Rifugiati – Carlotta Sami

Carlotta Sami
Rifugiati. Verità e falsi miti. Dati, analisi e storie vere per demolire pregiudizi e luoghi comuni
HarperCollins Milano, 2021
Politica
Recensione di Valerio Calzolaio

Mondo. 1948-2021. I rifugiati sono persone in fuga da conflitti armati, violenze, persecuzioni, discriminazioni per motivi politici, di orientamento di genere, religioso o di appartenenza etnica. La condizione di rifugiato è soggettiva e ha a che fare non solo con la nazionalità originaria, ma anche e soprattutto con la condizione del singolo individuo nel paese di cui è cittadino ma dal quale non riesce a ottenere protezione. Questi principi sono maturati in millenni di storia umana e dopo la seconda guerra mondiale sono divenuti regole della convivenza internazionale, norme accolte e registrate in trattati internazionali. La Convenzione di Ginevra sui rifugiati fu approvata dalle Nazioni Unite il 28 luglio 1951, entrò in vigore il 22 aprile 1954 e fino a oggi è stata ratificata da 144 stati. Fu a quel tempo creato anche un Alto Commissariato Onu per i rifugiati, costituito nel 1950 con un mandato di soli tre anni riferito alla sola Europa. Di lì a poco sono scoppiati ulteriori conflitti e sono emerse nuove situazioni persecutorie. La missione dell’Unhcr si è prolungata nel tempo, dura ancor oggi (meritoriamente), e si è allargata a tutto il mondo, abbraccia almeno 135 paesi per un totale di oltre 80 milioni di rifugiati interni e internazionali nel 2020, persone cui è stato concesso l’asilo che hanno richiesto, non necessariamente nel primo paese sicuro in cui sono giunti e con la garanzia conseguente di non essere spinti verso un paese (come il proprio) in cui la vita libera potrebbe essere a rischio. Ecco, allora, la differenza (non solo formale) con un migrante, che è invece colui che sceglie di lasciare il proprio paese con un certo margine di libertà.

La portavoce per l’Italia dell’Unhcr Carlotta Sami (Milano, 1971), dopo la laurea in Giurisprudenza nel 1995 e un dottorato in Teoria Generale del Diritto nel 1998, ha iniziato a lavorare per varie organizzazioni internazionali, primo incarico da volontaria in Palestina ad Abu Dis, Gerusalemme Est. Con il suo interessante libro cerca ora di centrare un doppio obiettivo: chiarire i tanti fraintendimenti in materia e contribuire a liberare i rifugiati dalle strumentalizzazioni di cui sono vittime, soprattutto dall’odio ignorante e senza scrupoli che li travolge. Ci riesce con chiarezza e tanti esempi concreti, prendendo di petto da una parte le falsità che li infangano (sono tutti finti, non hanno voglia di lavorare ma ci rubano il lavoro, finiscono tutti per commettere crimini, l’Europa ci lascia da soli), dall’altra parte le domande preoccupate che alcuni cittadini italiani si fanno: “perché vengono tutti qui invece di tornarsene a casa loro?”; “sono davvero così disperati?”; “come faremo ad accoglierli tutti?”; “perché l’UNHCR non fa di più?”; “cosa dobbiamo aspettarci nel prossimo futuro?”; pure accennando alla contingenza della pandemia e alla strutturalità delle migrazioni forzate dai cambiamenti climatici antropici globali. Ovviamente, l’attenzione è molto concentrata sullo status dei refugees e, quindi, meno approfonditi sono gli aspetti complessivi del fenomeno migratorio antico e contemporaneo (fino ai recenti Global Compact), diacronico e asimmetrico, aspetti che in larga parte riguardano tutti i migranti, compresa la parte più piccola dei profughi, refugees, internally displaced people e altri.

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