivolato nel tunnel dell’oppio, ma non per questo meno è onesto e risoluto nel risolvere i casi a lui affidati. E il sergente Banerjee, suo giovane amico e collega bengalese, membro di una famiglia di alta casta, che l’ha messo al bando per la sua fedeltà all’impero. calmo, profondo, intuitivo, colto, ironico, raffinato ma, ben conscio della sua diversità accresciuta dalla difficoltà di pronuncia del suo nome, accetta malvolentieri di farsi chiamare Surrender-not. Ci sarà un’aperta e fattiva spiegazione tra loro, indispensabile per rafforzare le fondamenta di un’importante amicizia già nata e che saprà consolidarsi, adattandosi man mano ai ritmi e le bufere della vera storia e a tanta carne al fuoco politica e sociale.
Scrittura efficace addirittura a tratti quasi cinematografica per una perfetta ricostruzione ambientale, arricchita da irrinunciabili particolari d’epoca.
Posso solo aggiungere su “Morte in Oriente” che è un altro indovinato thriller storico in cui Mukherjee che si è sempre dichiarato un seguace di Arthur Conan Doyle e Agatha Christie, inserisce ad arte e fa sbrogliare dal suo protagonista per ben due volte il cosiddetto “mistero della camera chiusa”.

Abir Mukherjee,  autore scozzese di origine indiane, è ritenuto “l’astro nascente del romanzo giallo storico” dal “The Times”. Ha scalato le classifiche con la serie di gialli ambientati nell’India degli anni Venti. Con SEM ha pubblicato L’uomo di Calcutta (2018), Un male necessario (2019) e Fumo e cenere (2020), scelto dal Sunday Times come uno dei 100 migliori romanzi gialli e thriller di sempre.

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