Vittima numero 2117 (Le gialle di Valerio 243)

Jussi Adler-Olsen
Vittima numero 2117
Marsilio Venezia, 2020 (orig. 2019)
Traduzione di Maria Valeria D’Avino ed Eva Valvo
Noir

Copenaghen, Barcellona, Nicosia e varie città tedesche. Settimane di fine 2018 (da ultimo). Nella capitale catalana il 33enne Joan Aiguader medita il suicidio, non riesce a sfondare da giornalista, è ricco di creditori, vede sull’enorme display digitale installato dal comune che il numero dei profughi annegati nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno ha appena raggiunto 2080 e stanno aggiornandolo con i corpi restituiti dalle onde quella mattina a Cipro. Ruba un po’ di soldi alla ignara ex e corre a prendere l’aereo. Sulla spiaggia di Avia Napa ce ne sono altri 36 e lui è particolarmente colpito da quello di una donna anziana, vittima numero 2117. Vi scrive sopra un pezzo, il migliore mai scritto, e l’Hores del dia il giorno dopo lo pubblica, solo che viene subito fuori da tutte le testate internazionali che quella signora era stata pugnalata sul barcone prima del naufragio, il giornale gli concede cinquemila euro e quindici giorni per andare a fondo della storia. La sua vita è così destinata a essere stravolta. Nella capitale danese il 53enne Carl Mørck e i suoi assistenti della sezione Q fanno la solita insolita vita, un loro collega più anziano è deceduto nell’ospedale dove era ricoverato. Si tratta di Lars Bjørn, lui e il compianto fratello Jess mentori di Assad, ex rifugiato dall’Iraq e ormai il collega più amato da Carl. Nessuno di loro sa (ancora) che il concittadino ragazzino Alexander, vittima di bulli e da mesi chiuso in camera nel suo mondo virtuale, ha letto un articolo su quella donna uccisa e ha deciso di vendicarla, farà una strage di ipocriti e indifferenti, dentro e fuori casa quando arriverà all’uccisione 2117 del gioco di cui è campione, Kill Sublime (è già a 1970 vittorie). Assad ha un secondo trauma in poche ore, conosceva l’anziana senza vita sulla spiaggia, decenni prima era stata una specie di madrina in Siria, non ha mai raccontato agli altri la sua vita precedente e intuisce che il trucido terrorista assassino ha due veri obiettivi d’odio: un attentato terrificante in Europa e lui stesso.

Il grande scrittore danese Carl Valdemar Jussi Henry Adler-Olsen (Copenaghen, 1950) è giunto all’ottava avventura della nuova avvincente serie (2007-2019), affronta qui con sensibilità e acume il dramma dei regimi mesopotamici, delle migrazioni forzate, del terrorismo fondamentalista, delle crisi psicotiche adolescenziali occidentali in un’unica trama ben congegnata. Il titolo ruota intorno al numero che intreccia tempi e luoghi. La narrazione è al passato in terza varia, su buoni e cattivi, comprimari e comparse assurti a protagonisti. Lo stile è secco, talora rudimentale, non lirico, coerente con vicende e pensieri terribili. Il tramite principale questa volta è una figura importante delle avventure precedenti, lo conoscevano e conoscevamo come Assad, in realtà è Zaid al-Asadi, ha una moglie e tre figli (due donne) prigioniere che non vede da tempo immemorabile (il più piccolo mai incontrato), non sapeva nemmeno che fine avessero fatto, le ha forse riconosciute vive nella foto accanto al cadavere della madrina fra i profughi morti a Cipro. Lentamente il culmine dell’azione si sposta in Germania dove stanno convergendo i terroristi e, in vario modo, tutte le parti in causa; mentre parte della sezione Q (il mitico Carl si sforza di essere ubiquo) rincorre i deliri omicidi (con la spada da samurai) di Alexander. I 61 capitoli sono intitolati ai vari personaggi che si alternano, alcuni ripercorrendo storie risalenti a decenni prima, e scandiscono il countdown verso l’epilogo del giorno 0. Al ricevimento dopo il funerale del giorno 10 Carl afferra un’intera bottiglia di rosso e sparisce con lei. Il giorno dopo si rimpinza di tavolette di Ritter Sport. Cosa non si fa per sopravvivere!

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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