Nati liberi – Vittorio Nocenzi e Francesco Villari

Vittorio Nocenzi e Francesco Villari
Nati liberi. La storia del Banco del Mutuo Soccorso
Tsunami Milano, 2021
Musica e letteratura
Recensione di Valerio Calzolaio

Italia e suoni in onda per ogni dove. 1972-2022. Il nome Banco del Mutuo Soccorso, gruppo che nel 2022 celebrerà cinquant’anni di carriera musicale, evoca molto ma nasce casualmente. L’aneddoto che è circolato non è vero: non si trattò di un commento sarcastico dell’usciere della casa discografica RCA alla prima audizione, bensì di un suggerimento dell’amministratore delegato RCA, influenzato dall’allora nascente moda (inglese) di chiamare le band pop e rock con nomi bizzarri e possibilmente di tre parole in italiano, forse per agevolarne l’acronimo, accolto dal gruppo perché “riportava alla mente le società di mutuo soccorso del primo Novecento, nate per tutelare gli operai, le vedove dei lavoratori, le famiglie, gli orfani”, ovvero una cassa solidale. Così qualche anno dopo, a inizio 1972 l’album di lancio ebbe immagine e forma di un salvadanaio, però con la Ricordi! Siamo a Marino, un paese dei Castelli Romani, lontano dalla capitale. In una famiglia benestante e colta, vi sono cresciuti i due fratelli Nocenzi, Vittorio (gennaio 1951) e Gianni (dicembre 1952), che hanno studiato fin dalle elementari anche attraverso lezioni private di musica, polistrumentisti classici, virtuosi soprattutto col pianoforte. A fine Sessanta il primo ha una collaborazione stabile con Gabriella Ferri, di cui scrive anche alcuni brani per l’album di esordio; il secondo ha una sua band beat, i Kriminal. Vittorio viene presto notato, sono invitati in studio con amici, i tre primi brani finiscono in una raccolta pubblicata in musicassetta che ne comprende altri di due differenti gruppi. La RCA investe sul primo lavoro ma decide di non pubblicare il risultato, i fratelli si esibiscono in vari festival, allestiscono una spaziosa mitica Stalla per le prove, cambiano spesso compagni musicisti, finché arrivano il chitarrista Todaro, la voce solista Di Giacomo, il bassista D’Angelo, il batterista Calderoni e uno degli esordi discografici più folgoranti della storia della musica italiana.

Il grande compositore e tastierista Vittorio Nocenzi (Marino, 23 gennaio 1951) continua ad arricchire di musica la vita e la cultura di connazionali e appassionati. Nel 1972 i due album che lo hanno reso famoso furono un trionfo e innovarono sostanza e forma della biodiversità musicale italiana. Qualche mese dopo il salvadanaio, esce Darwin e la svolta diventa epica. Decidono di riscrivere poeticamente il contributo scientifico di Charles Darwin, le sue ipotesi (rivelatesi fondamentalmente esatte e fertili) sull’origine delle specie e dei sapiens, dal creazionismo all’evoluzionismo. Partono “dalla parabola, dal paradigma scientifico che dagli organismi monocellulari porta all’uomo, passando dalla scoperta della Terra, dell’aria, dell’acqua” e descrivono un percorso che enuncia le teorie e riflette sulle relative conseguenze esistenziali moderne e contemporanee. Una meraviglia! Si tratta di un concept album, un prodotto musicale di canzoni splendide con un unico impegnativo filo conduttore: meditati concetti di divulgazione scientifica (quella possibile cinquanta anni fa), ricerca compositiva, ampiezza melodica e timbrica, movimenti strumentali, costrutti lirici, solidi testi poetici ed evocativi. Non ho mai cessato di ascoltarlo con godimento di tutti i sensi e gli intelletti! Appare proprio opportuno che a fine 2021 il bravo giornalista e critico Francesco Villari (Reggio Calabria, 1973) abbia collaborato con Nocenzi per raccontare la storia del Banco del Mutuo Soccorso. Villari chiarisce il contesto musicale internazionale e spiega la “quarta via” adottata da Nocenzi e compagni. Il titolo prende spunto dal terzo album, Io sono nato libero (1973), che vale la chiamata a Londra agli Advision Studios di Emerson, Lake & Palmer e le versioni tradotte in inglese, Banco IV. Ovviamente i primi dieci anni (con una decina di album) occupano il settanta per cento delle pagine del volume, pur se la giusta attenzione viene lasciata alle produzioni successive e ai progetti in corso, sottolineando il peso della strada autonoma intrapresa dal fratello Gianni nel 1985, della morte nel 2014 sia dell’indimenticabile cantante Francesco che del chitarrista Rodolfo Maltese (dal terzo album). I 25 capitoli hanno un andamento cronologico e dedicano ampio spazio alle riflessioni di Nocenzi in corsivo, insieme ai testi delle canzoni più note.

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