I truffatori (Le brevi di Valerio 394)

Jim Thompson
I truffatori
HarperCollins Milano, 2020
(originale The Grifters 1963; prima edizione italiana, Fanucci 2010)
Traduzione di Anna Martini
Noir

California. Anni sessanta. Roy Dillon arriva alla sua auto e vomita. Ha appena ricevuto nello stomaco un violentissimo colpo con una mazza segata dal giovane commesso del negozietto dove aveva messo a segno il venti, uno dei trucchetti classici (insieme allo schiaffo e al cubetto) dei piccoli delinquenti. Si ferma la polizia, se la cava, va a rifugiarsi in una camera a sud. Vive di truffe e raggiri, sta con Moira, è proprio nei guai. Scoprendolo chissà come, si presenta la giovane madre Lilly (solo 14 anni in più), che non vorrebbe aiutare lui e non sopporta lei, ma ha bisogno di denaro. Ricominciano le avventure criminali e vitali. Un po’ come le avete viste nel bel film tratto dal romanzo, Rischiose abitudini di Stephen Frears, con i tre interpretati da John Cusack, Annette Bening, Anjelica Huston. I truffatori è un altro straordinario romanzo del mitico scrittore e sceneggiatore americano James Myers Jim Thompson (1906-1977), riedito in Italia per la goduria degli appassionati.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Una luce in fondo al tunnel – Le lunghine di Fabio Lotti

Una luce in fondo al tunnel
Con dubbio incorporato…
Gli scrittori di romanzi polizieschi intesi in senso lato sono ottimisti o pessimisti nei riguardi dell’animo umano? Stando ai loro parti mostruosi di morti ammazzati da tutte le parti verrebbe da considerarli più pessimisti dei filosofi più pessimisti. In molti casi il nero dell’uomo persiste fino all’ultima pagina. In altri, invece, proprio al termine dei loro massacri, ecco spuntare una luce nel buio. Una luce in fondo al tunnel.
Naturalmente non è una novità ed il sottoscritto riporta solo qualche esempio tratto da passate letture. Partiamo da Perfidia di James Ellroy, un librone mastodontico che mette angoscia solo a guardarlo. Spunti veloci. Los Angeles. Sta arrivando la seconda guerra mondiale. Quattro rapine in un mese e uno stupratore in giro. Alla loro caccia Hideo Ashida, giapponese di seconda generazione, laureato in biologia e chimica, poliziotto insieme a Pinker, Blanchard, Meeks e altri personaggi più o meno citati in precedenti libri dell’autore. Poi ecco quattro giapponesi sventrati della famiglia Watanabe, quattro spade sporche di sangue. Suicidio o omicidio? Non la faccio lunga. Tradimenti, documenti falsi, accordi illegali, barbarie, si uccide, ci si ammazza di botte, si sfrutta l’altro amico o nemico, impasticcamenti, droghe, sesso dappertutto, il marcio dell’uomo che dilaga come una puzzolente chiazza di petrolio nell’America in guerra. Mitragliate di parole a getto continuo, a volte anche nelle parti basse.
Ma l’amore, il sentimento d’amore, quello vero, quello del cuore? Si può trovare in questo orrido miscuglio di merda? Si può trovare. In fondo. Proprio in fondo all’ultima pagina. William Parker, uno dei tanti poliziotti fradici (alcolizzato), entra in casa di Katherine Ann Lake (infiltrata). Un colpo di vento attizzò la fiamma del camino e illuminò di rosso i suoi capelli. Parker sentì l’odore della prateria e disse: Katherine, amore. Come a dire che c’è sempre speranza. Speriamo.
Si continua con Scarafaggi di Jo Nesbø. Bangkok, gennaio 1998. Dim, prostituta sventurata come tante altre. Appuntamento con un cliente. Solo che lo trova “sdraiato sul letto a pancia in giù” con un coltello che spunta dalla giacca. Un pezzo grosso, Atle Mones, diplomatico norvegese, cosa assai spiacevole per l’attuale governo. Occorre qualcuno che vada laggiù e risolva il caso “in silenzio”, ovvero Harry Hole sbevazzone spilungone dai capelli chiari tagliati corti. Accetta solo se gli danno mano libera sul caso dello stupro della sorella down non risolto. Tra una indagine e l’altra, non priva di movimento, di suspense e pericolo per il nostro Harry, ecco spiattellata una società dove emergono: la prostituzione di ogni genere compresa quella infantile, i gay, i travestiti, le scommesse, la boxe thailandese (colpi con ogni arto), i fumatori d’oppio, i combattimenti di galli a porte chiuse. Relazioni sessuali a go-go e situazioni inconcepibili rese del tutto normali, polizia marcia o che chiude un occhio. Scontri e scontri, botte da orbi e pistolettate. Finale in crescendo (Harry si incazza di brutto) e una specie di sogno provocato dall’oppio. Una ragazza, quella di cui si era innamorato in piedi, sulla veranda. Un tuffo nell’acqua. Poi si fece silenzio e l’acqua verde rifletté nuovamente il cielo, come se lei non fosse mai esistita. Lui aspirò un’ultima volta prima di sdraiarsi sulla stuoia di bambù e chiudere gli occhi. Poi sentì il battere smussato delle bracciate. Ah, l’amore…
L’incanto delle sirene di Gianni Biondillo. Milano, settembre e caldo boia. L’ispettore Ferraro in piscina per togliersi qualche chilo di troppo (la figlia Giulia lo tratta come una palla di lardo), lui che, giovanotto secco secco, era chiamato Chiodo dagli amici del quartiere. Vorrebbe defilarsi un po’ da tutto ma questa volta deve vedersela con l’omicidio di una modella, una di quelle “sirene” o “divinità iperuranie” che volteggiano sinuose nella sfilata di moda del noto Varaldi. In effetti il colpo di fucile (un M24 SWS con mirino ottico) doveva toccare proprio a lui ma si è chinato al momento giusto a raccogliere delle orchidee. Da qui l’indagine che Ferraro conduce soprattutto per l’insistenza di una vecchia amica nel mondo della moda, Luisa Donnaciva, con la quale si ritrova abbracciato nella doccia come dieci anni prima (corsi e ricorsi storici). Una pista potrebbe essere quella di uno sgarro che il suddetto Varaldi avrebbe fatto a chi gli forniva la droga.
Accanto all’indagine la storia di Aisha, nove anni, riccioli ribelli e due occhioni azzurri (Occhiblù) e il fratello Mu’ammar costretti a lasciare il proprio paese bombardato per l’Italia dove vive un altro fratello. La bambina si ritroverà sola lungo il viaggio, avrà l’aiuto del clochard Baffo (Oreste) che vuole ritornare a casa perché sente giungere la sua fine e anche quello della prostituta Marta che accoglie i suddetti al momento del bisogno (da fiaba).
Al termine di un quadro desolante della nostra società (non sto a raccontarvi tutto) arriva Ferraro che nulla lo turba, nulla lo infastidisce. Lui non crede alla storia della livella. Siamo tutti diversi, anche nella morte. Ma qualcosa all’improvviso si rompe nel suo petto proprio davanti ad una bara. Ferraro si accorse che stava singhiozzando, sempre più forte. Senza freni.
Senza ragione apparente di Grazia Verasani. Siamo a Bologna con l’investigatrice Giorgia Cantini. Caso da seguire un suicidio di uno studente senza ragione apparente come da titolo. Ma la madre vuole vederci chiaro. Allora via attraverso il mondo degli adolescenti, il loro rapporto con il sesso, le trasgressioni, le inquietudini, incertezze e paure. Le indagini per scoprire la verità sono un pretesto per un altro tipo di indagine sugli altri e su noi stessi, sulla nostra umanità. Finale con rete ingarbugliata di sentimenti, tristezza grigia e piovosa come il tempo con qualche sprazzo di luce.
Alla fine del libro Mattia, il figlio sedicenne del capo della Omicidi Luca Bruni, compagno attuale dell’investigatrice Giorgia Cantini, corona il suo sogno d’amore con Celeste. In prima persona dalla suddetta Oh, cazzo dico ad alta voce, e mi sfrego gli occhi ridendo. Oh, cazzo. Poi mi metto a piangere.
Qualcosa che si smuove dentro di noi, un raggio di speranza, una luce in fondo al tunnel, dicevo. Magari con pianto liberatorio.
P.S.
Piccolo dubbio. Speranza vera dello scrittore o trucchetto per “sciogliere” il lettore dopo l’esposizione di tanto male e tenerselo caro per il futuro? D’accordo, sono cattivo.

Il metodo del dottor Fonseca (Le gialle di Valerio 255)

Andrea Vitali
Il metodo del dottor Fonseca
Einaudi Torino, 2020
Noir

Spatz, ai confini di una nazione e del tempo. Piovoso fine ottobre. Alle sette di mattina un agente della sezione investigativa statale riceve la telefonata del capo. Deve presentarsi subito in ufficio (al quinto dei sei piani), dovrà partire in missione. Tra gli ispettori della struttura il suo capo si porta in giro il soprannome di Maiale, grasso e roseo, arti corti e grossi, sguardo freddo, sempre chiuso in ufficio, sempre seduto alla scrivania, senza segretaria. Sei mesi prima aveva punito l’agente per aver sparato senza motivo, ferendo un passante: servizio solo d’ufficio (al quarto), battere a macchina verbali e denunce, raccogliere e schedare segnalazioni varie. Ora gli ridà finalmente un incarico esterno, lontano dalla capitale, a circa trecento chilometri. C’è stato un omicidio a Spatz, paesotto a millesettecento metri d’altezza in un distretto di montagna vicino al confine settentrionale del Paese (ristrutturato in ottanta distretti), incassato fra due cime, il Salter e il Danzas, ultimo insediamento prima di una zona di rispetto, non appartenente a territori nazionali. Il caso sembra semplice: il colpevole dovrebbe essere un minorato, fratello della vittima 23enne; ha tre giorni di tempo per verificare e tornare. Parte. Poca gente per strada e in giro, scarsa popolazione anche all’arrivo, quasi tutto chiuso. C’è un’osteria con alloggio, il proprietario ha solo un altro cliente, alto magro pallido, tal Ermini. L’agente arriva e legge il verbale della guardia cantonale, i due erano orfani e vivevano insieme, c’è qualcosa che non lo convince. Proprio la guardia lo va subito a trovare per aggiornarlo, accompagnato dal presidente del costituendo consorzio turistico. L’omicida è ancora latitante, va trovato. A cena conosce Ermini, affranto, ha portato il fratello nella clinica dove da dieci anni un mitico professore opera i casi più disperati nel mondo, quelli senza speranza; i quattro edifici sono collocati nella zona cuscinetto, chiamata “terra morta”. Misteri e pericoli incombono.

Settantesimo volume e cinquantesimo romanzo (circa) in trent’anni per il medico scrittore Andrea Vitali (Bellano, Lago di Como, 1956), ulteriore gradevole esperimento letterario drammaturgico e gotico, senza una data certa (né trascorsa né futura) o un contesto paesaggistico istituzionale vero (ispirato alla val Bregaglia in Svizzera), originariamente pubblicato a puntate (in versione un poco differente) nell’agosto 2009 su “La provincia”, antico e molto letto quotidiano a diffusione locale nelle “sue” province di Como, Lecco e Sondrio. Il bravissimo scrittore allora faceva ancora il medico “condotto” di Medicina Generale e iniziava a virare la inesauribile vocazione per lo scrivere con più frequenza verso il genere giallo noir. Abbiamo subito all’inizio il morto ammazzato e l’investigatore depresso, la narrazione è in prima persona al passato, l’indagine rivoluzionerà la vita anonima del giovane diplomato elegante agente di bell’aspetto, spaesato in un periferico disabitato luogo di montagna, necessitato a verificare pure episodi di telepatia o telestesia. Sarà aiutato da un (altro) maiale. I personaggi citati si contano sulle dita di due sole mani, quelli che il protagonista lì incontra (vivi) sulle dita di una (sei a essere precisi). I capitoli sono brevi e brevissimi, lo stile figurativo ed evocativo; niente cellulari, tv, cinema, quotidiani; dialoghi brevi e contingenti anche quando a parlare tanto è soprattutto uno, un diario o una voce o una comunicazione a distanza. L’azzeccata copertina evoca il panorama descritto, spettrale e lunare, con al centro l’incombente enorme clinica dei misteri, ove il professore e il dottor Fonseca hanno evoluto originali metodi di lavoro (da cui il titolo). Bevande e musiche spartane.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La Debicke e… Caritas

Roberto Mistretta
Caritas
Delos Digital, 2020

Un guasto alla Rina, la mitica e amata R4 degli anni ‘60 che ancora cammina, costringe il giornalista Franco Campo ad arrampicarsi sull’autobus per andare in redazione di La Voce provinciale, una piccola testata locale. Appena arriva in sede Damiano, il fotografo free lance che ha preso la chiamata, gli passa in mano il ricevitore e dichiara:
«È per lei, un tizio, dice che è importante».
Senza scomporsi lo prende e: «Chi parla? » chiede.
«Franco Campo? » lo interroga una voce anonima.
«Sono io, come posso aiutarla?»
La voce sconosciuta si presenta come il Livellatore. Pronuncia minaccioso la parola Fides e dice a Campo che capirà. Lui sbuffa, ignora il suo interlocutore e riattacca. Ma, tra la posta arrivata quella mattina, trova una busta rossa con scritto sopra, con eleganti caratteri maiuscoli, proprio la parola FIDES e dentro un messaggio cabalistico con una doppia sequenza numerica senza alcun apparente significato: 373450 e 134507…
Solo il colpo di genio di Damiano darà a quei numeri il significato di coordinate geografiche legate alla latitudine e alla longitudine. Quei numeri indicano un luogo preciso: Pietraviva, una località siciliana a circa due ore di strada.
E l’esorcista morto crocefisso che i due troveranno sul posto basterà per sconvolgere le loro vite.
Un fantastico scoop per il giornale, ma anche una crudele inchiesta a cui un vero giornalista non potrà certo sottrarsi, anche se implica dei rischi, soprattutto quando Franco Campo capirà che il killer lo conosce personalmente. Traccia dopo traccia, si troverà coinvolto suo malgrado in una storia spaventosamente inquietante. Scelto non solo come spettatore, ma anche e soprattutto come testimone e relatore, Franco Campo, per portare avanti la sua personale inchiesta privata, a un certo punto verrà addirittura iscritto sul registro degli indagati dal procuratore.
Perché uno dopo l’altro si verificheranno due spaventosi omicidi con il sapore di una terribile vendetta, ma non il terzo, che sarà solo proclamato dall’assassino in cerca della sua nemesi. Con il thriller Caritas (Delos Digital), Roberto Mistretta coinvolge i suoi lettori con un’altra delle sue avventure che tanto bene sanno mischiare le capacità di chi indaga con la ricerca e la messa a fuoco di drammatici temi umani e sociali.

Roberto Mistretta: vincitore della 40° edizione del Premio Alberto Tedeschi Giallo Mondadori con La profezia degli incappucciati, primo siciliano ad aggiudicarsi tale riconoscimento, vive e lavora a Mussomeli (CL), la Villabosco dei suoi romanzi. È autore dei volumi Giudici di frontiera, con prefazione di Giancarlo De Cataldo; Il miracolo di don Puglisi; Rosario Livatino: l’uomo, il giudice, il credente. È autore della serie del maresciallo Saverio Bonanno. Con Todaro ha pubblicato il romanzo Sordide note infernali. Già autore Cairo, con Frilli Editori ha pubblicato Il maresciallo Bonanno: Un’indagine siciliana; Il canto dell’upupa e Il bacio della mantide.

Notte selvaggia (Le brevi di Valerio 393)

Jim Thompson
Notte Selvaggia
HarperCollins Milano, 2020
(orig. Savage Night 1953; prima edizione italiana, Fanucci 2004, esaurito)
Traduzione di Anna Martini
Noir

Peardale, piccola città universitaria della costa atlantica. Dopoguerra. Dall’Arizona, passando per New York (dove ha ricevuto l’incarico dall’Uomo), vi arriva Carl Bigelow, efficiente prestante killer assoldato per uccidere Jake Winroy, ex malavitoso e ora testimone chiave in un grosso processo relativo al ricco giro di scommesse sui cavalli, l’unico che possa far incriminare politici e giudici corrotti che prendevano le mazzette. Si finge ingenuo studente alla facoltà di Magistero e affitta una stanza nel villino della futura vittima. Qui incontra la fatale moglie Fay e l’arrembante donna delle pulizie Ruth, avvenenti e disponibili. Vero mortale guaio. Un altro straordinario romanzo del mitico (e poco apprezzato in vita) scrittore e sceneggiatore americano James Myers Jim Thompson (1906-1977), nel cuore dei suoi prolifici anni d’oro (1952-1957), riedito in Italia per la goduria degli appassionati, Notte Selvaggia, in prima irriverente e irrisolta (verso tutti i possibili guai).

(Recensione di Valerio Calzolaio)