Breve storia del romanzo poliziesco – Leonardo Sciascia

Leonardo Sciascia
Breve storia del romanzo poliziesco
Graphe edizioni, 2022
Recensione di Patrizia Debicke

Per Leonardo Sciascia nel romanzo poliziesco c’è qualcosa di universale, di assoluto: “L’incorruttibilità e infallibilità dell’investigatore, la sua quasi ascetica vita, il fatto che non rappresenta la legge ufficiale ma la legge in assoluto, la sua capacità di leggere il delitto nel cuore umano oltre che nelle cose, ne fanno un eletto”. Non è un caso allora che il grande scrittore siciliano abbia deciso di redigere, ormai quasi cinquant’anni fa, una breve ma affascinante storia del “giallo” cominciando dalla Bibbia, dove identifica nel profeta Daniele il primo detective privato della Storia. Per Sciascia tutti gli investigatori venuti dopo (secoli, pardon, millenni dopo), da Auguste Dupin di Edgar Allan Poe all’avvocato Perry Mason di Erle Stanley Gardner, passando naturalmente da Sherlock Holmes di Arthur Con Doyle e Hercule Poirot di Agatha Christie, sarebbero idealmente gli eredi del profeta Daniele. Persino i fieri protagonisti dei “gialli d’azione” americani, scattanti, duri, sofferti e inquieti, vedi Samuel Spade di Dashiell Hammett, ma anche gli interpreti dell’acutezza e furbizia investigativa tutta francese come il commissario Maigret della polizia parigina del Quai d’Orfèvres.
Per chiarire le sue valutazioni, Sciascia sviscera le regole del gioco e i diversi meccanismi narrativi del genere, al quale non risparmia appunti e critiche, ma sempre accompagnati da colta, fine intelligenza e garbato umorismo. E benché nel suo elenco brillante e ben dettagliato abbia pudicamente dimenticato di citare se stesso, con Il giorno della civetta e Il contesto, i suoi lettori invece sanno bene come Sciascia abbia spesso sfiorato e magari percorso – a suo modo – le strutture del noir e del poliziesco.
Il saggio si chiude con la citazione di grandi scrittori che, per divertimento o per affinità, hanno scritto gialli, quali Greene o Bernano. E poi il suo amato Carlo Emilio Gadda, addirittura un gigante italiano del genere, che secondo Sciascia avrebbe scritto “il più assoluto giallo che sia mai stato scritto, un giallo senza soluzione”.
Questo breve saggio che rivede la luce oggi per la Graphe edizioni ci regala un giro d’orizzonte sul romanzo poliziesco visto e interpretato da Leonardo Sciascia. Pubblicato per la prima volta su Epoca nel 1975 diviso in due lunghi articoli, riapparve in seguito inserito nella raccolta Cruciverba edita da Adelphi, e nel 2014 per i Corsivi del Corriere della Sera.

Leonardo Sciascia, nato a Racalmuto (Agrigento) nel 1921, lavora come impiegato e poi come maestro di scuola elementare prima di dedicarsi alla scrittura con romanzi come Le parrocchie di Regalpetra (1956), Gli zii di Sicilia (1958) e Il giorno della civetta (1961). La sua definitiva affermazione negli anni Settanta coincide con la pubblicazione di Il contesto (1971), Todo modo (1975) e L’affaire Moro (1978), che lo portano ad affacciarsi nel dibattito politico in chiave anticonformistica. Studioso di letteratura, è anche autore di numerosi saggi come il testo qui proposto. Muore a Palermo nel 1989.

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