Isole. Cartografia di un sogno – Gavin Francis

Gavin Francis
Isole. Cartografia di un sogno
EDT Torino, 2021 (orig. Island Dreams. Mapping an Obsession, 2021)
Traduzione di Anna Lovisolo
Viaggi e geografia (insulare)
Recensione di Valerio Calzolaio

In mezzo alle acque. Ciclicamente. Il medico, scrittore e viaggiatore Gavin Francis (Ayrshire, Scozia, 1975) ha iniziato a scrivere il volume sulle isole nel 2019 con l’obiettivo di trarre spunti dalle numerose che aveva visitato privatamente un po’ ovunque sul pianeta, per narrare benefici e problemi dell’isolamento con l’ausilio delle carte geografiche di ciascuna e della cospicua rigogliosa letteratura che le riguarda tutte. La successiva pandemia ha reso temi e riflessioni ancora più preziosi, essendo risultato fondamentale in ogni comunità umana apprezzare i doni dell’isolamento, sapendo al contempo trovare nuove modalità per restare vicini. Dichiara da principio di aver subìto fin da bambino il fascino delle isole e di aver scoperto che esiste per l’appunto una sorta di isolo-filia. Presto per lui la curiosità è divenuta un’ossessione: andava in cerca di isole per ricalibrare la consapevolezza di ciò che era davvero importante per lui, sia solitario malato per storie d’amore che in coppia alla verifica dell’innamoramento, sia poi con spedizioni scientifiche che con la famiglia (E. e tre figli). Gli è così capitato di alternare la professione di medico con lunghi viaggi e, talora, di accettare o cercare incarichi professionali su ecosistemi insulari lontani, significativi i quattordici mesi polari nella Halley Research Station in Antartide. Consapevolmente, ripropone di continuo l’interrogativo esplicito o implicito su cosa sia un’isola: “un ambiente in cui i nodi e la complessità dell’esistenza vengono riprodotti in miniatura? Oppure un chiostro, separato dal mondo, dall’industria, dai momenti determinanti della storia?” L’ottimo affascinante testo ci consegna molti spunti per rifletterci sopra, con cultura ed emozioni. Tutti noi abitiamo un’isola.

Negli ultimi anni Francis vive fra Edimburgo e le isole del nord, ha collaborato con vari autorevoli organi d’informazione inglesi e pubblicato alcuni bei libri tradotti in tutto il mondo. Quest’ultimo è certo un successo di garbo e originalità. I primi capitoli parlano dei binomi: riverenza e trasformazione, pace e reclusione (al suo interno cita anche poche isole carcere), cui seguono i capitoli su isole lontane, rifugio, fortunate, celesti, dei gabbiani, del tesoro, cercando una chiara risoluzione dell’ossessione e dei sogni. Il disordine è funzionale: la trattazione torna spesso sui suoi luoghi (Shetland, Orcadi) e la narrazione volutamente non ha una sistematicità storica o geografica. Si parte sempre da un ricordo personale per illustrare in parallelo immagini cartografiche e citazioni letterarie, poi elencate in due lunghe note finali: la prima con l’elenco delle fonti (230 storie di e da libri, saggi poesie e soprattutto romanzi, circa un paio ogni pagina scritta, talvolta evidenziate in corsivo e in celeste), la seconda con l’elenco di carte geografiche e illustrazioni, riferite lungo il testo alla collocazione e alla morfologia delle varie isole (ben 229, colorate, spesso a tutta pagina). L’autore ha cercato con efficacia di fare una “semplice e onesta” memoria cartografica della sua ossessione (sottotitolo inglese) per il fascino speculare ma opposto delle isole e della città, dell’isolamento e della connessione. La comunicazione si concentra sulla superficie emersa di eventi e impressioni, con toni emozionati e poetici se possibile, frasi brevi, mai paragrafi organici e pesanti, di lato il nome dell’isola di cui si sta parlando nel caso specifico (e torna di frequente la sua mania per quelle più “settentrionali” e meno mediterranee), fra le italiane la laguna veneta e la sarda Tavolara. Vita sana e all’aperto, tende e sacchi a pelo. John Cage per l’isolamento totale, forse.

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