Loch Down Abbey – Beth Cowan-Erskine

Beth Cowan-Erskine
Loch Down Abbey
Mondadori, 2022
Traduzione di Enrica Budetta
Recensione di Patrizia Debicke

Beth Cowan-Erskine ha concepito, durante la pandemia, un romanzo a toni gialli che, con calcolato humour britannico, ha titolato Loch Down Abbey, gioco di parole sulla falsariga della celeberrima serie inglese Downton Abbey.
La storia inizia con il numeroso clan che gravita attorno agli Ogilvy-Sinclair di ritorno al castello di famiglia, Loch Down Abbey, dopo aver preso parte al ballo di primavera di McIntyre.
Lord Inverkillen e i figli si ritrovano in biblioteca per un’accesa discussione sostenuta soprattutto dal secondogenito Fergus, l’unico che vorrebbe trovare una soluzione al preoccupante declino della fortuna domestica, mentre gli altri membri della famiglia si ritirano a fare il bagno, riposare e altri numerosi inutili compiti a cui si dedicano, da bravi aristocratici.
Loch Down Abbey è un’imponente magione nei pressi del villaggio di Inverkillen, sulle sponde del Loch Down, un lago nel cuore delle Highlands scozzesi. Nella tenuta scorre il fiume Plaid, che dà acqua e nome al Plaid whisky, anche se deve la sua fama soprattutto alla pesca del salmone. Siamo in aprile, negli anni Trenta.
Al castello si sta per festeggiare il matrimonio di Fergus con la ricca erede di un grosso mercante di pesce londinese. Sui giornali nazionali si comincia a far cenno a una misteriosa malattia, terribilmente contagiosa, che sta dilagando in Gran Bretagna e soprattutto in Inghilterra provocando anche la morte di molte persone. Ma siamo al nord della Scozia, l’Inghilterra è molto, molto lontana…
Tuttavia la magione precipiterà nel caos quando si scoprirà che la tata, che non si era sentita bene durante e dopo il ballo, è morta. In quattro e quattr’otto si dovrà trovare qualcuno che si prenda cura dei bambini, diavoli scatenati di tutte le età fino ad allora misteriosamente tenuti, o meglio domati, da una volitiva donna di 78 anni.
Nel giro di poche ore, il maggiordomo Hudson e la governante signora MacBain si accorgeranno che qualcun altro dei domestici del castello non sta bene e va curato, e infine dovranno costatare che il capofamiglia Lord Inverkillen non si è presentato a cena. Le squadre di servitori e guardiacaccia del castello, subito inviate alla ricerca, dopo lunghe inutili ricerche notturne, lo ritroveranno la mattina dopo morto, annegato nel fiume vicino al mulino, con la sua attrezzatura da pesca poco lontano da lui.
Jarvis, il locale ispettore di polizia, recatosi sul posto, dopo aver preso visione del cadavere e con il beneplacito del dottore, decreterà con bovina ma granitica certezza che si è trattato di un incidente, ma la signora MacBain, che ben conosce tic e abitudini di tutti i componenti della famiglia, non ne è del tutto convinta… Qualche particolare di quell’improvvisa disgrazia stona. Ma la morte di lord Inverkillen sarà solo il primo dei problemi del castello, perché all’apertura del testamento si scoprirà che la loro situazione finanziaria è quasi disperata. Loch Down Abbey, con le rendite scandalosamente insufficienti e l’esorbitante livello di spese divenuto insostenibile per colpa del lussuoso tenore di vita dei suoi aristocratici padroni, naviga da anni nei debiti.
Il defunto lord Inverkillen, dopo aver portato a termine disastrosamente la vendita della distilleria di whisky (pessimo, tra l’altro), ha lasciato scritte le sue ultime volontà. Ma per arrivare a pagare le tasse di successione, coprire i lasciti stabiliti e saldare i debiti, l’unica soluzione possibile è vendere all’asta il castello con tutto il contenuto.
La capo governante, sempre più sicura che stia succedendo qualcosa di sospetto, conoscendo gli Ogilvy-Sinclair e visto che tutti loro potrebbero essere indiziati, sa che spetta a lei darsi da fare. Mentre tutta la famiglia vive fuori dal mondo ed è impegnata a fare nulla come al solito, decide di indagare con discrezione e scavare nelle carte e nei meandri del castello. Il mistero però si infittisce perché così facendo scoprirà una serie di segreti, bugie e tradimenti in grado di cambiare le carte in tavola e le relazioni familiari per sempre.
La famiglia aristocratica che ha abitato l’abbazia di Loch Down per oltre 600 anni è per la maggior parte composta da persone orribili, prive di scrupoli, che hanno approfittato della altrui gentilezza e fiducia. Sono tra i peggiori esponenti di una mentalità viziata, egoista e insensibile verso i servitori che si affannano per rendere migliore la loro vita. Servitori per loro fortuna pieni di risorse, longanimi ma accorti e pratici, che con gli anni hanno imparato i trucchi per tenere a bada i datori di lavoro, pur consentendo loro di pensare di essere ancora al comando.
Ma con la virulenta Malperniciosa che ha chiuso il villaggio vicino, tagliando i rifornimenti, e confinato i 3/4 del personale in quarantena nella guest house, non è certo facile continuare a gestire Loch Down Abbey. La governante e il maggiordomo, oltre a fare i salti mortali, dovranno costringere i membri della famiglia persino a rifarsi i letti e il peggior dramma sarà convincerli a razionare la carta igienica… Ma non potranno rinunciare a un minimo di livrea e alle maschere protettive per il viso confezionate con il tartan del clan.
Loch Down Abbey riprende in modo convincente le atmosfere alla Downton Abbey che fin dal titolo faceva sperare. Troviamo la contessa, matriarca d’acciaio, l’irrinunciabile cast della famiglia, quello volitivo del personale, l’enorme proprietà, i pasticci amorosi e le crisi finanziarie da ripianare. Ma a conti fatti si rivela una esilarante parodia dell’intera aristocrazia di allora e ovviamente dei privilegiati dell’alta borghesia con matrimoni da pianificare, pasti elaborati da servire (indossando la mascherina, ovviamente), titoli nobiliari per cui litigare, figli illegittimi, morti su cui indagare e tanto, tanto altro ancora. Un romanzo perfetto da leggere sia per i fan di Downton Abbey che per quelli di Agatha Christie.

Beth Cowan-Erskine è un’americana sposata con un membro di una pazza famiglia scozzese, quella dei conti di Mar, dall’albero genealogico più antico del suo paese d’origine. Usando la famiglia del marito come ispirazione, ha scritto Loch Down Abbey durante il primo lockdown, sperando che sarebbe stato sufficiente per non essere più invitata all’annuale vacanza in famiglia. Purtroppo, invece, il libro ha portato solo a lunghe discussioni su chi interpreterà chi nel film da esso tratto. L’autrice scrive per “The American Magazine” e ha uno studio di architettura e design nei Cotswolds. I diritti cinematografici del romanzo sono stati acquisiti da una major americana ed è in lavorazione una serie tv.

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