Tremagi e il rasoio di Occam – Paolo Pietrangeli

Paolo Pietrangeli
Tremagi e il rasoio di Occam
Todaro, 2021
Recensione di Patrizia Debicke

Prendete uno sceneggiatore che sa il fatto suo nonché regista che sa divertirsi e divertire e dategli in mano un “compitino”: scrivere un libro a tinte gialle nere, che prende in giro i consueti luoghi comuni inseriti in tante pagine di quel genere di letteratura che troppo spesso offre spazio involontariamente (uhm…) alla sciatteria, alla brutta scrittura. Pietrangeli non solo svolge il compitino, ma riesce persino a nascondere con insidiosa astuzia una munifica serie di trucchi – per esempio la terrificante impressione offerta dalla bandiera tedesca vista in un certo modo – e tenta di inventarsi un giallonero originale con più profumi speziati di un sugo di polpette. Un giallo nero che faccia anche sorridere e, con la deliziosa complicità del piccolo tondo cinese Ciceruacchio e i suoi “Ma li morté”, lasci persino spazio a una bella risata.
Polpette, sì. Potremmo definire Tremagi (che poi è l’anagramma di Maigret) e il rasoio di Occam un romanzo culinario eccentrico. Il protagonista, un libraio, è un personaggio travolgente, capace di attorniarsi di amici e nemici che contribuiscono allegramente al tema del romanzo ma costretto, per sopravvivere ai debiti, a gestire una “polpetteria” tra i libri. Un protagonista dotato della capacità (o condanna) di “vedere” attraverso i sogni degli altri, che poi diventa ancora più precisa, puntuale, analitica se i sogni sono i suoi.
Avevamo lasciato malvolentieri Giorgio Tremagi alla fine di La pistola di Garibaldi, che gli aveva lasciato segni nel corpo e nell’anima costringendolo a coinvolgersi di persona e a subire l’incombente presenza della commissaria Jannaccone…
E lo ritroviamo nel suo secondo “giallo”, il Rasoio di Occam, sempre nella sua strana libreria-trattoria di Piazza Epiro egregiamente gestita da Fiorella, cognata e cuoca sopraffina, dove stuzzicanti effluvi invitano a gustare squisite polpette, ma dove si può anche andare a cercare un insolito e introvabile libro.
Con un limite invalicabile: Tremagi, salvo i romanzi di Simenon e quindi anche quelli di Maigret, non tratta i gialli. Perché, come spiega educatamente a una cliente rifacendosi al dogma di Phyllis Dorothy James, “Un libro giallo non parla di omicidi ma della restaurazione dell’ordine”. E visto che le sue scelte anarchiche lo rendono avverso alla restaurazione e all’ordine, si rifiuta di commerciare in gialli. Paolo Pietrangeli si è persino divertito ad appioppare a Giorgio Tremagi il volto di Mandy Patinkin, cantante, attore e filantropo, protagonista di Criminal Minds.
Così infatti lo descrive Matracchiolo al suo capo, Pasquale O’Pescatore, il minuscolo ma temuto boss della zona che ha trovato il modo di fare affari mischiando cocaina con pesci e caffè.
Sempre O’Pescatore, sentendosi il fuoco al culo, è a caccia della conturbante Crocefissa Mordicchio, che è non solo una bella ragazza, una vera statua di carne ben poco coperta, ma forse anche molto di più, e mannaggia non trova più suo padre e il suo cane Mario. Cane che ha ottenuto cibo e rifugio nella libreria trattoria, dove è stato ribattezzato Gedeone e dove persino Crocifissa verrà accolta.
Tutti danno aiuto: Miele, la moglie di Tremagi, che ha lasciato il letto coniugale per la camera degli ospiti, la cognata Fiorella che non dovrebbe lavorare troppo, il tuttofare immigrato Zizu’, messo in regola, e poi gli avventori, il Generale comunista, l’Avvocato, Ennio il Pescivendolo sfegatato romanista, Bruno, il Macellaio pittore e l’indispensabile “Ma li mortè” con Tremagi per professore. Per non parlare poi dello storico, straordinario mercato di Piazza Epiro, che ruota attorno alla “Belleville piccolo borghese” di Tremagi, dove si può convivere con la vita con la curiosità di un turista, il sapore della storia antica di un barone di Cefalù, di un casinò, e che è passata via velocemente dal fascismo a Scelba.
Oddio a ben guardare in zona di fascisti ce ne sono ancora troppi, troppissimi, in una Roma fiaccata dal degrado.
Come in tutti i gialli che si rispettano, c’è anche altro: progetti, delitti, indagini e suspense, conditi da tanta ironia. E non può mancare il rasoio, il rasoio di Occam, quello favoloso e letale del nonno.

Paolo Pietrangeli, regista italiano, figlio di Antonio Pietrangeli, è un affermato cantautore impegnato politicamente quando si lascia affascinare dal mondo del cinema. Dopo alcune esperienze come aiuto-regista a cavallo degli anni ’70 accanto a L. Visconti e a P. Morrissey, debutta dietro la mdp con il controverso Bianco e nero (1975). Seguono, con maggior successo, Porci con le ali (1977) e I giorni cantati (1979) di cui cura anche la sceneggiatura. L’impegno militante nella sinistra, l’amara riflessione sulla borghesia, la ricerca della dimensione documentaristica e l’introspezione psicologica dei personaggi sono una costante delle sue opere ma, dopo L’addio a Enrico Berlinguer (1984), resoconto quasi cronachistico di un evento e di un’intera epoca, abbandona il grande schermo per la regia televisiva del Maurizio Costanzo Show.

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