Isolario italiano – Fabio Fiori

Fabio Fiori
Isolario italiano. Storie, viaggi e fantasie
Ediciclo Portogruaro, 2021
Viaggi (via mare)
Recensione di Valerio Calzolaio

Mediterraneo a vela. Decenni scorsi. Alcuni sono affetti da insulomania, ovvero dall’irresistibile attrazione per le isole, a suo modo una malattia, afflizione dello spirito rara ma per nulla sconosciuta, che regala un’inspiegabile ebbrezza, forse innata forse acquisita. Tutti i marinai fin dalla notte dei tempi sognano di approdare in un’isola, in armonia solo con i venti e le onde. Navigando a vela l’avvicinamento è lento, ogni isola mostra le sue forme piano piano: reale o mitica, immobile o errante, lontana o vicina, emersa o sprofondata, comunque circondata dall’acqua, distinguibile a occhio nudo dal largo nella sua unicità, da attraversare in una giornata di cammino, da osservare dall’alto in un unico giro d’orizzonte. I più sono attratti dalle isole marine, ma molti anche da isole lagunari, lacustri o addirittura fluviali. Nell’antichità si chiamava nesografia la scienza che si occupava della descrizione delle isole, nesos in greco, da non confondersi con la nesologia, la descrizione solo geologica. Nel suo originario significato è sparita dai vocabolari, oggi per illustrarle può essere utile un isolario: frammenti letterari, storici, geografici, artistici, musicali e di cronaca che hanno influenzato i singoli insulomani, da conoscere e confrontare. Se il viaggio è esercizio di meticciato, le isole sono altari sincretici, crocicchi molto più affollati della terraferma. Qualcuna anche carcere, ecosistema di isolamento detentivo (qui per esempio Capraia, Procida, San Nicola).

Il marinaio girovago e scrittore fertile Fabio Fiori (Rimini, 1967) racconta il suo isolario sentimentale, veleggia con il corpo e con la fantasia tra Capri, Elba, Ponza, Procida, Stromboli, San Francesco del Deserto, San Pietro e altre isole italiane; in tempi diversi e lontani, raggiunte a vela, a remi, o con quei piccoli affascinanti traghetti che fanno la spola con la penisola continentale; poi esplorate a piedi o in bici, ma anche a nuoto; comparate e sognate pure, davanti a vecchie carte manoscritte o a nuove fotografie satellitari. Per anni aveva raccolto e catalogato materiali con rigore geografico, qualche mese fa una furiosa e inaspettata burrasca aveva rovesciato tutto, la sua barca si era capovolta. Solo qualche foglio s’è salvato dal naufragio, un guazzabuglio culturale mediterraneo di frammenti insulari, pensieri insulomani, ancestrali isolitudini, dolorose isolalgie. Nel suo libro non troverete tutte le isole italiane (né un indice né una bibliografia), piuttosto un personale sentimentale viaggio fra isole materiali e immateriali, con un ordine scelto per la relazione affettiva e poetica; le isole ordinate per esperienze vissute, per apparizioni notturne, per navigazioni reali o fantastiche (appunti su Asteria, Utopia, Ferdinandea), assecondando i voleri capricciosi del vento. Isole dove nascondersi per ascoltare la voce di Persefone e dove rifugiarsi per trovare la dolcezza di Afrodite, una frammentaria nesografia utile a insulomani esiliati per la maggior parte dell’anno in continente, burrascosa come il pelago che stringe l’oggetto del desiderio. Un libro delicato da viaggiatori selettivi, da gustare appoggiati sul bagnasciuga, con molta acqua intorno.

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