Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Marzo 2014

OLYMPUS DIGITAL CAMERAÈ morto il sor Antonio. Quello che attaccava sempre i miei gialletti. È scivolato, ha battuto la testa sulla tazza del water e ci è rimasto secco. Così, per pura sfortuna. Qualcuno ha fatto notare che sul pavimento, proprio lì vicino alla sua “sedia”, c’era qualcosa di appiccicaticcio che deve avere contribuito alla funesta caduta. Ma su mia premurosa iniziativa tutto è stato pulito con cura, perché non succedesse qualche altra disgrazia. Adagiato il corpo su una lettiga, prima di essere portato via, ho tessuto l’elogio del morto rammaricandomi di avere perso un critico schietto e genuino come il sor Antonio.

Un giretto tra i miei libri
Questa volta poca o niente trama (la memoria vacilla), ma personaggi.

una carrozza nella notteUna carrozza nella notte di Richard Austin Freeman
Ricordo bene il personaggio del dottor Thorndyke. Bello che più bello non si può. Alto, slanciato, atletico, profilo greco, un dio sceso sulla terra. Tiene sempre a portata di mano una valigetta verde in cui ci sono tutti gli strumenti e le sostanze chimiche che gli servono per i suoi esperimenti scientifici.
Richard Austin Freeman (1862-1943) medico anche lui, oltre che per il suo famoso Thorndyke (ha scritto con questo personaggio ben 21 romanzi e 42 racconti), si ricorda anche per il contributo alla narrativa della “inverted story”, nella quale il lettore è già a conoscenza del delitto ed il godimento sta soprattutto nell’assistere alle schermaglie tra il detective e l’assassino. Chandler lo considerava uno splendido artista capace di creare una continua suspense. E se lo dice lui…

nessuno piange per il diavoloNessuno piange per il diavolo di Claudia Salvatori.
Anche qui un paio di personaggi: le due detective Mariarita Fortis e Stella del Fante. La prima fa la ghost reader (in precedenza era stata anche insegnante) per l’onorevole Gianfrancesco Balenotti, cioè legge per uno che non ha tempo di leggere. In realtà se la cava brillantemente senza leggere nulla “sorvolando, copiando, riciclando, attingendo a ricordi, analogie e talvolta spudorate invenzioni”. Vive in un bilocale lasciatole da uno dei suoi “undici ex fidanzati” tanto per non rimanere sola, suppongo. Bruna con gli occhi neri, meno alta ma più femminile di Stella. Bevicchia (si fa per dire): al bar ordina tre vodka per sé. Ha una mamma femminista storica che non è proprio nata per fare la mamma.
Stella si presenta “con pantaloni bianchi e sporchi di una tuta, scarpe da basket bianche e lerce, e la sua maglietta preferita, quella con la scritta Born to be a Winner in bianco su fondo nero”. Ha i capelli rossi, separata da Willy con figlio affidato al padre per la vita intensa in relazione al suo lavoro di detective. È ricca ma ce l’ha con un analista freudiano che in meno di un anno le ha “prosciugato il conto in banca”. Ama trovarsi in luoghi e situazioni in cui avverte un pericolo immaginario. Una bella coppia.

uno della famigliaUno della famiglia di Christianna Brand.
Mi soffermo sull’autrice. Se il personaggio vi piace potete buttarvi tranquillamente sui suoi libri. Questa Christianna Brand ( in realtà il cognome vero è Milne ) ne ha provati di lavori! “Governante, commessa, ballerina, modella, segretaria, insegnante di danza, standista e decoratrice d’interni”. Nata nel 1907 in Malesia, poi trasferita in India e infine in Inghilterra. Nel periodo in cui lavora come commessa in un negozio scrive un giallo in cui fa uccidere una compagna di lavoro che la tormenta. La vicenda viene ripresa dopo il matrimonio del 1939 e pubblicata nel 1941 con il titolo Death in High Heels (La morte ha i tacchi alti), seguita da un altro romanzo in cui compare per la prima volta l’ispettore Cockrill della polizia del Kent (lo troviamo anche in questo libro, un piccolo, vecchio passero insignificante solo al primo sguardo). Di Christianna Brand si ricorda soprattutto Delitto in bianco del 1944 dove la vittima viene uccisa sul tavolo di una sala operatoria davanti agli occhi di tutti. Interessante anche la trilogia di Tata Matilda, una tata, appunto, che si serve della magia per tenere buoni i bambini che le sono affidati. Muore a Londra nel 1988. Un pezzo grosso del mystery se il famoso critico Anthony Boucher la inserisce tra scrittori come la Christie, Carr ed Ellery Queen. Era una donna “interessante ed arguta”, piena di spirito e di umorismo, capace di “battute fulminee ed apologhi spiritosissimi”.

Maisie DobbsMaisie Dobbs di Jacqueline Winspear
Maisie Dobbs è davvero un personaggio eccezionale. Capelli neri e occhi azzurri che guardano “dritto dentro”. Sin da piccola dura, forte, caparbia. Intenso e affettuoso rapporto con il padre Frankie vedovo (vive solo per lei) e con il suo insegnante privato Maurice Blanche i cui consigli le sono utili anche nella vita adulta.
Affascinata dalla biblioteca di lady Rowan (opere filosofiche di Hume e altre cosette del genere), studia e lavora, studia e lavora fino ad arrivare all’Università. Per puro slancio patriottico diventa infermiera. Ed ecco la guerra, il contatto con la morte e la sofferenza degli altri. E poi l’amore con Simon, tenero amore fatto solo di sentimento e teneri baci. Maisie è il vero motore del libro, al margine il mistero del giallo. Qualche lacrima subito asciugata, niente lamenti o piagnistei. In un mondo reale o in quello fittizio dei libri, dove vengono messe in mostra le sozzerie più sozze, le vigliaccherie più vigliacche, il marciume più marcio dell’uomo, dove impera il linguaggio più becero e schifoso e la volgarità più volgare, fa piacere ritrovare una ragazza semplice e pulita come Maisie Dobbs con i suoi sentimenti semplici e puliti.

gli assassini del profetaGli assassini del profeta di Mehmet Murat Somer
Ormai beccare un detective diverso dalle milionate di detective già in circolazione è più difficile che far passare il classico cammello attraverso la cruna del solito ago (povero cammello, ma anche povero ago…).
Mehmet Murat Somer ci deve avere pensato un po’ sopra e poi ha tirato fuori un transessuale per la gioia dei lettori, soprattutto dei nostri politici. Siamo in Turchia, più precisamente ad Istanbul, terra fertile di detective particolari. Vedi, per esempio, l’eunuco Yashim Togalu di Jason Goodwin, superiore di un bel palmo a Somer.
Veniamo al nostro/a . “Io sono una bella di notte e un uomo di giorno” dichiara nella sua prima avventura (Scandaloso omicidio a Istanbul). Programmatore informatico, moderatore di una chatroom “Ragazze-uomo!” per lesbiche, gay e travestiti, proprietario in parte di un club che gestisce personalmente, abile nelle arti marziali, gli/le (non fateci caso che farò confusione) piace la cucina, i telequiz, stravede per Ava Gardner e Audrey Hepburn della quale vorrebbe conservare la linea.
Tutto filerebbe liscio nella sua movimentata e scoppiettante vita se non ci fosse un fissato che uccide travestiti secondo le stesse modalità con le quali era stato segnato il destino dei Profeti. Vedi Ceren morto bruciato, o Gül finito in una cisterna, in entrambi i casi con somiglianze legate alla vita di Abramo e Giuseppe (anche se questi si erano salvati). Indagando su tali omicidi, aiutato/a dall’amico commissario e dall’amica Pompon, vengono fuori altri episodi del passato che evidenziano le stesse caratteristiche. Mica male.

Capablanca di Vasilij Panov
A onor del vero la prima esternazione che mi è sorta spontanea dal cuore, dopo avere letto la vita e le avventure scacchistiche del mito Josè Raoul Capablanca (1888-1942), può essere benissimo condensata in due sole parole “Che culo!”. Sentite un po’ cosa ne pensa il mai dimenticato Esteban Canal: “Capablanca nacque certo in un giorno di festa e di tripudio! Cantavano gli angeli nelle alture e le muse danzavano intorno alla casa un gaio girotondo, mentre la dea fortuna gli preparava i regali: bellezza, ricchezza, salute, intelligenza, tutto ben dosato e senza eccedere; soltanto il cartoccio della saggezza era un po’ bucato…” (E. Canal Il virtuoso Capablanca in Esteban Canal di A. Zichichi. Messaggerie Scacchistiche, Brescia 1991, pag.102). Chi vuole conoscere un grande campione e beccarsi un po’ di invidia legga il libro.

Spiluzzicature
Ho spiluzzicato con soddisfazione La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker. Mi era venuta voglia di acquistarlo ma, vista la lunghezza, ho avuto timore di tirarci il calzino e ho desistito.

Spiluzzicature con atavici ricordi
Il primo impatto con le Operette morali di Leopardi (sempre da giovincello) fu di inaspettata meraviglia. Me le immaginavo robustamente pallose dato il tetro aggettivo e invece non me ne staccai fino all’ultima pagina (miracolo). Il Gallo silvestre, le mummie e la Natura in prima fila a volteggiare paurose nel sogno che ne ricavai piuttosto tormentato (in primis dalle mummie con la loro mortuaria, fascinosa canzone). Anche la terra vuota palleggiata da Ercole e Atlante mi colpì in modo particolare e credo che il concetto sia tutt’ora valido. Soprattutto dalle nostre parti. E non votatemi pessimista.
Sono sincero. Le poesie più conosciute dei Canti con la donzelletta campagnola vestita a festa che trilla da tutte le parti, il triste passero solitario con il becco che gli casca per terra, la bella Silviona dal canto perpetuo, l’ermo colle e la siepe benedetta insieme al gioioso sabato nel villaggio che la domenica si muore di pizzichi, mi fecero meno effetto. Sempre all’inizio. Poi ci ho tirato sopra anche qualche singhiozzato sospirone. E vedete quant’è strano i’ Lotti.

Presentazioni
Curarsi con i libriCurarsi con i libri di Ella Berthoud e Susan Elderkin, Sellerio 2013 (anche in ebook).
Non mi era mai capitato di presentare due volte lo stesso libro, ma ora faccio una eccezione viste le richieste da parte di molti lettori sofferenti di alcuni problemetti corporali e non. Naturalmente terrò segreti i loro nomi che la faccenda è delicata.
Andiamo al sodo. Per chi soffre di eiaculazione precoce efficace risulta Pamela di Samuel Richardson dove il signor B. insidia di continuo, senza risultato, la suddetta Pamela per diverse centinaia di pagine. Questo vi aiuterà a resistere alla tentazione di giungere troppo presto all’atto finale.
E già che siamo in tema di disturbi sessuali possiamo avere un certo giovamento all’impotenza con Il bell’Antonio di Vitaliano Brancati. L’uomo del titolo è bello, bellissimo, una statua greca, le donne ai suoi piedi. Ed ecco che si sposa e non consuma il matrimonio. Mal comune mezzo gaudio.
Se vi sentite falliti per qualsiasi motivo buttate giù Storia di un uomo che digeriva male di H.G. Wells. Mr. Polly vive in uno stato di indigestione permanente, scontento e avvilito di se stesso. Tenta il suicidio ma non gli riesce. Allora cambia modo di fare e trasforma il suo fallimento in nuove occasioni. Perché non provare?
Soffrite di insonnia? C’è pronta La casa del sonno di Jonathan Coe. Bellissimo libro che vi farà restare ad occhi aperti. Consiglio di leggerlo di giorno e la notte russerete tranquilli.
Per gli alcolisti cura efficace con Shining di Stephen King. Qui Jack Torrance, lo scrittore protagonista attaccato perennemente alla bottiglia e volto all’autodistruzione della sua vita, vi metterà paura e “vi spingerà verso il succo d’arancia”. Che non è male.
Chi soffre di balbuzie può trovare giovamento in A casa di Dio di David Mitchell. Il tredicenne Jason Taylor, angustiato da questo difetto, con grande sforzo di volontà riesce a stringere un nuovo legame con le parole e a superare l’ostacolo. Ci si può fare.
Gli obesi, invece, seguiranno i consigli della signora Hawkins, “l’eroina dal doppio mento” di A mille miglia da Kensington di Muriel Spark. Ce n’è per tutti, anche per i supergrassi. Se non siamo proprio obesi ma, diciamo, in sovrappeso, c’è Precious Ramotswe, creatura di Alexander McCall Smith, a tirarci su con la sua discreta stazza che volteggia sicura e sorridente da tutte le parti nelle storie ambientate in Botswana.
Rimedio radicale per sconfiggere il senso di colpa è Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij. Dopo avere letto gli straordinari tormenti di Rodion Romanovi Raskol’nikov, che lo angosciano per avere compiuto due delitti, vi verrà voglia di confessare le vostre colpe, piccole o grandi, e di stare in pace con voi stessi.
Qui chiudo e non farò un altro intervento. Perciò un consiglio. Non comprate il libro (così risparmiate) ma telefonatemi o mandatemi una mail sui vostri malanni che saprò darvi le indicazioni adatte.
Intanto vi auguro buona salute.

melodie di morteMelodie di morte di Jonathan Stagge, Robert Goldsborough, Cornell Woolrich, Mondadori 2013.
Nella introduzione Mauro Boncompagni ce lo dice apertamente. Certe ballate o filastrocche nel romanzo poliziesco sono di una sfiga pazzesca. Portano morti ammazzati a go-go. E ne fa una lista impressionante. Fra cui quelle inserite in queste tre chicche.
Partiamo dalla prima Dolce, vecchia canzone di morte di Jonathan Stagge.
“Un gruppo di amici a un picnic, qualcuno canta un’antica ballata. Cala la sera, scoppia un temporale, e al rientro mancano all’appello due gemellini. Giacciono in uno stagno, uccisi seguendo le parole della canzone. E finché il dottor Westlake non fermerà il loro assassino, la sinistra filastrocca continuerà a scandire omicidi”.
C’è il dongiovanni rubacuori, la classica persona mancante occupata da altra parte, questioni sentimentali, una collana pregiata, una segheria con mistero incorporato. Ma c’è, soprattutto, la sfilza dei morti ammazzati che si rimpolpa sempre più. E il dottor Westlake, insieme all’ispettore Cobb che cerca di svelare il vero volto dell’assassino. Un pazzo pericoloso (e un po’ di pazzia serpeggia in qualche famiglia) o un terribile programmatore di morte?… Brividoso.
Nero Wolfe: delitto in mi minore di Robert Goldsborough.
“Lettere di minaccia perseguitano il direttore della New York Symphony Orchestra. Interpellato dalla nipote del musicista, Nero Wolfe accetta il caso in nome di un antico debito di gratitudine”. Chiaro che lo zio si ritrova morto ammazzato con un tagliacarte infilato dietro la schiena. Solito quadretto umoristico nella vecchia casa arenaria nella Trentacinquesima strada Ovest, vicino allo Hudson, con Archie Goodwin a raccontare la storia e flirtare con Lily Rowan, Nero Wolfe stravaccato in poltrona a bere birra, Theodore Horstman a vigilare sulle diecimila orchidee e Fritz Brenner a preparare succulenti menu. Questa volta il caso è complicato e il “poltronista” (mio conio) per eccellenza è costretto a chiedere l’aiuto dei suoi abituali collaboratori e a un investigatore privato di Londra. Poi, quando incomincia a muovere ritmicamente le labbra, il caso è risolto. Leggero e frizzante.
Passi che si avvicinano di Cornell Woolrich.
“Ceil è una ragazza che adora il jazz. Almeno una volta alla settimana, suo padre la vede tornare a casa con un nuovo disco. Lei lo suona e lo suona ancora, ad oltranza, prima di staccarsene e passare al successivo”. Ma nell’ultimo c’è qualcosa che non va. Matt Molley, il cantante, geme in modo più “realistico” del solito. “Ohhh, sto male: Ohhh, muoio” al posto del conosciuto verso. Impossibile, via. O possibile? Una perla.
Ancora una volta scelta perfettamente centrata del nostro curatore.

uno di noi deve morireUno di noi deve morire di Ursula Curtiss, Mondadori 2013.
“Andrew Sentry ha perso il fratello Nick durante la guerra di Corea. Catturato dalle guardie mentre cercava di evadere da un campo di prigionia e fucilato. Ormai sono passati anni, ma la ferita di quella scomparsa non si è mai cicatrizzata”.
Ferita che si riapre quando in un bar si trova davanti un tizio appollaiato su uno sgabello “Un albino dalla carnagione rossa, frutto di settimane alle prese col sole e di ore alle prese col whisky”. Ha conosciuto suo fratello tradito da un certo Sands. Un assassinio.
Chi può essere, ora, Sands? Sotto quali vesti può nascondersi? È, forse, James Court, l’amico della fidanzata di Nick, oppure Cy Stevenson, l’amico dello stesso Andrew, o Charles Farrar, il fidanzato dell’amica di Sarah? (scusate le ripetizioni). Tanto per citare quelli più probabili. Si cercano certe lettere di Nick che sono sparite, si cerca, soprattutto, un taccuino con lo schizzo di Sands che potrebbe rivelare la sua identità. Quando arriva un biglietto di minaccia del sopracitato il cerchio si stringe e c’è da lottare per la vita. Dubbi, assilli, un incidente del passato che getta nuova luce, la pioggia insistente, il tuono, tutto tende a creare momenti di tensione che percorrono l’intera vicenda.

nelle mani di dioNelle mani di Dio di Gianni Biondillo, Guanda 2014
L’ispettore Ferraro, più vicini i cinquanta dei quaranta, sta tornando a casa armato di cuffie e di pezzi tamarri. Importa assai l’età. Ma non ha fatto i conti con il truce Destino che si presenta sotto le sembianze del sovrintendente Vincenzo Ranieri. In macchina, e lo strappo è scontato. E non ha fatto i conti nemmeno con la maestra Loretta che si è fatta uccidere proprio vicino alla sua cattedra. Strangolata e presa a calci e pugni. Addio riposo. Ora si balla anche senza cuffie sotto controllo della dottoressa Giuliana Di Muro (tostina il suo).
Visti due balordi in zona. Via alle indagini. Al centro islamico (minoranza perseguitata), dalla famiglia Xiao (società ormai multietnica), da certi genitori degli alunni. Maestra tosta contro il lassismo imperante, colpa dei figli? Colpa dei genitori? Colpa degli insegnanti? E i talk show che ci ricamano sopra con il criminologo fisso.
Un assassinio “esagerato”, improbabile per mettere a fuoco certi malanni della società. Impostazione un tantinello meccanica con i pro e i contro come in quei dibattiti televisivi presi di mira. Scrittura che scivola via come un’anguilla.

il terrore che mormoraIl terrore che mormora di John Dickson Carr, Polillo 2013.
Il dottor Miles Hammond è invitato ad una cena del Club del Delitto dove parlerà il professor Rigaud (siamo nel 1945). Tredici uomini, tredici celebrità in vari campi del sapere, che discutono casi di omicidio ormai classici. Ma i membri del club sono assenti. Presenti solo Barbara Morell, ospite del dottor Gideon Fell come Miles, e Rigaud che espone ai due il suo caso avvenuto nella cittadina di Chartres prima della guerra. Qui vive la ricca famiglia Brooke, bella villa e una torre poco distante. Arriva la nuova segretaria Fay Seton, collo sottile, capelli rossi folti, occhi azzurri e sognanti che fanno fremere il giovane Harry Brooke. Ma dopo un po’ incominciano a girare voci spiacevoli sul suo conto, il padre del giovane chiede un incontro con lei sulla torre. Morto stecchito infilzato dal suo bastone che nasconde una lama, spariti i duemila dollari che probabilmente servivano per sbolognare la ragazza. Delitto impossibile perché la vittima era sola sulla torre!
Ora, combinazione delle combinazioni, la bibliotecaria richiesta da Miles per mettere in ordine i suoi libri è proprio Fay Seton, con i capelli che scintillano e il profumo che inebria…
Il mitico Gideon Fell arriva a pagina centonove con la sua stazza gigantesca, una lunga cappa nera, “rullando e beccheggiando con la maestà di un imperatore”, la faccia rubiconda, gli occhi ammiccanti, il folto ciuffo di capelli striati di grigio, i baffoni da bandito e i numerosi menti che si agitano. Sarà lui a risolvere il mistero gravato da una coltre di terrore e di vampiri che sembrano costituire il nucleo di una vecchia storia che si ripropone. Fremiti d’amore e colpi di scena a completare il tutto con il conte Cagliostro che fa la sua parte (giuro).
Troppo complicato? Al limite del credibile? Vedete un po’ voi.

doppia ombraLa nostra Patrizia Debicke (la Debicche) presenta Doppia ombra di Roberta Gallego, TEA 2014.

Come in Quota 33, il suo primo romanzo, anche in Doppia ombra la Gallego, pubblico ministero nella vita, ci presta le sua esperienza diretta sul campo per costruire diabolicamente uno strano poliziesco, con protagonista più la scenografia ambientale della Procura della Repubblica di Ardese, piccola e ordinata città lacustre di provincia, che non i veri personaggi della storia gialla noir.

Il pur articolato percorso giallo che ci presenta nei panni di “eroi” il sostituto procuratore Alvise Guarnieri e il suo team di investigatori, tirate le somme, si rivela alla fine solo un filo conduttore, quasi la “causa incidentale” di un’antologia di esperienze vive e reali, alcune sofferte, altre godibili, altre di ordinaria follia, ma tutte profondamente umane.

Questa volta Alvise Guarnieri e i suoi uomini si trovano tra le mani un efferato delitto, l’uccisione di un membro cittadino della locale società bene. La vittima è Fulvio Albastri, facoltoso farmacista di mezz’età, sadicamente assassinato nella sua villa. Alle sue spalle, una famiglia all’apparenza normale, una separazione amichevole, l’unico figlio a studiare in Inghilterra, larghi mezzi a disposizione. A prima vista il crimine, date le atroci modalità, con il morto torturato e mutilato, le stanze depredate, la feroce determinazione, sembra di facile collocazione e tutto farebbe pensare a un caso analogo successo poche settimane prima sull’altra sponda del lago…. E tutto sembra indirizzare le indagini degli inquirenti verso la criminalità organizzata di origine straniera.

Ma è solo apparenza. Solo apparenza ingannatrice.

L’indagine deve farsi largo tra le ombre e i misteri celati della vita apparentemente normale della vittima, in una gotica ragnatela che celava torbide relazioni e terribili segreti.

Un libro ricercato che con linguaggio lieve e raffinato umorismo riesce a narrarci le difficoltà e i più stupidi quotidiani problemi di uffici, dotati di attrezzature inadeguate, superate con il fax che non funziona mai… Ma davanti al Palazzo di Giustizia c’è il negozio di kebab di Mohammed e il suo fax non perde un colpo…

Però il sottile filo giallo della trama vuole una soluzione. E anche stavolta la saggezza del dottor Speranza, che ricorda la Fata Morgana – il fenomeno di chi dalla costa calabrese per effetto di un miraggio si illude di poter raggiungere a nuoto Messina in due bracciate – spingerà Guarnieri a scartare l’abbaglio iniziale, cambiare chiave di lettura e sbrogliare il delitto.

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti.

5 Comments

  1. Ciao Fabione, hai mai recensito ‘Delitto alle Olimpiadi’ di Paolo Foschi? Merita.
    Mi piace molto come toscaneggiamente ci consigli i libri.
    Scacco matto all’assassino! Beh, ammetto che non è molto originale, ma è sempre un simpatico odo per augurati ogni bene.
    Ciao nonno!!!

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